LA SCIENZA SCOPRE MANTELLI INVISIBILI ELETTROMAGNETICI ATTORNO AI MONUMENTI ROMANI


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Cornell University, 7 maggio 2019

FOTO: AUM, Aix Marseille University

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Ci sono molte teorie sul perché le strutture costruite dagli antichi romani siano durate così a lungo e sul perché alcune di esse siano rimaste quasi intatte nel tempo. Sicuramente padroneggiavano l’arte del cemento fine (opus caementicium), che deve la sua resistenza all’aggiunta di cenere vulcanica. Tuttavia, quella stessa cenere vulcanica è vulnerabile alle onde sismiche causate dalle eruzioni e dai terremoti, non inusuali nello Stivale. Un nuovo studio, però, sostiene che gli antichi ingegneri e architetti romani conoscessero la Scienza dell’Invisibilità Strutturale, e che fossero in grado di rendere i loro edifici “invisibili” all’urto di tali onde distruttive. 

Come è possibile? A quanto pare alcuni ricercatori ne sono convinti. In “Ruolo della Nanofotonica nella Nascita delle Megastrutture Sismiche”, uno studio congiunto Aix Marseille University (AUM), CNRS, Centrale Marseille e Institut Fresnel, pubblicato la scorsa settimana su “arXiv”, il giornale elettronico del dipartimento di Fisica della Facoltà di Scienze della Cornell University, a firma di Stéphane Brulé, Stéfan Enoch e Sébastien Guenneau, si spiega come le fotografie aeree di un anfiteatro romano ad Autun (originariamente Augustodunum) mostrino pilastri allineati quasi esattamente a formare una serie di semicerchi concentrici, che si avvicinano l’uno all’altro a schermo della struttura.

“Segnaliamo la sorprendente somiglianza a un mantello invisibile che copre l’architettura di alcune antiche megastrutture, come i teatri gallo-romani e i loro anfiteatri”, si legge nel testo. Brulé conosceva questo disegno, perché lo aveva utilizzato lui stesso alcuni anni prima in un esperimento nel quale veniva praticato un reticolo di fori nel terreno attorno a una struttura utilizzando lo stesso modello, al fine di deviare le onde sismiche e proteggere la costruzione. Nel riconoscere il medesimo “scudo geometrico invisibile” capì immediatamente che “i Romani lo conoscevano già 2000 anni fa!”. Possibile che siano stati semplicemente “fortunati”? Ulteriori ricerche hanno dimostrato che le fondamenta del Colosseo, a Roma, il più grande anfiteatro del mondo, erano circondate dallo stesso schema di ovali concentrici, con gli stessi rapporti di distanza tra loro. Altri grandi anfiteatri hanno mostrato il medesimo disegno, strutture che come il Colosseo, pur essendo costruite in zone vulcaniche o telluriche, sono sopravvissute, in tutto o in parte nei millenni.

Eppure, se i romani proteggevano le architetture più imponenti del loro tempo con mantelli antisismici, Brulé e i suoi colleghi sono riusciti a creare solo piccoli modelli. “La scoperta di cristalli fotonici trent’anni fa, in concomitanza con i progressi della ricerca in plasmonica, ha ispirato il concetto di metamateriali a scala decametrica antisismici, per un maggiore controllo della superficie e della massa sotto la pressione di onde elastodinamiche”, si legge nello studio. Il che significa che gli strumenti matematici, combinati con le teorie di Floquet-Bloch, che hanno rivoluzionato la nanofotonica, possono oggi essere tradotti nel linguaggio dell’ingegneria civile e della geofisica. Sébastien Guenneau, spera di "costruire un modello con un diametro esterno di almeno 20 metri per testarne definitivamente la validità scientifica". La scoperta, se confermata, potrà essere applicata a nuove prassi ingegneristiche e architettoniche, per un futuro in cui si utilizzerà lo stesso metodo per costruire le fondamenta di edifici e di intere città nelle zone ad alto rischio sismico. Brulé ritiene che il medesimo “mantello invisibile elettromagnetico” possa essere “adoperato, non solo per deviare o diffondere le onde sismiche, ma anche per catturarle e utilizzarne l’energia”.