NEANDERTHAL, SIMBOLI ASTRATTI AD ARDALES


FOTO: Alexa Vachon

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Un recente studio, in uscita sul numero di maggio di Smithsonian, mostra come alcune scoperte rivoluzionarie in archeologia tendano a rivalutare l’uomo di Neanderthal, dandogli un nuovo posto nella storia umana. Non solo camminavano, cacciavano, cucinavano, costruivano rifugi, utensili, gioielli e indossavano vestiti, ma avevano un linguaggio complesso e, data la cura con cui seppellivano i loro morti, coltivavano una forma di spiritualità. La conferma di una specie evoluta viene dall’arte rupestre delle Grotte di Ardales, nel sud della Spagna. 

Al loro interno, un team internazionale di ricercatori, guidato dagli archeologi Joao Zilhao e Gerd Weniger, ha individuato alcune macchie rosse mentre cercavano possibili siti di estrazione di minerali. Separate da centinaia di miglia, le tre grotte si distinguono in modo particolare per vivaci disegni di sfere e impronte di mano, puntinati o schizzati sulle pareti e sui soffitti. Si tratta di cerchi confusi, tinti in ocra rossa, sopravvissuti sui frammenti di stallatiti. “Più di una dozzina di dipinti che si rivelano essere la forma di Arte più antica conosciuta in Europa se non del mondo”, afferma Zilhao, professore presso l’Università di Barcellona. 

Si tratta di modelli astratti che gli studiosi qualificano come espressione simbolica. “L’emergere della cultura materiale simbolica rappresenta una soglia fondamentale nell’evoluzione dell’umanità, in quanto è uno dei pilastri principali di ciò che ci rende umani”, afferma il geochimico Dirk Hoffmann, autore principale dello studio sull’arte di queste caverne. Per Zilhao il dibattito sul fatto che l’arte rupestre sia qualificante come espressione simbolica “va ben oltre le rivalità accademiche e affronta il problema di quanto siamo speciali e da dove veniamo”.Senza intaccare la mano finale di calcite che si sovrappone all’ocra, sono stati prelevati dei campioni ed inviati al laboratorio del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania. 

Qui ne è stata verificata la datazione. Sono stati sottoposti all’uranio-tornio, una tecnica relativamente nuova per la Paleoantropologia, ma più accurata e meno invasiva rispetto ai metodi tradizionali. “I risultati del campionamento nelle tre caverne capovolgono la nostra comprensione della creazione artistica preistorica. L’analisi, infatti, ha mostrato che alcuni dei segni erano stati composti non meno di 64.800 anni fa, circa 20 millenni prima dell’arrivo del nostro antenato, l’Homo sapiens”, conclude l’esperto Alistair Pike.