NUOVA “VENERE” AD AMIENS: “ESPRESSIONE SIMBOLICA DI UN CULTO RIGENERATIVO”


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BFMTV, 4 Dicembre

Una rara statuina scoperta a Renancourt, insediamento preistorico nella Francia del Nord, è la prima testimonianza di arte gravettiana in Europa nord-occidentale. Esistono solo circa 100 manufatti di questo tipo e periodo, prevalentemente in Russia e nelle regioni centrali del vecchio continente...

La scoperta è stata annunciata oggi durante una conferenza stampa congiunta Direzione Regionale per gli Affari Culturali (DRAC) e Istituto Nazionale di Ricerca Archeologica Preventiva (INRAP) presso l'Amiens MétropoleEccezionalmente ben conservata, la piccola statuetta scoperta lo scorso luglio ad Amiens, nel nord della Francia, appartiene alla serie di “Veneri” ritrovate negli ultimi 5 anni. L’oggetto è un raro esempio della tipica arte gravettiana dei cacciatori-raccoglitori, che si è sviluppata in Europa tra 28.000 e 22.000 a.C, durante il Paleolitico superiore. La Signora di BrassempouyScolpita in gesso e alta 4 centimetri, questa “Venere” presenta prominenti attributi femminili ipertrofici (glutei, cosce, seno), braccia appena abbozzate e un viso senza linee incorniciato da uno straordinario cappello. I suoi canoni estetici evocano altre statuette simili come la Venere di Lespugue (Alta Garonna), di Willendorf (Austria) e il bassorilievo di Laussel (Dordogna); mentre la sorprendente “acconciatura”, realizzata con sottili incisioni a griglia, è simile alla La Venere di WillendorfSignora incappucciata di Brassempouy. Ricordiamo che l’attributo di “Venere” fu associato da Joseph Szombathy alla statuetta di Willendorf nel 1903, e poi fu esteso a tutti gli altri ritrovamenti di questo “genere", nonostante le diverse fisionomie spesso affatto femminili. La nuova statuetta è stata trovata in tre pezzi prima di essere ricostituita. Il luogo dove è stata fatta la scoperta è caratterizzato da una concentrazione di resti perfettamente conservati dal limo, 4 metri sotto il terreno attuale. La Venere di LespugueIl sito si trova vicino alla confluenza delle valli di Selle e Somme, in un distretto a sud-ovest di Amiens, sigillato in telai eolici della fine dell’ultima era glaciale, tra i 40.000 e i 10.000 anni fa. «Fino ad ora, c’erano pochi siti nel nord della Francia che potevano essere collegati a questo periodo», ha spegato Clément Paris dell’INRAP, che ha guidato gli scavi. L’ultimo ritrovamento, prima della campagna archeologica partita nel 2014, risaliva a un contesto stratigrafico scoperto nel 1959 a Tursac. «In pochi anni abbiamo raddoppiato il numero di statuette, che ora sono trenta in Francia e circa cento in tutta l’Europa, dai Pirenei alla Siberia», ha aggiunto Paris. Secondo i ricercatori, l’ipotesi più probabile è che Amiens fosse un laboratorio di oggetti realizzati in loco: «Oltre alle statuette sono state rinvenute altre vestigia nel deposito: tra i resti sono presenti anche gioielli e originali rondelle di gesso forate». Cosa rappresentavano tutte queste statuine? Al momento ci sono solo supposizioni, ma molto probabilmente ci troviamo di fronte a «un’espressione simbolica del femminino, legato al processo rigenerativo di un culto della fertilità», ha sottolineato il ricercatore dell’INRAP.