LE LINEE DI CAMPO DELLA PIOGGIA SOLARE SI NUTRONO NELLO SPAZIO


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Phisic Org, 3 Aprile

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Sino ad oggi si pensava che la pioggia coronale si formasse all’interno di anelli chiusi, dove il plasma può radunarsi e raffreddarsi senza alcuna via di fuga. “Una spiegazione basata su una ricerca fatta nella direzione sbagliata”, spiega Emily Mason del Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland, coautrice di uno studio pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters”. Nelle sue osservazioni della pioggia coronale dovuta al ciclo magnetico sul Sole, Mason spiega che “sulla Terra, la pioggia è solo una parte del ciclo dell'acqua, in un tiro alla fune senza fine tra la spinta del calore e l'attrazione della gravità. Sul Sole, però si ha a che fare con plasma da un milione di gradi". Stiamo parlando di un gas a carica elettrica, che non si raggruppa come l'acqua, ma traccia circuiti magnetici che emergono dalla superficie del Sole fluttuando come sulle montagne russe. Surriscaldato, il plasma si espande e si raccoglie al suo apice, lontano dalla fonte di calore, poi quando si raffredda si condensa e la gravità lo attira facendolo ricadere sotto forma di pioggia coronale. Mentre passava al setaccio i dati, Mason ha iniziato a registrare anomalie sulle linee del campo magnetico aperto. Ancorate al Sole a una sola estremità, tali linee di campo “si nutrivano nello Spazio e il plasma sembra schizzare via, sfuggente come il vento solare. All'improvviso, il plasma surriscaldato sul circuito chiuso si trova su una linea di campo aperto, come un treno che ha cambiato rotta”, aggiunge la scienziata. A quanto pare, il gas inizia il suo viaggio su un circuito chiuso, passando ad uno aperto, attraverso un processo noto come riconnessione magnetica. Il fenomeno si verifica frequentemente sul Sole, quando un anello chiuso si scontra con una linea di campo aperta e il sistema si ricollega.


VIDEO: Tom Bridgman - NASA Solar Dynamics Observatory (SDO), Scientific Visualization Studio (SVS)
La pioggia coronale ripresa dalllo SDO della NASA nel 2012, osservata dopo eruzioni solari, quando l'intenso riscaldamento associato si interrompe bruscamente e il plasma si raffredda e ricade sulla superficie. L'articolo di Mason ha analizzato una struttura magnetica precedentemente trascurata mostrata qui in due lunghezze d'onda di luce ultravioletta estrema. Il fenomeno osservato mostra circuiti magnetici relativamente piccoli e suggerisce che la corona può essere riscaldata all'interno di una regione molto più ristretto di quanto precedentemente previsto.