LEONE D’AVORIO TROVATO NELLA GROTTA DI DENISOVA


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Siberian Times, 20 novembre 

Foto: Istituto di Archeologia ed Etnografia

Una preziosa statuetta che raffigura un leone delle caverne, realizzata da un artista del Paleolitico superiore su una scheggia di zanna di mammut lanoso, è stata trovata all’interno dell’undicesimo strato della galleria meridionale della grotta di Denisova, nel sud della Siberia occidentale...

La sensazionale scoperta è stata fatta tre mesi fa sui monti Altai da un team di archeologi dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia di Novosibirsk. L’età precisa deve ancora essere confermata, ma la cauta datazione ipotizzata dagli archeologi siberiani, tra i 40.000 e i 45.000 anni fa, significa che questaRicostruzione dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia potrebbe essere la più antica immagine zoomorfa scultorea mai trovata in Siberia e in tutto il territorio dell’Asia settentrionale e centrale. Manca la testa del leone, ciò che vediamo è la fascia alta delle zampe posteriori viste di profilo, l’inguine, la schiena e il ventre. Sul manufatto sono state incise una serie di tacche, sia sul dorso dell’animale che nella parte inferiore. Non è ancora chiaro cosa rappresentino, forse un codice simile a quello individuato da Genevieve von Petzinger nel suo catalogo di simboli geometrici dell’arte rupestre? «La statuetta raffigura un animale con la pancia nascosta e le zampe posteriori piegate. È possibile che stia correndo o che si prepari a saltare. L'animale è mostrato in una posizione tipica dei grandi felini accovacciati pronti a catturare una preda», ha dichiarato Mikhail Shunkov, capo del dipartimento di Archeologia dell’Età della Pietra dell'Istituto. «L’avorio utilizzato per ricavare la statuetta, lunga 42 nillimetri, spessa 8 e alta 11, deve essere sato trsportato da lontano, per almeno 100 chilometri dalle creste settentrionali dei Monti Altai», dicono gli scienziati russPosizionata sopra il fiume Anuy la grotta nel suo complesso è relativamente piccola con una superficie di circa 270 metri quadrati. Ha tre gallerie: la camera centrale, con un alto soffitto a volta e una fessura che fa entrare la luce naturale, la galleria Sud e la galleria Esti. Dopo aver finito la figurina, l’artista delle caverne ha usato l’ocra rossa per dipingerla. Finora ne sono state trovate tracce soprattutto nella zona del ventre, il che ha indotto gli esperti a ipotizzare che potrebbe simboleggiare una ferita sanguinante, ma il ricercatore Alexander Fedorchenko ritiene che molto probabilmente l’intero animale fosse originariamente dipinto di rosso. Nel 2018 una “matita” e una pietra di marmo con tracce di polvere ocra sono state scoperte nella stessa area in cui è stato trovata la statuina del leone, rendendo i tre reperti il primo set di questo tipo nella storia dell’archeologia siberiana. Non è ancora chiaro se sia raffigurato un leone maschio o una femmina. Entraìmbi i felini hanno una forte valenza archetipale, che li connette a usi rituali. Per quanto gli archeologi ritengono sia «troppo semplicistico supporre che si trattasse di un giocattolo», al momento non si sbilanciano, in quanto non ci sono altre prove a supporto che possanno far supporre sia stato utilizzato come oggetto di culto di matrice sciamanica. L’identità dell’artista è un’altra domanda cui rispondere. Il presupposto è che si trattasse di un Denisoviano. «Anche se 45.000 anni fa l’Homo sapiens era già presente in Siberia - come ha spiegato il professor Shunkov -  lo stile con cui è stato riprodotto l’animale non assomiglia a nulla di quanto fino ad ora trovato». I reperti più prossimi nello stile sono le figurine di leone rinvenuti nella grotta di Vogerfelt, nella Germania sud-occidentale, e nelle grotte della Francia sud-occidentale. Nella grotta di Denisova fu rivenuto anche uno straordinario braccialetto, l'ago più antico del mondo, una gigantesca tiara in avorio e un set di utensili. Fu qui che nel 2008 gli archeologi siberiani scoprirono un piccolo frammento delle ossa di un dito, appartenuto a una giovane femmina, che si ritiene sia vissuta circa 41.000 anni fa. L’analisi ha mostrato che era geneticamente distinta dai Neanderthal e dagli umani moderni, e che faceva parte di un ceppo gemello, i Denisoviani. I due gruppi si separarono da un antenato comune circa 390.000 anni fa.