LE RAGIONI DELL’ARTE DELLE CAVERNE


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Alcuni dei disegni più magistrali di arte rupestre sono stati realizzati nelle profondità buie delle caverne, in luoghi quasi impossibili da raggiungere dove gli artisti sarebbero stati ciechi come pipistrelli senza illuminazione artificiale, dove laria rarefatta avrebbe provocato stati alterati di coscienza...


a cura della redazione, 8 Aprile

Perché un individuo decine di migliaia di anni fa si sarebbe avventurato per centinaia di metri nel sottosuolo senza luce per disegnarvi qualcosa? Ora uno studio scientifico innovativo pubblicato da Yafit Kedar e Ran Barkai dell'Università di Tel Aviv, in “Time and Mind: The Journal of Archaeology, Consciousness and Culture”, suggerisce una spiegazione. Il documento postula che gli artigiani del Paleolitico fossero motivati dalla natura trasformativa dello spazio sotterraneo, privo di ossigeno. Lì potevano comunicare con le entità non umane che vi dimoravano. Stavano realizzando i disegni non perché potessero essere visti, ma per mantenere loro relazioni con il cosmo e lo facevano in uno stato di euforia. 

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Per vedere al buio era necessario accendere torce che diminuivano l'ossigeno nelle profondità della grotta, portandoli a stati di coscienza alterati a causa dell’ipossia. Yafit Kedar è rimasto affascinato dall'enigma visitando le grotte preistoriche europee. «Mi chiedevo perché si fossero spinti nell'oscurità, in un tale isolamento per dipingere: perché andare fino a un chilometro nei meandri oscuri? Queste grotte sono spaventose, con passaggi stretti», ha spiegato ad Haaretz. Poi Kedar ha avuto l'intuizione che il fuoco di una torcia nel profondità interno di un sistema di grotte scarsamente ventilato indurrebbe l'ipossia, che a sua volta potrebbe produrre allucinazioni: esperienze extracorporee, senza bisogno di ricorrere a droghe. Ciò ricorda le pratiche rituali di assunzione di psicotropi tra i cacciatori-raccoglitori. Kedar ipotizza anche che una volta che gli artisti paleolitici si sarebbero resi conto di questo effetto, siano entrati nelle grotte e ne abbiano deliberatamente indotto l'ebbrezza. Lo scopo primario dell’uomo preistorico era comunque quello di ottenere una simil-morte e il ritorno da essa, a contatto con gli spiriti, una esperienza trasformativa che lo avrebbe segnato e dotato di una forza differente e superiore all’interno di un mondo pericoloso come quello dell’epoca.


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