NUOVA TEORIA SULL'ARCHITETTURA CICLOPICA E LA TECNICA PER SPOSTARE I MEGALITI


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A curta della redazione, 23 Dicembre

Un giovane ricercatore americano attinge alla conoscenza degli antichi metodi di trasporto e assemblaggio dell'architettura megalitica per promuovere potenziali tecnologie moderne che sfruttino la dinamica degli elementi costruttivi senza l'aiuto del sollevamento esterno...

È possibile utilizzare le ingegnose tecniche degli antichi per le nostre costruzioni moderne? Se lo domanda Brand Clifford, un giovane ricercatore di Architettura, docente assocciato del Massachusetts Institute of Technology (MIT), promotore di una progettualità speculativa che punta a promuovere nuove direzioni per il design nell’era digitale, cercando di svelare i segreti architettonici del passato. In un recente studio (“Walking Assembly: A Method for Craneless Tilt-Up Construction”) pubblicato sulla sua piattaforma laboratorio “Matter Desing”, Clifford sostiene che per costruire le mura megalitiche greche, di Machu Picciù o delle statue dell’isola di Pasqua non ci fu bisogno di attrezzature speciali, e che strutture megalitiche come Stonehenge o le stesse piramidi potrebbero essere state erette a mani nude. «Quando gli esploratori olandesi arrivarono per la prima volta nell'Isola di Pasqua chiesero agli indigeni come avessero fatto i loro antenati a muovere quelle statue megalitiche», ha spiegato a San Francisco. La sua presentazione è stata già caricata su TED,  un’altra piattaforma che promuove la sua iniziativa no profit, nata nel 1984 con l’intento di diffondere “Idee Utili da Divulgare”, di solito sotto forma di brevi conferenze video in cui convergevano tecnologia, intrattenimento e design su quasi tutti gli argomenti, dalla scienza alle questioni aziendali e globali, in oltre 100 lingue.

LA SCHEDA DI FENIX
Crediamo che l’ipotesi di Clifford sia assolutamente valida, visto che la sua ricerca sul campo ha portato alla creazione di un sistema che all’atto pratico funziona. Ci sono però una serie di variabili che lo studioso non ha preso in considerazione, nel momento in cui parla di lavoro a mani nude. Le antiche costruzioni, e parliamo sia delle piramidi di Giza sia delle mura del Perù che lui cita, presentano tracce di lavorazione da strumenti e tecnologie che non possono essere associate a una lavorazione senza l’ausilio di strumenti, affatto rudimentali.


Sicuramente quanto ipotizzato riguardo allo spostamento può essere considerata una spiegazione plausibile, perché mette in gioco una conoscenza delle forze che effettivamente potrebbe facilitare tale lavoro. Tuttavia, non reputiamo che questa sia una risposta universale all’enigma che i grandi monumenti megalitici, soprattutto i più complessi, presentano. I segni di trapanazione, i segni di strumenti da taglio, la capacità di allineare i blocchi anche ad altezze elevate, e sopratutto i pesi che vanno oltre il limite umano, non sono spiegabili semplicemente attraverso questa teoria, che comunque rappresenta un avanzamento nella conoscenza di quella che potrebbe essere l’insieme di tecnologie e sapienza archiettonica che gli antichi hanno dimostrato.

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«Gli abitanti di Rapa Nui gli risposero che i loro antenati non le mossero perché le statue camminavano da sole» prosegue. Secondo il ricercatore questo significherebbe che «le rocce furono mosse tutte di un pezzo, facendole dondolare da destra a sinistra». Il segreto di quelle costruzioni sarebbe stato nella scelta dei materiali rocciosi e nel selezionare una forma che permettesse di poter controllare il centro di gravità dell’oggetto con un basso investimento energetico, al massimo con l’ausilio delle corde. Questi fattori, a suo avviso, potrebbero spiegare la complessa varibilità morfologica delle rocce che formano le mura delle grandi costuzioni peruviane. «È la ragione per la quale le mura appaiono così criptiche. - spiega - Anche quando franavano i costruttori utilizzavano i ruderi per ricostruirle e cosí le ricostruivano sfruttando la forma delle rocce e la loro maneggiabilità». 

Sulla scorta di tale speculazione, il giovane architetto è convinto che per costruire le nostre mega strutture dovremmo adottare tecnologie simili a quelle usate all’epoca dei ciclopi, le creature mitologiche della Teogonia di Esiodo e dell’Odissea di Omero delle quali si favoleggia che vissero fino alle soglie dell’era moderna. Cosí non solo non ci sarebbe bisogno di attrezzature speciali ma si creerebbero anche costruzioni destinate a durare secoli, che se dovessero crollare si potrebbero ricostruire con la forza delle mani. «In un’era in cui progettiamo edifici che durino 30, forse 60 anni - afferma - mi piacerebbe molto imparare a creare qualcosa che possa durare per l'eternità».

Clifford è noto per aver dato vita a sculture megalitiche moderne con precisi scopi. Il suo lavoro si concentra sul progresso della ricerca architettonica. Attraverso lo spettacolo e il misticismo crea nuove idee valutando criticamente antichi modi di pensare e sperimentando il loro valore oggi. Il suo ultimo lavoro, “The Cannibal's Cookbook”, dimostra la sua dedizione nel portare antiche conoscenze nella pratica contemporanea con spettacolarità quasi teatrale.

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