MISTERIOSE TRACCE DI "UN INVERNO VULCANICO" 200 MILIONI DI ANNI FA AI TROPICI


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American Geophysical Union (AGU), 10 dicembre

Antichissimi segni lasciati da una “sailing stone”  su una lastra di arenaria, dove sono impresse orme di dinosauro, indicherebbero un possibile congelamento globale della Terra avvenuto in seguito a uno spaventoso cataclisma…

Una lastra di arenaria di 200 milioni di anni fa, apprezzata per le sue impronte dettagliate di dinosauri, sembra contenga anche traccia di una “roccia che cammina” ("sailing stone", o "sliding rock” in inglese). Il paleontologo Paul Olsen dell’Osservatorio Lamont-Doherty ha annunciato questa scoperta durante l’incontro della American Geophysical Union di lunedì. Lui e i suoi colleghi pensano che la scia lasciata dalla “roccia mobile” sia la prova di un breve evento di congelamento nei tropici circa 200 milioni di anni fa, la prima prova che gli inverni vulcanici hanno raggiunto i tropici umidi durante l’alba dell’era dei dinosauri.

La lastra è stata esposta dal 1896, di recente al Dinosaur State Parknel Connecticut, lo stato in cui è stata scoperta originariamente. Mostra le impronte squamose di un predecessore del Brontosaurus che visse ai tropici durante il primo Giurassico. Ma nessuno aveva notato prima la scia lasciata dalla pietra fino a quando Olsen e i suoi colleghi sono arrivati nel 2017. La modellazione fotogrammetrica digitale della lastra mostra che le più profonde delle grandi scanalature che la attraversano sono parallele e sono invase localmente da fessure di fango. «Ci sono scanalature un po’ più curve all’interno della vasca più ampia, suggerendo che potrebbe trattarsi di più oggetti e che potrebbero essere stati coinvolti oggetti diversi dalle rocce», spiega lo scienziato. 

Le “pietre mobili sono rocce e massi che si muovono attraverso paesaggi piatti senza l’ausilio della gravità, delle persone o degli animali, lasciando evidenti scie al loro passaggio. Il fenomeno interessa particolarmente la superficie della Racetrack Playa, un lago asciutto della Valle della Morte, in California, disegnando lunghi rettilinei: i graffi impressi nel suolo sono le tracce del loro passaggio. Come si muovono? Gli scienziati conoscono due modi: scivolando su stuoie microbiche spesse e viscide e quando sono spinte da sottili lastre di ghiaccio che si formano temporaneamente su laghi poco profondi. I ricercatori non possono dire con certezza se sia stata una pietra "a vela" o più di esse a graffiare la superficie della lastra, ma qualunque cosa fosse, era abbastanza pesante da scavare solchi significativi nel fango antico. 

Un oggetto pesante richiede uno spesso tappetino microbico per lubrificare il suo movimento, in questo caso però la presenza di microbi avrebbe impedito la formazione delle impronte dettagliate dei dinosauri. «Quando il tappetino microbico diventa spesso, in realtà protegge il fango dai dettagli del piede - spiega Olsen - inoltre la superficie non presenta nessuno dei soliti segni di uno spesso tappetino microbico». Il che lascia pensare sia più plausibile la seconda spiegazione: che l’oggetto è stato spinto dal ghiaccio. Ciò è sorprendente, perché la traccia sarebbe stata lasciata quando il Connecticut si trovava alla stessa latitudine della moderna penisola dello Yucatan. Il sito era a un’altitudine relativamente bassa, e avrebbe avuto un clima tropicale, per gran parte dell’inizio dell’era dei dinosauri e molti di questi animali e delle piante nella regione erano intolleranti al gelo. «Non ci sono ragioni per pensare che il congelamento sarebbe stato una situazione normale lì», afferma Olsen. La lastra proviene dalla cava di pietra arenaria del Middlesex, Portland, nella parte superiore del fiume Park, «depositataAbbreviata comunemente in CAMP dall'acronimo dell'inglese Central Atlantic Magmatic Province, è una grande provincia ignea composta principalmente di basalto che si è formata prima della frammentazione mesozoica della Pangea, tra la fine del Triassico e l'inizio del Giurassico durante il quarto importante impulso di CO2 legato alla provincia magmatica dell’Atlantico centrale. È quindi possibile che le rocce abbiano potuto navigare in un breve congelamento durante un massiccio inverno vulcanico», aggiunge. Il ricercatore e i suoi colleghi presumono che l’arenaria sia stata depositata a causa di una serie di eruzioni che hanno provocato un’estinzione di massa. Le eruzioni avrebbero iniettato nella stratosfera particelle di cenere e gas come il biossido di zolfo, diffusi globalmente dai venti, impedendo all'energia solare dal raggiungere la superficie terrestre, producendo “brevi" periodi di raffreddamento globale. Senza entrare nel merito di cosa abbia potuto scatenare tali eruzioni, i paleoclimatologi hanno anche sottolineato che non sanno quanto zolfo sia stato scaricato nell’atmosfera o quanto raffreddamento si sia verificato. La nuova scoperta suggerisce, però, che il pianeta potrebbe essersi raffreddato a tal punto che persino i tropici si sono congelati. «Questa potrebbe essere la prova di un raffreddamento causato dall’inverno vulcanico», afferma Olsen. Se un inverno vulcanico si fosse verificato ai tropici 200 milioni di anni fa «raggiungendo i tropici, è possibile che le piume di alcuni animali abbiano fornito l’isolamento e li abbiano aiutati a sopravvivere. Su scala globale, le condizioni di congelamento durante questo periodo hanno spazzato via i grandi rettili, aprendo lo spazio ecologico per i dinosauri dotato di “schermi” isolanti». Olsen avverte, però, che la teoria dell’inverno vulcanico non è “di ferro”, poiché il team non può escludere del tutto la possibilità che i tappeti microbici consentano alle rocce di navigare. Fortunatamente, c’è un modo per risolvere il mistero: «Se c’erano sottili strati di ghiaccio in questa regione, probabilmente hanno spostato anche altre rocce. Se riuscissi a trovarli in sincronia, ciò indicherebbe senza ombra di dubbio che vi era ghiaccio», dice Olsen. Il teamha anche scoperto le impronte di un mammifero primitivo sulla stessa lastra di arenaria, che erano passate inosservate per oltre 100 anni. «Il mammifero, la roccia mobile e il dinosauro probabilmente passarono dallo stesso punto a pochi giorni o settimane l’uno dall’altro», conlcude.La ricerca è stata presentata durante l’incontro autunnale del 2019 dell'American Geophysical Union a San Francisco, in California.

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