MISTERIOSA STATUETTA IN SIBERIA, RITO SEPOLCRALE SCONOSCIUTO DELL’ETÀ DEL BRONZO


4 min letti

a cura della redazione, 5 Ottobre

Una singolare “bambola” di argilla, con la testa volutamente capovolta e “ tatuata" sul volto, è stata rinvenuta in una tomba presumibilmente della cultura Odinovo, indicando la presenza di un culto mai riscontrato prima nelle popolazioni della steppa siberiana nel III millennio a.C.….

ACQUISTA LA RIVISTA
SCONTO DEL 50% SUGLI ABBONAMENTI
Scavando in un complesso funerario nella foresta di Baraba, gli archeologi hanno trovato tracce che attestano un culto sconosciuto nella Siberia occidentale durante l’età del bronzo. Dopo aver rinvenuto una fossa comune, risalente almeno a 5.000 anni fa, che contiene i resti di cinque persone decapitate, tre adulti e due adolescenti, i ricercatori hanno scoperto in un’altra tomba, nello stesso sito, una misteriosa statuetta appoggiata sulla spalla di una donna sepolta con la testa ripiegata sull’addome di un uomo e adagiata sopra di lui in modo che lo guardasse. L’uomo giaceva supino, sulla schiena, lei in posizione prona su di lui, in un abbraccio eterno. Gli scheletri della coppia sono stati trovati insieme, sotto una stuoia di corteccia di betulla, avvolti come in un bozzolo che sembra sia stato dato alle fiamme o abbia preso fuoco dopo la sepoltura. Le loro teste, però, non furono mozzate come le altre. Se i corpi della fossa comune (le cui teste si presume siano state decapitate dopo la morte e tenute per l'adorazione, forse deposte in un santuario o sepolte separatamente), confermano, per gli studiosi, la presenza di un rito sepolcrale legato al culto del cranio caratteristico della cultura Odinovo, le modalità di sepoltura della coppia e lo strano “feticcio” d’argilla non sono riconducibili a nessun altro ritrovamento sino ad ora.

La scultura è stata trovata deposta sulla pancia, con la testa spezzata e capovolta in modo che guardasse in alto, in un’attitudine rituale ancora incomprensibile. Al centro del suo ventre è stato praticato un profondo solco, un foro lungo e stretto coperto da una lastra di bronzo, che conteneva una sostanza organica. Solo ulteriori test potranno stabilire cosa è perché sia stato esattamente inserito al suo interno.

Dal ritrovamento è emersa anche una piccola maschera di osso, fatta di vertebre di cavallo, che copriva la testa della statuetta e che, secondo gli archeologi, raffigurerebbe il muso di un orso. Inoltre, sotto l’uomo e la donna, in quella che è stata definita una "tomba a gradini", furono sepolte altre due persone. La statuetta, delle dimensioni di un palmo, presenta una striscia lungo il viso, che sottoposta alla scansione termografica ha rivelatPotrebbe interessarti anche
"EGITTO, LE MUMMIE TATUATE ERANO SACERDOTESSE" (LEGGI L’ARTICOLO)
o la presenza di un “tatuaggio” simbolico. I segni presenti su tale rappresentazione figurativa potrebbero dunque non essere semplici decorazioni, ma riproduzioni realistiche di marchi corporali già in uso anticamente, ed avere dunque non tanto una funzione ornamentale né terapeutica, quanto di matrice sciamanica. Facciamo notare che in molte culture dell’antichità, infatti, i tatuaggi così come la pittura corporale (oggi ancora in uso), avevano una valenza iniziatica, e che diversi antichi segni sul corpo possono essere interpretati come accessorio per il raggiungimento dell’estasi rituale. Ricordiamo, inoltre, che già nell'VIII-IV millennio a.C., con variazioni anche consistenti a seconda delle zone, compaiono in diverse zone dell’Europa le “pintaderas”, piccoli timbri in terracotta che, secondo alcuni, servivano proprio ad imprimere disegni sulla pelle. Alla stessa epoca appartengono numerose statuette femminili e, meno spesso, maschili, decorate con segni geometrici interpretabili come riproduzioni di tatuaggi, scarificazioni o pitture corporali, che provengono perlopiù dall’area balcanica e dall’Europa orientale.

Secondo il professor Vyacheslav Molodin, membro dell’Accademia delle Scienze Russa (RAS) e capo della spedizione dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia di Novosibirsk, si tratta di una scoperta unica nel suo genere: «Non abbiamo mai incontrato nulla di simile, nonostante la nostra vasta conoscenza dei riti di sepoltura della cultura Odinov. La donna deve essere stata una persona insolita per avere una simile statuina che la “scortava” nell’Aldilà», ha spiegato su “The Siberian Times”. 

È interessante notare che nell’ultimo decennio gli antropologi, grazie alle analisi genetiche comparate, hanno scoperto che gli Odinovo erano di origine Mongola, eppure «il volto della statuetta ha chiari tratti caucasici. Non ne vediamo il sesso, il che è insolito, e non possiamo dire se fosse vestita», ha sottolineato Molodin al “Daily Mail”. Nello stesso sito lo scorso anno furono rinvenuti abiti di becco di uccello, lune di pietra e “occhiali” in due sepolture di un popolo misteriso vissuto circa 8.000 anni fa. Una cultura neolitica della steppa di Baraba recentemente identificata, esistita tra il VII millennio a.C. e la prima metà del VI. Sculture trovate in una tomba di 4.500 anni fa di una nobildonna siberiana sepolta in modo similare rivelarono nel 2016 misteriose migrazioni del popolo di Okunev, e i resti di un bruciatore di incenso che mostravano i disegni del Sole. Segni di un culto antico?

Un sacerdote neolitico sepolto in Siberia (LEGGI L'ARTICOLO)La scoperta è stata fatta questa estate, durante l’ultima campagna di scavo condotta dal dipartimento archeologico ed etnografico siberiano del RAS nel distretto Vengerovsky della regione Novosibirsk. Il cimitero, identificato nel 2016, combina sepolture del neolitico, dell'età del bronzo antico e medio. Qui, negli anni sono state individuate diciassette sepolture e sedici fosse a scopo rituale, che appartengono a tre diversi periodi cronologici. Le prime sepolture possono essere datate al tardo neolitico (V-inizi IV millennio a.C.). Il secondo orizzonte culturale è rappresentato da una sofisticata struttura funeraria e commemorativa della cultura Ust-Tartas (IV millennio a.C.), che comprende due sepolture circondate da un fossato scollegato, anche se la maggior parte dei complessi sepolcrali studiati appartiene alla cultura Odinovo che prende il nome dall’insediamento di Odino, nel bacino del fiume Ishim tra il XVIII-XVI secolo a.C.. La “tomba degli amanti" potrebbe essere più antica?

RIPRODUZIONE RISERVATA ©XPublishing2020

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346