NUOVE PROVE DI UNA CIVILTÀ SPAZZATA VIA DA UN METEORITE 12.000 ANNI FA


A cura della redazione

Picchi di platino nei sedimenti ritrovati dagli archeologi in Sud Carolina confermerebbero l'impatto cataclismatico che avrebbe causato l’ultima glaciazione, in concomitanza con le civiltà che produssero il misterioso totem di Shigir, in Siberia, e la città sacra di Göbekli Tepe, in Turchia...

Chi non ricorda la statua in legno, alta quasi 5 metri, che fu scoperta dai minatori in una palude nella regione russa di Sverdlovsk alla fine del 1800? L’anno scroso riportavamo la notizia, pubblicata dalla rivista arceologica dell'Università di Cambridge, “Antiquity”, della scoperta da parte di un team di ricercatori tedeschi della sua vera età. Il manufatto noto come l'idolo di Shigir risalirebbe a 11.600 fa, il che lo rende la più antica opera d’arte monumentale a noi nota, se si considera che l’egittologia ritiene al momento le piramidi della Piana di Giza quasi 7.000 anni più giovani. 

La datazione al radiocarbonio originariamente collocava il totem intorno al 5000 a.C., ma una tecnica più accurata, nota come spettrometria di massa con acceleratore (AMS), lo ha retrodatato di oltre 2000 anni. Preservato dalle proprietà antimicrobiche della torba in cui è stato trovato sepolto, permettendogli di sopravvivere alla fine dell'ultima era glaciale, durante il periodo dell'Olocene, il manufatto risulta essere decorato con volti umani e intagli a zigzag, simili a quelli trovati nelle antiche rovine del tempio di Göbekli Tepe, e sembra essere tenuto insieme da una sostanza simile alla colla. Particlare non di poco conto, se si presume sia stato scolpito da un ominide, e che lo stesso abbia intagliato sul legno, presumibilmente una volta ancorato alla roccia, un totale di otto volti, che lasciano supporre possa essersi trattato di un idolo. Per Graham Hancock, autore tra i tanti, del libro “Il Ritorno degli Dei: Il Sapere Dimenticato di una Civiltà Perduta”, la nuova datazione del totem di Shigir potrebbe adattarsi all'ipotesi dello Younger Dryas, ovvero della teoria secondo la quale una cometa o un grande meteorite avrebbe colpito la Terra circa 12.900 anni fa, creando una mini era glaciale di 1.200 anni. Proprio nei giorni scorsi la CNN ha dato notizia che l’archeologo Christopher Moore e i suoi colleghi dell’Unversità della Carolina del Sud hanno rinvenuto le prove di un tale impatto nei picchi di platino, metallo presente negli asteroidi, nelle comete e nei meteoriti, trovati in nuclei di sedimenti raccolti tra White Pond e Elgin, in Nord America, e di cui si hanno evidenze anche in Europa, Asia occidentale, Cile, Sudafrica. Un evento cataclismatico confermato anche dai continui ritrovamenti di vetro fuso «indicativi dell'impatto di un oggetto cosmico, perché sono necessari calore e pressione per fonderne le particelle», sottolinea Moore. Hancock afferma di credere che questo impatto abbia spazzato via civiltà più vecchie e più avanzate che potrebbero essere esistite allora. «La datazione a 11.600 anni fa dell'idolo di Shigir coincide anche con l'età di Gobekli Tepe, le rovine del tempio preistorico nel sud della Turchia, un ritrovamento che, data la sua peculiarità, mette in discussione la cronologia accademicamente consolidata della civiltà umana», spiega. Nonostante esista una notevole distanza geografica tra i due siti, che esclude un contatto diretto come spiegazione più probabile per queste apparenti somiglianze, Oliver Dietrich, su “The Tepe Telegrams”, ha sottolineato la possibilità che in entrambi i luoghi si utilizzassero precise decorazioni intenzionali. «Certamente la palude di Shigir presenta condizioni eccezionalmente buone per la conservazione del legno, mentre a Göbekli Tepe e in altri siti coevi della regione di Urfa, la pietra risulta essere una scelta più durevole. Ma, il mancato ritrovamento di immagini in legno conservate non esclude la loro esistenza in tempi remoti. Le tecniche di intaglio visibili a Göbekli Tepe e la ricca arte lapidea di altri siti limitrofi, infatti, potrebbero essere state sviluppate anche qui in legno. Se si viaggia verso sud in direrezione della regione del Medio Eufrate, ci sono siti come Jerf el Ahmar, con "edifici speciali" che hanno molto in comune con le strutture di Göbekli Tepe», sottolinea Dietrich. Jerf el Ahmar è un sito Neolitico pre-ceramico della Siria settentrionale caratterizzato da edifici rotondi e rettangolari con fondamenta calcaree, dove sono stati scoperti grandi edifici sotterranei con panchine lungo le pareti. Il fatto che tali edifici includessero pali di legno è dunque un indizio da non sottovalutare, in quanto pur non sapendo se questi fossero decorati o meno, sarebbe sicuramente una possibilità che merita considerazione. È importante tenerlo presente quando si discute di reperti così straordinari e forse di analogie di vasta portata. Gran parte del quadro che l'archeologia può disegnare oggi dipende dallo stile di costruzione originale e dai materiali utilizzati, oltre ovviamente che dai resti sopravvissuti fino ai nostri giorni. Al netto di queste considerazione, i due siti sembrano essere paralleli l’uno all’altro e dimostrebbero che i nostri antenati umani all’epoca erano capaci di pensiero metafisico e spirituale, contraddicendo le teorie tradizionali secondo cui questo tipo di cognizione si sarebbe verificata molto tempo dopo. Citato dal “The Siberian Times”,  Mikhail Zhilin, ricercatore presso il Dipartimento di Archeologia dell’Accademia delle Scienze russa, ha affermato che «il totem potrebbe essere stato scolpito da cacciatori-raccoglitori per rappresentare spiriti o demoni della foresta locale». Ancora più straordinario è il fatto, come spiega Zhilin, che «il totem probabilmente era eretto su un piedistallo relativamente duro, presumibilmente di pietra, perché la parte inferiore risulta essere schiacciata da una forte pressione e perché questa scultura era piuttosto pesante». Alcuni esperti, come riportato da “The Sun”, ritengono che le incisioni nella statua possano essere geroglifici contenenti informazioni crittografate che descrivono il mondo in quel momento. Thomas Terberger, professore coinvolto nello studio, ha dichiarato: «Possiamo dire che in quei tempi, circa 12.000 anni fa, i cacciatori, i pescatori e i nomadi sugli Urali non erano meno sviluppati degli agricoltori del Medio Oriente».