MISTERIOSI FOSSILI DI DENTI PREISTORICI IN GERMANIA


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a cura della redazione

I paleontologi hanno scoperto una “sconcertante” coppia di denti di 9,7 milioni di anni fa che non riescono a inserire nell’albero genealogico evolutivo dei primati…

Setacciando la ghiaia e la sabbia del letto dell’ex alveo del fiume Reno, un team di archeologi tedeschi nel 2016 ha scoperto una “strana” coppia di denti, trovati accanto ai resti di un genere estinto di cavallo. Evidenza che ha fatto supporre, in un primo momento potesse trattarsi dei denti di un ruminante. Dai confronti effettuati in questi anni è stato confermato che si tratterebbe invece di un primate. L’area dove sono stati trovati è stata un focolaio di resti fossili dal 1820, quando furono trovati i primi fossili di scimmie. Dal 2001 sono state scoperte 25 nuove specie, ma uno dei due denti ritrovati sembra essere completamente diverso da quello degli altri esemplari rinvenuti sino ad ora. La notizia è stata ripresa alla fine di ottobre dal Museo di Storia Naturale di Magonza, dove i due reperti sono attualmente in mostra.


Dal rapporto pubblicato su “ReaserchGate”, scopriamo che i fossili non sembrano appartenere a nessuna specie scoperta in Europa o in Asia: «Si tratta della corona di un canino e di un primo molare che provengono dallo stesso individuo di sesso sconosciuto. Il loro ambiente sedimentologico e gli elementi faunistici di accompagnamento indicano un’età poco antecedente alla crisi medio-vallesiana, circa 9,7 milioni di anni fa». Trovati nella città di Eppelsheim della Germania occidentale, vicino a Magonza, i due denti avrebbricostruzione di “Lucy"ero almeno 4 milioni di anni in più degli scheletri africani e assomiglierebbero, a quelli dei primi scheletri di ominidi di Australopithecus afarensis e Ardipithecus ramidus, scoperti in Etiopia. Il ritrovamento ha lasciato gli scienziati così perplessi da non divulgare la notizia per un anno. Lo scorso ottobre, dopo quasi quattro anni di studi, la notizia è tornata a fare scalpore. «Questi fossili non sono quelli che ci aspetteremmo nella zona in cui li abbiamo trovati. Dopo anni di studi non siamo ancora riusciti a capire come si collochi questa nuova specie nell’albero genealogico. Per il molare ci sono somiglianze con quelle che vivevano in Europa in questo periodo, ma non nel caso del canino. Conosciamo esempi simili dall’Africa, ma i nuovi reperti sono notevolmente più vecchi. Stiamo parlando di una finestra temporale di più o meno 10 milioni di anni prima. Non vogliamo speculare, eppure al momento non riusciamo a trovare una spiegazione», afferma Herbert Lutz, direttore del Museo, in un’intervista sullo stesso portale. Lo studioso ricorda che nel Miocene c’erano più specie di primati in Europa, ma vivevano per lo più vicino nel Mediterraneo. «Gli archeologi hanno catalogato molto materiale in Spagna, Italia, Turchia, Ungheria, ma una volta arrivati a nord delle Alpi, la situazione fossile è risultata essere decisamente scarsa», aggiunge. L’Eppelsheim, secondo Lutz, è un sito più settentrionale per i depositi di questo periodo di tempo. «Negli ultimi 200 anni, sono state trovate una decina di specie di primati. Quasi tutti i reperti furono persi durante la seconda guerra mondiale. Duqnue questa non è solo la prima volta che scopriamo qualcosa di simile dopo oltre 80 anni, ma è qualcosa di completamente nuovo, di precedentemente sconosciuto alla scienza», ripete. Tali scoperte indicano che i vuoti nella conoscenza antropologica e nella documentazione fossile sono più grandi di quanto si pensasse. Se sono state trovate specie di primati in tutta l’area del Mediterraneo, perché non ce ne sono di simili? Perché nessuno ha mai trovato un dente come questo da qualche altra parte prima? È possibile correlare la morfologia del canino a esempi più recenti dell’Africa? Ciò significherebbe che un gruppo di primati era in Europa prima che fossero in Africa.

clkka sulla foto e guarda il video di “Focus Deutshe«Un’ipotesi potrebbe essere quella della convergenza - spiega Lutz - quando la pressione evolutiva causa lo sviluppo della stessa caratteristica in più luoghi. Eppure esiste una distanza spazio temporale notevole: migliaia di chilometri, tra l’Africa orientale l’Europa centrale, e di milioni di anni». È possibile che questa caratteristica incredibilmente simile si sia sviluppata due volte, indipendentemente l’una dall’altra? Lutz è molto scettico al riguardo, ma è convinto che elaborando i dati di concerto con altri ricercatori riusciranno a risolvere questo mistero. «Ci vorrano almeno uno o due anni - dice - vogliamo coinvolgere specialisti di dicersi metodi investigativi. La conservazione della corona del dente e dello smalto è assolutamente eccezionale, come se fossero stati strappati ieri, quindi possiamo usare le radiografie ad alta risoluzione (ai Raggi-X) per esaminare la struttura interna dello smalto. Ciò potrà darci informazioni sull’età dell’individuo e sul suo sviluppo».clikka sulla foto e leggi la scheda Lo studioso aggiunge che sarà studiata anche l’usura della superficie masticatoria: «Ci sono piccoli graffi e rientranze e aree in cui il dente mostra erosione da masticamento. Il che potrà dare indicazione anche sulla dieta e le abitudini alimentari». Nonostante lo scetticismo di alcuni studiosi, che palesa l’insofferenza del mainstream accademico, abbiamo un essere su questo pianeta ancora non catalogato dagli scienziati, che potrebbe riscrivere la storia evolutiva sul nostro pianeta, indipendentemente che si tratti di un misterioso ruminante con i denti “aguzzi” (forse un tragulide, ndr), come si intuisce in un articolo di “Focus Italia” che cita l’opinione di David Began, dell’Università di Toronto, o è un primate sconosciuto... Non ci resta che attendere l’esito delle nuove analisi per risolvere questo mistero.