NUOVE PROVE ARCHEOLOGICHE SPOSTEREBBERO IL SINAI BIBLICO IN ARABIA SAUDITA


4 min letti

a cura della redazione, 31 Gennaio

Caratteristiche topografiche che corrispondono a quanto descritto nel libro dell’Esodo, alcuni reperti archeologici rinvenuti negli ultimi decenni e misteriose iscrizioni in proto-ebraico, sposterebbero al confine con la Giordania il luogo del leggendario Monte Horeb, dove Mosè ricevette le Tavole della Legge…

ACQUISTA ORAEsistono ben oltre una dozzina di località proposte dagli studiosi per identificare il luogo biblico dove Mosè ricevette i dieci comandamenti. Alcuni ritengono si trovi in Egitto, altri in Giordania e altri in Arabia Saudita. La tradizione accademica sostine che sia il monte ai cui piedi sorge il monastero di Santa Caterina, nella penisola del Sinai, e molti studiosi occidentali sono riluttanti ad adottare altre ipotesi. In un video pubblicato dai ricercatori della Doubting Thomas Research Foundation (DTRF) sembra però siano stati trovati chiari indizi che sia vicino al confine con la Giordania. Nel filmato, di 25 minuti, si propone quale miglior candidato per il biblico Monte Sinai la montagna di Jabal Maqla, un picco sulla catena montuosa di Jabal al-Lawz nell’Arabia Saudita nord-occidentale. 

Tra le prove a sostegno della loro teoria, i ricercatori del DTRF indicano una moltitudine di caratteristiche topografiche che corrispondono alla descrizione biblica, così come alcuni reperti archeologici rinvenuti negli ultimi decenni che sembrano corrispondere a quanto descritto nel libro dell’Esodo.

Le immagini di questa scoperta, mostrano chiare iscrizioni apparentemente thamudiche, che il linguista e storico Miles Jones ha dichiarato potrebbero essere state scritte in “proto-ebraico”. Secondo i ricercatori del DTRF tali pietre potrebbero risalire al tempo in cui avvenne l’Esodo. Un'analisi che è supportata dal lavoro indipendente di Todd Eaton, un altro esperto di iscrizioni proto-ebraiche, che si recò a Jabal Maqla a metà degli anni '90. Nello stesso luogo sono state rinvenute "impronte di sandali", accanto alle quali sarebbero incisi tre segni simili a una lettera “kaph”. Secondo Jones queste incisioni rupestri sarebbero un segno tribale degli israeliti, dei marcatori territoriali lasciati durante il loro viaggio verso la Terra Promessa.

Sul luogo è stata trovata anche la prima iscrizione nota di una Menorah, il candelabro simbolico rivelato da Dio proprio a Mosè. Fu rinvenuta dal dottor Sung Hak Kim, un tempo medico personale del governatore della Mecca, che grazie alle sue conoscenze ricevette il permesso di esplorare l'Arabia Saudita nord-occidentale, praticamente blindata. Durante le sue ricerche scoprì l’incisione del candelabro sacro in una delle valli che conduce a Jabal Maqla. L'immagine appare su una grande roccia con varie altre iscrizioni, tra le quali una farebbe riferimento a “YHWH”. A tali evidenze si aggiungerebbero tracce di un luogo di culto legato alla narrazione del vitello d’oro, dell’altare e dei 12 pilastri costruiti da Mosè ai piedi della montagna insieme a un possibile percorso dal Mar Rosso.

Secondo i capitoli 20 e 24 dell’Esodo, Mosè allestì un altare ai piedi della montagna dopo aver scritto le Leggi di Dio nel Libro dell’Alleanza. Proprio ai piedi di Jabal Maqla, c’è una struttura innegabilmente creata dall’uomo con caratteristiche che si adattano ai requisiti biblici per un altare sacrificale. Questa struttura a forma di “L” ricorda chiaramente gli scivoli, che sarebbero necessari per allineare gli animali deputati al sacrificio. «È un altare a terra, non ha gradini ed è fatto interamente di pietre non tagliate, un disegno anomalo nella maggior parte delle strutture artificiali. Un’estremità dell’altare ha una fossa con strati di cenere: qui potrebbero essersi verificati sacrifici di animali», spiegano i ricercatori del DTRF.

Un altro indizio, che rispetterebbe il racconto biblico, è la presenza di una grotta sulla parte anteriore della montagna, sopra il possibile altare di Mosè e i resti dei presunti 12 pilastri. La grotta è alta circa 4 metri e mezzo, è a base quadrata ed è lunga e profonda circa 7 metri. Facilmente individuabile e raggiungibile, potrebbe essere stato il rifugio di Elia narrato nel Libro dei Re (19;1-18).

Come se non bastasse Jabal Maqla è riconoscibile per il suo picco annerito, che alcuni dicono possa essere la prova del miracolo descritto in Esodo (19; 18). Il resto della montagna ha un altro colore, è marrone e grigia. I ricercatori hanno cercato di capire cosa potrebbe aver causato questo strano fenomeno e le teorie vanno da un’antica attività vulcanica a una fonte esterna di “combustione”.

I sostenitori di tale candidatura indicano anche una roccia spaccata lungo una possibile rotta settentrionale verso la montagna, che potrebbe corrispondere alla storia della “Roccia di Horeb”, quando Dio ordinò a Mosè di colpire un sasso, facendo scorrere fiumi d’acqua come fonte per dissetare il popolo d’Israele. I ricercatori avrebbero trovato anche un luogo che corrisponderebbe a Elim, uno dei luoghi in cui si accamparono gli Israeliti durante l’Esodo, con i suoi 12 pozzi e le 70 palme da dattero.

Se Jabal Maqla fosse realmente il Monte Sinai della Bibbia, gli studiosi sel DTRF indicano quale luogo deputato a miglior candidato per la traversata del Mar Rosso la spiaggia di Nuweiba, in Egitto, seguita dallo stretto di Tiran da Sharm el-Sheikh nella parte inferiore della penisola del Sinai. Qui è stata scoperta un'estensione sottomarina poco profonda che conduce dall'Egitto alla penisola arabica, che avrebbe potuto essere usata dagli ebrei quando, secondo la Bibbia, il Mar Rosso si separò. Inoltre, se la maggior parte dei ricercatori concorda sul fatto che il Monte Sinai della Bibbia dovrebbe essere vicino all’antica terra di Madian, dove si narra che Mosè fuggì dopo aver ucciso un egiziano che stava picchiando uno schiavo israelita (Esodo 2; 11-22), un ulteriore indizio potrebbe essere la corrispondenza dell'antica città con l’odierna Al-Bad, proprio in Arabia Saudita.

Ovviamente, come altri candidati per il leggendario luogo biblico, Jabal Maqla non è privo di critiche. Lo Yalkut Shimoni, una raccolta ebraica delle più antiche interpretazioni e spiegazioni della Bibbia, afferma che Mosè viaggiò per 40 giorni dal pozzo dove incontrò le figlie di Jethro, sacerdote di Madian, prima di raggiungere il Monte Sinai. Questo lasso di tempo porterebbe ragionevolmente a credere che la montagna sia lontana dalla città di Madian e non nelle immediate vicinanze. Inoltre, anche se a Jabal Maqla, sono state riscontrate prove riguardo al vitello d’oro e all’altare di fronte alla montagna, il rabbino Alexander Hool, autore di “Alla ricerca del Sinai: il Luogo della Rivelazione”, ritiene che qualsiasi prova dell’adorazione dei vitelli sarebbe stata distrutta secondo le linee guida in Esodo (34;13). Il rabbino Hool afferma anche che la "Roccia di Horeb", che Mosè colpì per far scaturire l’acqua, non era grande, altrimenti gli israeliti non avrebbero potuto portarla con sé nei 40 anni di vagabondaggio nel deserto. Tra i maggiori oppositori della teoria dei ricercatori del DTRF, ricordiamo Jim Hoffmeier e Gordon Franz: il primo difende il tradizionale sito a ridosso di Santa Caterina nella penisola del Sinai meridionale, mentre il secondo crede che il Monte biblico sia Jebel Sin-Bishar, nella penisola del Sinai occidentale.

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346