NASA: GLI ALIENI NON SAREBBERO BIOLOGICI


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Uno scienziato cognitivo che lavora per la NASA è convinto che l’Intelligenza Artificiale esista da miliardi di anni e che gli extraterrestri sarebbero superintelligenze immortali e non a base di carbonio…


a cura della redazione, 13 Aprile 2021

Mentre la comunità scientifica discute l’audace congettura dell’astrofisico di Harvard Avi Loeb, secondo cui il nostro sistema solare è stato visitato da una civiltà extraterrestre avanzata, la filosofa Susan Schneider, settima presidente della NASA Library of Congress in Astrobiology, Exploration, and Scientific Innovation, nominata dalla Bibliotecaria del Congresso Carla Hayden, ha alzato preventivamente la posta, suggerendo che gli alieni non sarebbero a base di carbonio.«Non credo che le civiltà aliene più avanzate siano biologiche», afferma citando The Eerie Silence: Renewing Our Search for Alien Intelligence di Paul Davies (2010 - Boston: Houghton Mifflin Harcourt, p. 160). Schneider è oggi professore di Filosofia della mente e Filosofia delle Scienze Cognitive presso l’Università del Connecticut, dove dirige anche un gruppo di studio su Intelligenze Artificiali e Nuove Tecnologie. Da anni sostiene che «lo sviluppo celebrale avanzato, di cui gli extraterrestri presumibilmente sarebbero dotati, potrebbe consentire a una creatura di avvicinarsi all’immortalità, garantendole una sorta di “riavvio” e la sopravvivenza in una varietà di condizioni che le forme di vita a base di carbonio non potrebbero sostenere. Inoltre, il silicio sembra essere un mezzo migliore per l’elaborazione delle informazioni rispetto al cervello stesso. I neuroni raggiungono una velocità di picco di circa 200 Hz, che è sette ordini di grandezza più lenta degli attuali microprocessori».

Futurological Congress - Humanity in the Age of Artificial Intelligence: Susan Schneidee, NASA-Baruch Blumberg Chair, Library of the Congress and Nasa parla dell’Intelligenza Artificiale, della vita aliena e del futuro della mente.

Il presupposto di partenza di Schneider è che l’Intelligenza Artificiale (IA) esiste nell’universo e ha miliardi di anni. Quindi, «le civiltà più sofisticate saranno postbiologiche, forme di intelligenza artificiale o superintelligenza aliena», spiega Schneider. Autrice tra gli altri del libro “Artificial You”, è uno dei pochi filosofi al di fuori del regno della fantascienza che ha considerato l’idea che l’IA sia già là fuori nello spazio e che esista da eoni.


Gli studi dei membri dell’ente spaziale americano sembrano associarsi alla moderna e aberrante visione del “Transumanesimo”. Allo stesso tempo però si collegano in modo incredibile alla Sapienza antica che considera la realtà “Maya” o “IIlusione”, per quanto reputiamo impossibile che se ne siano accorti. Questo perché l’unica Verità sarebbe la “Coscienza” (o Logos), che permea l’intero progetto creativo. Questo modo di intendere la struttura del creato, tipica delle scuole gnostiche, è collegabile ai moderni paradossi della Fisica Quantistica, dove la realtà percepibile ai nostri sensi sarebbe in realtà un inganno in quanto, a livello basilare, gli atomi e le particelle possiederebbero natura corpuscolare solo se osservati e interagenti in un sistema reticolare, dove possono scambiarsi informazioni in modo ultraluminale. Se non osservati, atomi e particelle sono solo schemi di interferenza, onde, vibrazioni (ecco il Logos) in grado di strutturarsi secondo un ordine che promana da un livello superiore. Ecco perché la Fisica Quantistica afferma che la realtà è strutturata come un “Ologramma” (la “Realtà illusoria” dei saggi dell’antichità) oppure, come sostengono le più moderne teorie scientifiche, una sorta di megasimulazione, una incredibile e sofisticata struttura simile a un progetto informatico. A questo punto diviene anche più comprensibile che “l’alieno” possa essere associato a quella Coscienza Superiore che viaggia lungo il reticolo informatico multidimensionale e che possiamo definire come una “entità di luce” o “spirituale”. Una informazione che arriva da livelli più alti, proprio come quella impartita da un “gamer” al suo “avatar” all’interno della simulazione. Non fu forse il Cristo, pontefice tra la realtà spirituale e quella materiale a dire: Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo». Questo il commento di Adriano Forgione, direttore della rivista mensile Fenix.


In un suo studio per la NASA, “Aliens Minds”, la ricercatrice si pone le seguenti domande: come pensano gli alieni, in quanto forme di vita intelligente? Hanno esperienze coscienti? Potremmo essere noi stessi in un certo qual senso degli “alieni”?

Nel 2014, Susan Schneider, insieme allo scienziato cognitivo Seth Shostak, direttore del programma Search for Extraterrestrial Intelligence della NASA, e altri astronomi, hanno scritto un articolo teorizzando che la forma di vita dominante nell'universo fosse in realtà un'IA super intelligente.Il documento intitolato The Impact of Discovering Life Beyond Earth: "Alien Minds" (PDF) approfondisce questa teoria e descrive come potrebbero essere queste forme di vita.

D’altronde la Schneider è uno scienziato cognitivo e un filosofo, è dunque normale che si chieda come potrebbero “apparire” le forme di intelligenza e di coscienza extraterrestre, se le dovessimo incontrare, ma soprattutto saremo mai in grado di riconoscerle? E se fossero dei supercomputer? Un’ipotesi che mal si concilia con la nostra cultura antropomorfica. Quale  sarebbe dunque la logica alla base dell’idea che le civiltà aliene possano avere un super quoziente intellettivo? A supporto della sua teoria, Schneider offre tre parametri di riferimento: il concetto di “finestra breve di osservazione”, la "maggiore età delle civiltà aliene" e il fatto che gli umani siano in realtà dei “bambini galattici”.

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Il primo fa leva sull’evoluzione culturale umana. Si tratta di un breve periodo di osservazione: una volta che una società ha creato la tecnologia che potrebbe metterla in contatto con il cosmo, in poche centinaia di anni avviene inevitabilmente un cambio di paradigma dalla biologia all’Intelligenza Artificiale. Ed è proprio questa “finestra breve” che rende più probabile che gli alieni siano postbiologici. I nostri primi segnali radio risalgono solo a circa centoventi anni fa, e l’esplorazione spaziale ha appena una cinquantina d’anni. Eppure siamo già immersi nella tecnologia digitale… 

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Il secondo argomento di Schneider è “la maggiore età delle civiltà aliene”. I fautori del SETI hanno spesso concluso che le civiltà aliene sarebbero molto più antiche della nostra e tutte le linee di prova sembrano convergere sulla conclusione che l’età dell’intelligenza extraterrestre sarebbe di miliardi di anni, in particolare tra i 1,7 miliardi a gli 8 miliardi di anni. Se le civiltà sono milioni o miliardi di anni più vecchie di noi, sarebbero molto più intelligenti di noi. Secondo i nostri standard, sarebbero super intelligenti. E in questo, secondo Schneider, «noi umani siamo come bambini galattici». Ma gli alieni sarebbero forme d’Intelligenza Artificiale o forme di superintelligenza? Per l’ex presidente della NASA Library «anche se fossero biologici la loro superintelligenza sarebbe raggiunta con mezzi artificiali e potremmo considerarli come una “Intelligenza Artificiale”, non a base di carbonio comunque!».


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