LA PIETRA DEL GRAN SACERDOTE


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Breaking Israel News, 14 settembre

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Una piccola pietra d'onice, donata da un cavaliere Templare oltre 1.000 anni fa e tramandata di generazione in generazione, potrebbe essere una gemma del Mishpat Choshen, il pettorale del Sommo Sacerdote di Gerusalemme, utilizzata, socondo la Bibbia, per l'Urim v'Tummim, una delle tre forme di comunicazione divina insieme ai sogni e alle profezie. Oltre alle 12 pietre montate sul pettorale sacerdotale, nell’Esodo (28:12) si parla di due pietre incastonate nell'oro sulle spalle del Sommo Sacerdote: "Metterai quelle due pietre sulle spalle dell'Efod, come pietre della memoria per i figli d'Israele; e Aharon porterà i loro nomi prima di Hashem sulle sue due spalle, per ricordarlo". 

Gli esperti ritengono che la pietra della nostra storia sia una di quelle gemme. Se così fosse, in essa è contenuto il potere della profezia e avrebbe un ruolo importante nel ritorno della casta sacerdotale per servire il Tempio. 

Secondo la tradizione della famiglia Auret, un loro antenato di nome Croiz Arneet deTarn Auret, avrebbe ricevuto “la pietra” in segno di gratitudine per aver contribuito a liberare Gerusalemme nel 1189. La sua custodia fu trasmessa nella famiglia attraverso linea maschile fino al XIX secolo. Tradizione che venne interrotta quando Abramo Auret morì nel 1889, lasciando in eredità la pietra a sua figlia, Christina Elizabeth. Dopo il matrimonio con William James Hurst, la gemma lasciò la famiglia Auret e, da allora, fu tramandata di madre in figlia. Alberi genealogici meticolosamente registrati e le relazioni di parentela confermano la storia. La pietra è stata trasmessa in eredità ed è attualmente di proprietà di una donna anziana in Sud Africa, che desidera rimanere anonima. Attraverso i secoli, a ciascun membro della famiglia, è stato svelato e tramandato che la misteriosa iscrizione presente nella gemma era stata “incisa dalla mano di Dio”. 

Osservando la gemma sotto la luce, il professor Moshe Sharon, dell'Università di Witwatersrand, ha constatato la presenza all'interno di due lettere in ebraico antico. Le lettere sembravano essere incise o bruciate nel cuore della pietra. "La nitidezza con cui si intravedono e la loro raffinata definizione sono inspiegabili, non le si può considerare una formazione naturale”, spiega James Strange, noto professore specializzato in studi religiosi e archeologici. La mancanza di qualsiasi segno apparente di interferenza con la superficie rende l'esistenza delle lettere all'interno un vero enigma. La pietra non ha segni esterni e in nessun modo può essere stata utilizzata per abbellire un anello o una collana. Probabilmente fu fusa in un grande disco o su una corazza. In base agli studi di Strange, dovrebbe essere datata all'incirca attorno al V secolo a.C.. 

Ian Campbell, direttore del Independent Coloured Stones Laboratory di Johannesburg e uno dei principali gemmologi sudafricani, fotografandola al microscopio, ha confermato che non vi sono tagli che giustifichino la presenza dell'iscrizione. Comparando le iscrizioni con l'antico alfabeto ebraico ha dedotto che esse possono considerarsi come l'equivalente delle nostre lettere "B" e "K". Lo stile della scrittura individuato risalirebbe al primo millennio a.C., e più precisamente a circa 200, massimo 300 anni dopo l'anno 1000 a.C.. Nel 1994 anche Joan Goodnick Westenholz, ex responsabile del Bible Lands Museum di Gerusalemme, esaminò la pietra, dichiarando che "si tratta di un oggetto che non può essere paragonato a nessun altro, né simile né tanto meno identico. E' unico nel suo genere al mondo". 

Di fatto tutti gli studiosi interpellati convengono che non esiste una tecnologia moderna o antica nota mediante la quale un artigiano potrebbe aver prodotto l’iscrizione all’interno della pietra, in quanto non è intagliata sulla sua superficie. Anche se Westenholz e Campbell sono morti, le loro dichiarazioni e la documentazione addotta sono state autenticate da un allievo di Campbell, Jeremy Rothon, che ha confermato la valutazione originale, dichiarando di essere ben consapevole del patrimonio della pietra. Strange, dal canto suo, ricorda la pietra molto bene ed è sempre più convinto della sua autenticità.