OASI SACRA MILLENARIA IN ARABIA SAUDITA


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a cura della redazione, 15 Giugno

A sinistra, fotografia aerea della piattaforma rituale e delle nicchie a Dûmat al-Jandal nell'Arabia Saudita settentrionale - ©Mission Archéologique de Dûmat al-Handal

Un antichissimo monumento di pietra dalla strana forma triangolare, individuato nella zona settentrionale della penisola arabica, rivela un persistente uso rituale nel corso dei millenni, ponendo nuovi interrogativi sulla sacralità del luogo e sull'esistenza nella zona di una civiltà molto più avanzata di quanto si pensasse…

ACQUISTA ORAA differenza dei resti preistorici del Vicino Oriente, i monumenti megalitici della penisola arabica sono in gran parte ancora sconosciuti agli esperti. La scoperta di un’enigmatica struttura emersa dagli scavi dell’oasi di Dûmat al-Jandal getta nuova luce, però, sull’evoluzione dell’occupazione umana nella regione. Un recente studio, pubblicato sulla rivista ufficiale dell’Università di Cambridge, Antiquity, illustra i risultati delle indagini eseguite dai ricercatori nel sito, dimostrando un elevato livello di consapevolezza simbolica da parte di quelli che per la storia furono semplici popoli nomadi di cacciatori-raccoglitori, molto prima che l’uomo si organizzasse in società più strutturate e costruisse le grandi città elencate dalla storia. Orientata su un asse da ovest-nordovest a est-sudest, la strana piattaforma si estende per circa 35 metri di lunghezza in linea con il percorso del sole durante il solstizio d’inverno.©MADAJ

Gli scavi hanno prodotto diversi resti bioarcheologici e culturali, che attestano varie fasi di costruzione e un uso intermittente fino al primo millennio a.C.. Dalle analisi al radiocarbonio risulta che la struttura fu costruita da un’antica civiltà sconosciuta nel VI millennio a.C. e utilizzata nel corso dei secoli fino al 50 d.C.. 

©MADAJ«L’analisi della piattaforma e delle tombe vicine evidenzia il persistente uso funerario e rituale di quest'area nel corso dei millenni, illuminando un aspetto insolito per la cultura nomade dedita alla pastorizia nell’Arabia preistorica», spiega lo studio. Sebbene gran parte della sua storia sia avvolta nel mistero, e saranno necessari ulteriori scavi per comprendere appieno il monumento, secondo gli esperti la struttura conferma in modo inequivocabile che migliaia di anni fa le persone nella regione erano aggregate in una società religiosa basata su rituali. «La forma triangolare è piena di grandi pietre irregolari, che non provenivano da muri crollati, ma facevano parte della costruzione originale come se la piattaforma ne fosse stata riempita fin dall’inizio», sottolinea Olivia Muñoz, ricercatrice presso il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS),su PHYS.

©MADAJLa piattaforma è circondata da muri esterni in pietra a secco, uno dei quali contiene due nicchie. Sotto le pietre, sono stati scoperti numerosi corpi umani di diverse epoche, indice, secondo i ricercatori, che l’area era simbolicamente importante e che il sito ebbe una valenza sociale e rituale sin dalla sua costruzione. Un luogo riconosciuto come sacro, che spiegherebbe le ragioni per cui durante l’Età del ferro, l’Oasi sacra di Dûmat al-Jandal, si sviluppò in una città-stato fortificata, nota in parte per il suo grande tempio della dea Ishtar. Sempre qui, in cima al promontorio, nel 2011 fu identificato anche un grande edificio a forma di “U" fatto di pietre scoperte, interpretato come un vasto triclinio nabateo a cielo aperto indipendente. 

©MADAJLa scoperta dell’antico monumento è stata fatta grazie alla collaborazione internazionale di scienziati provenienti da Francia, Arabia Saudita e Italia, in collaborazione con il Ministero della Cultura saudita.«La piattaforma costituiva uno spazio cerimoniale, fornendo un ancoraggio materiale per la memoria sociale e la costruzione dell’identità, nonché un indicatore territoriale, per i pastori mobili dell’area», spiega Muñoz, ad Haaretz.

La piattaforma durante gli scavi - ©MADAJ

Nonostante lo stato di conservazione delle ossa all’interno della piattaforma non fosse ottimale, gli archeologi hanno notato che alcune di quelle più lunghe sono state deformate dal peso delle pietre e dai sedimenti sopra di esse. Ciò indicherebbe, secondo gli studiosi, che contenevano ancora collagene quando furono riposte nel loro luogo di riposo finale e che la deposizione de quei resti umani aveva una forte valenza simbolica: «La loro organizzazione nel deposito, disarticolata e a fascio, mostra che si tratta di un deposito secondario, come se solo alcune ossa furono selezionate e collocate nella piattaforma dopo che i corpi si erano decomposti altrove», aggiunge Muñoz.

©MADAJ

Inaspettatamente tra i corpi in decomposizione, sono stati scoperti anche alcuni manufatti egizi rislaenti al II millennio a.C.. Tra i reperti catalogati come terza fase di sepoltura, che risale a circa 5.400 a 5.000 anni fa, è stato scoperto anche un amuleto egizio in faience, sul quale è incisa l’immagine di un faraone stilizzato che indossa il suo tradizionale copricapo e la gonna a pieghe estesa. Questa particolare scoperta, e quella di altri manufatti egizi, indicherebbe antiche relazioni commerciali tra gli abitanti di Dûmat al-Jandal e il Nuovo Regno tra il XVI l’XI secolo a.C.. Per i ricercatori, la presenza di simili oggetti nel sito potrebbe essere spiegata dalla vicinanza al Sinai e al Levante meridionale, dove un gran numero di scarabei egizi circolarono dall'inizio del secondo millennio a.C. fino almeno alla metà del primo millennio a.C.. Gli studiosi sperano che il proseguio degli scavi possa far luce su come questi manufatti si siano fatti strada nell'Arabia Saudita settentrionale dall’Antico Egitto, dando maggiori informazioni sulle origini e la provenienza dei popoli nomadi che attraversarono la penisola arabica nella preistoria. 

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