MIT: LA SFERA DEL SALVATOR MUNDI DI LEONARDO NON ERA “SOLIDA”


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a cura della redazione, 10 Gennaio

Un team di ricercatori dell’Università della California di Irvine ha scoperto che in uno dei dipinti più famosi di Da Vinci, la sfera di vetro che Cristo tiene in mano era cava e probabilmente fatta di un materiale particolare con curiose proprietà ottiche…

ACQUISTA ORAUna sfera di vetro che non riflette e non rifrange la luce. È questo uno dei più grandi misteri che avvolgono il dipinto a olio del Salvator Mundi (datato al 1499) di Leonardo da Vinci, di cui si sono appena concluse le celebrazioni per i 500 anni della morte. Per risolvere l’enigma del dipinto più costoso del mondo, acquistato da Christie’s per ben 450 milioni di dollari e recentemente oggetto di una “misteriosa" scomparsa, un team di ricercatori dell’Università della California di Irvine, avrebbe dimostrato che la sfera che Cristo tiene nella sua mano sinistra aveva curiose proprietà ottiche perché cava, e che non rifletterebbe la luce come ci si dovrebbe aspettare perché non era “solida". Lo studio pubblicato a dicembre sul sito di ricerca arxiv.org, è stato rilanciato il 2 gennaio dalla rivista del Massachusetts Institute of Technology. Il team di studiosi, guidato da Marco Liang, avrebbe scoperto che il globo trasparente, che rappresenterebbe la sfera celeste, era presumibilmente fatto di un “materiale particolare", con un raggio di 6,8 centimetri e uno spessore di 1,3 millimetri. Leonardo l’avrebbe raffigurata a una distanza dal corpo del Cristo di 25 centimetri, mentre il punto di vista dell’artista sarebbe stato a 90 centimetri dal soggetto.

Foto: Laing et al., arXiv 7 dicembre 2019L’idea che la sfera non fosse solida, era stata già avanzata in precedenza da alcuni esperti e storici dell’arte. Ma ora, il team di ricercatori guidati da Liang è riuscito a dimostrarlo scientificamente, servendosi di un avanzato sistema di modellazione 3D. «I nostri esperimenti dimostrano che un rendering (una tecnica di computer grafica), otticamente accurato e qualitativamente corrispondente a quello del dipinto, è effettivamente possibile utilizzando materiali, fonti di luce e conoscenze scientifiche disponibili per Leonardo da Vinci intorno al 1500», scrivono i ricercatori nel loro studio. Una sfera simile dovrebbe agire come una lente convessa, ingrandendo e invertendo le vesti dietro di essa. Tuttavia, le vesti di Cristo appaiono con una minima distorsione. A quanto pare Leonardo era ben consapevole del modo in cui il vetro rifrange la luce. In effetti, i suoi quaderni sono pieni di raffigurazioni del modo in cui la luce rimbalza e si rifrange da vari oggetti. E questo solleva la questione del perché abbia disegnato la sfera in questo modo.

Foto: Laing et al., arXiv 7 dicembre 2019

Dopo aver riprodotto la scena in tre dimensioni, il gruppo di ricerca dell’Università della California ha studiato come la luce sarebbe stata rifratta attraverso sfere di diverso tipo. Confrontando le loro simulazioni con l’originale, hanno concluso che «la sfera non era affatto solida». Il rendering inverso è una tecnica di computer grafica originariamente sviluppata per produrre simulazioni fisicamente realistiche di scene virtuali, ricostruendo la fisica del flusso luminoso. Un degli obiettivi di questa tecnica è simulare meglio l’aspetto di oggetti trasparenti e semitrasparenti fatti di vetro o acqua. La tecnica inizia creando una rappresentazione 3D della scena, incorporando la trama e la struttura di tutti gli oggetti con cui la luce interagisce. La scena deve includere anche una fonte di luce e un punto di vista. Quindi un algoritmo (ray tracing) traccia il modo in cui la luce illumina la scena, a seconda del punto di vista. 

Foto: Laing et al., arXiv 7 dicembre 2019Studiando le ombre nel dipinto, il team ha concluso che il soggetto era illuminato da una fonte di luce direzionale dall’alto e da un’illuminazione generale diffusa. Allo stesso tempo, hanno stimato che il punto di vista nell'immagine fosse a circa novanta centimetri di distanza dal soggetto. L’unico modo in cui il team è stato in grado di riprodurre il dipinto originale sarebbe stato utilizzando una sfera vuota. Sottilissimo vetro soffiato? «Una sfera simile - sottolineano i ricercatori - distorcerebbe lo sfondo in un modo specifico. Ad esempio, una linea retta che passa attraverso il centro della sfera non sarebbe distorta». Al contrario, le linee rette che non passano attraverso il centro della sfera sarebbero distorte in modo da creare una discontinuità sul bordo. 

Foto: Laing et al., arXiv 7 dicembre 2019

«Nel dipinto - spiegano gli studiosi - le vesti di Cristo sono piegate in modo tale che cinque linee sembrano passare dietro la sfera. Tuttavia, quattro delle linee hanno una disposizione a ventaglio che converge al centro della sfera. Di conseguenza, non è visibile alcuna discontinuità nell'immagine ricostruita o nell’originale. Solo la quinta piega non segue questo schema, come se l’artista avesse offuscato questa parte del dipinto in cui la piega entra nella sfera. Ciò suggerisce fortemente che Leonardo fosse consapevole del modo in cui una sfera cava potesse distorcere le linee rette che le passano dietro». Il team ha anche sperimentato la variazione dello spessore della sfera, i risultati suggeriscono che non può essere stato più spesso di 1,3 millimetri. 

Pietro Marani docente del Politecnico di Milano, si trova d’accordo solo in parte con lo studio di Liang. «Lo studio riconosce che la rappresentazione ottica del globo è esatta, come sostengo da tempo. Non sono però d’accordo sul fatto che si tratti di una sfera di vetro cava: è evidente che sia fatta di cristallo di rocca, come dimostrano le inclusioni del quarzo rappresentate alla base», ha dichiarato all'ANSA. Eppure una sfera di cristallo di rocca di quelle dimensioni, ma anche più piccola, avrebbe una densità che non consentirebbe la trasparenza riportata nel dipinto, né tanto meno lo renderebbe otticamente corretto, lasciando inalterate le pieghe dell’abito. Possibile che Leonardo, infaticabile studioso così attento ai “particolari", abbia trascurato questi dettagli? Ci chiediamo se usasse, piuttosto, altri materiali, se avesse accesso a inusuali sorgenti luminose, avendo scoperto ante tempo precise conoscenze dell’ottica. Tra gli altri aspetti misteriosi su questo quadro, ricordiamo la possibile partecipazione degli allievi della sua bottega alla realizzazione del dipinto e la sua datazione. Il quadro potrebbe infatti essere stato realizzato circa 10 anni dopo, come attesterebbe un importante documento inedito che sarà esposto al Castello Sforzesco di Milano a fine mese.

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