NUOVE TOMBE SACERDOTALI A TUNA EL-GEBEL


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a cura della redazione, 30 Gennaio

Tre sepolture comuni sono state recentemente individuate vicino alla città di Mallawi, nel governatorato di Minya. Tra i sepolcri di pietra dell’antica necropoli, la tomba di un sommo sacerdote del periodo tardo, accanto alla quale fu scoperta una misteriosa testa di cera…

ACQUISTA ORAIl ministro del Turismo e delle Antichità, Khaled El-Enany, ha annunciato pubblicamente la prima scoperta archeologica del 2020, nell’area Al-Ghoreifa nel sito archeologico di Tuna El-Gebel, presso il Governatorato di Minya, dove la missione archeologica egiziana, guidata da Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, è riuscita a scoprire diverse tombe comuni tardive di sommi sacerdoti e di alti funzionari del XV distretto dell'Alto Egitto. È quanto si apprende da un comunicato divulgato dal Luxor Times. La necropoli dell’antica città di Ermopoli, costituita da un grande complesso di camere, tunnel e tombe che sono rimasti indisturbati per migliaia di anni, fu individuata per la prima volta nel 1920. Nell’ultimo decennio l’area è stata protagonista di numerosi ritrovamenti, tra cui diverse sepolture una cache di mummie e diverse sepolture piene di sarcofagi e collezioni funerarie dedicate alle famiglie dei sacerdoti vissuti dalla XXVI dinastia (672-525 a.C.) in poi. 

Tra i nuovi sarcofagi rinvenuti, il più importante è quello che custodisce il “Capo del Tesoro Reale”, tra i cui titoli è indicato anche quello di “Sacerdote di Osiride e Nut”. La sua sua tomba non è stata ancora aperta e pesa 9 tonnellate. 

Nella stessa necropoli, ad aprile scorso, fu aperto in diretta televisiva per Discovery Channel un sarcofago di 2.500 anni fa, che riportava l’iscrizione “Il Grande dei cinque sacerdoti di Thoth”: la sua mummia era decorata con bande d’oro e accanto ad essa fu trovata una misteriosa testa di cera, che gli studiosi credono sia lo stampo del sommo sacerdote "Irt Hrw", come riporta Newsweek. Un ritrovamento inusuale: le così dette teste di riserva erano, infatti, tipiche dell’Antico Regno e prevalentemente della IV Dinastia (2613-2494 a.C.), situate per lo più nell’area archeologica di Menfi, soprattutto presso la necropoli di Giza, anche se alcune di esse sono state rinvenute nei siti di Abusir, Abu Roash e Dashur.

Foto: Discovery Channel«Lavoriamo qui dal 2011, e in tre stagioni archeologiche di scavi abbiamo scoperto 35 sepolcri, per un totale di 80 bare e oltre 10.000 uchapti, che risalgono alla fine della XXVI e XXVII dinastia», ha sottolineato Kariman Abdel-Alim, ispettore delle antichità del Minya. Questa volta sono stati scoperti diversi pozzi funerari in cui si trovavano 16 tombe, 20 sarcofagi, di cui 5 in calcare e altri in legno, accompagnati da oltre 10.000 ushabti in faience, 700 amuleti, oro e pietre semi-preziose, 8 set completi di vasi canopi, 7 in alabastro e 1 in calcare, maschere e attrezzi in legno e centinaia di vasi in ceramica.

Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità EgizieI sarcofagi hanno caratteristiche antropoidi e sono incisi con testi geroglifici, mentre le bare di legno, in buone condizioni di conservazione, sono decorate con i nomi e i titoli dei loro proprietari. Le iscrizioni sono disposte su tre linee verticali. Le statuette ushabti sono realizzate in maiolica blu e verde e molte sono incise con i titoli dei defunti. Di particolare pregio le centinaia di amuleti di varie forme, dimensioni e materiali, tra cui scarabei a cuore, amuleti degli dei e amuleti fatti di oro puro che rappresenterebbero il “Ba”, oltre a un meraviglioso talismano a forma di cobra alato. Secondo il Met Museum, gli amuleti erano comuni e probabilmente poco costosi nell'antico Egitto. Si credeva che i loro poteri magici derivassero dalla loro forma, iscrizione, colore e materiale, nonché dalle parole iscritte sull’amuleto per essere pronunciate. Nelle pratiche funerarie, venivano posizionati sulla mummia o tra le sue bende.

Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità EgizieDurante il ritrovamento sono state portate alla luce molti vasi di ceramica di diverse forme e dimensioni, utilizzati per scopi funerari e religiosi. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità EgizieLa scoperta comprende anche 8 set completi di vasi canopi: quello in pietra calacrea è dipinto con iscrizioni che mostrano i titoli del suo proprietario “Orante del dio Thoth”; altri due gruppi, costituiti da quattro vasi di alabastro ciascuno, appartenevano a una donna e un uomo di cui sono state ritrovate le salme; l’ultimo gruppo, in pasta di pietra senza alcuna iscrizione, rappresenta i quattro figli di Horus. Mohamed Walid Abdel-Basir, membro della Missione delle Antichità nella regione, spiega su youm.7.com che i sepolcri rinvenuti sono divisi in tre cimiteri comuni: uno dedicato a una sepoltura di famiglia che comprende 9 bare di pietra (tra le cui iscrizioni geroglifiche che mostrano i titoli dei defunti il più importante è il titolo di “assistente”); uno dove è stato rinvenuto il sepolcro di Djed Hagwati Ayov Ankh, il “tesoriere reale e detentore del sigillo reale per il Basso Egitto, unico compagno del Re”; e un sepolcro che sembra appartenga a un nobile “Ebiun di Ashbi”. Il sarcofago del tesoriere reale, di calcare ben lucidato, riporta la dedica a Horus e presenta una scena raffigurante la dea Nut, che distende le ali sopra il petto e sotto di essa iscrizioni che mostrano i titoli del defunto.

Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità Egizie

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