“PIRAMIDI” BOSNIACHE: NUOVI INDIZI DI UN’ANTICA CIVILTÀ


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a cura della redazione, 6 Febbraio

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I reperti archeologici recentemente rinvenuti nei tunnel sotterranei a ridosso delle colline di Visoko, e le indagini scientifiche effettuate in loco, testimoniano la presenza di costruzioni artificiali di migliaia di anni fa, originariamente adibite a culti rituali, utilizzate nel tempo da chi ne conosceva l’accesso con altre finalità...

Nel 2020, Semir Osmanagich e la "Bosnian Pyramid of the Sun Foundation” festeggiano il 15° anno dall’inizio delle indagini multidisciplinari su quelle che sono note, anche ai più scettici, come le “Piramidi Bosniache”. Dalla loro scoperta nel 2005 a oggi, si sono susseguiti una serie di scavi nell’area di Visoko, la piccola città della Bosnia centrale che delimita la zona archeologica, molti dei quali screditati dal mainstream accademico, convinto che si tratti di un “grande inganno”. Eppure, come si legge nell'ultimo report 2018/2019, da quando Osmanagich inziò ad indagare sono state rinvenute, a più riprese, prove decisamente interessanti a conferma che tali rocce sono state rimodellate da popolazioni affiancabili cronologicamente a un’antica e misteriosa cultura già presente durante il Neolitico in Europa, che in base alle indagini effettuate fece un uso consapevole delle proprietà naturali del luogo.

Le cime di queste colline, infatti, sembrano essere allineate secondo un preciso schema calendariale, come altre strutture rinvenute in Francia, Irlanda e Malta, che molti studiosi identificano come luoghi rituali ben oltre la mera funzione sepolcrale. I rilievi collinari individuati da Osmanagich (membro esterno della Russian Academy of Natural Sciences e professore di Antropologia presso l’American University in Bosnia-Herzegovina) hanno una base quadrata e facce triangolari, con angoli d’inclinazione perfettamente regolari orientati verso i punti cardinali. La disposizione spaziale delle tre colline principali (le piramidi del Sole, della Luna e del Drago) sembra anche formare un triangolo equilatero quasi perfetto tra le loro cime, mentre le prime due proietterebbero la loro ombra a ridosso del solstizio estivo. Inoltre, sulla cima della “Piramide Bosniaca del Sole”, su di una sonda laterale alla stessa struttura e anche all’interno dei “Tunnel Ravne”, è stato registrato un anomalo segnale ultrasonico la cui frequenza si aggira “intorno” ai 28KHz. Il segnale è stato registrato in diverse occasioni (quindi non si tratta di un fenomeno sporadico) dal SB Research Group (SBRG). Dalle rilevazioni è emersa, oltre al segnale ultrasonico, l'emissione di un secondo segnale elettromagnetico costante di onde radio, le quali manifestano le stesse caratteristiche di frequenza. L’ipotesi più accreditata è che sia proprio il segnale elettromagnetico a generare, come effetto “spurio”, gli ultrasuoni rilevati nei pressi della “Piramide Bosniaca del Sole”: potrebbero, in effetti, essere presenti in loco strati profondi di quarzo che, attraversati dal fascio elettromagnetico, entrerebbero in risonanza producendo gli ultrasuoni captati strumentalmente.

Le indagini più recenti sulle “Piramidi Bosniache” risalgono all’estate scorsa. I nuovi scavi, intrapresi questa volta a diverse centinaia di metri dall’ingresso delle sezioni già esplorate dei così detti “Tunnel Ravne”, sono stati condotti con l’ausilio di volontari provenienti da tutto il mondo e smentiscono definitivamente l’idea che tali passaggi sotterranei possano essere stati scavati dall’esercito jugoslavo o da minatori medievali in cerca di oro. Durante i lavori, è stato individuato un terzo accesso alla rete sotterranea che percorre la zona dove sono ubicate le “piramidi” e sono stati recuperati oltre 3000 reperti: frammenti di ceramica, piastrelle, gioielli, monete, strumenti e manufatti litici. Il materiale archeologico è stato rinvenuto sul pavimento della nuova sezione di corridoi, scoperta scavando attraverso una serie di passaggi sigillati.

L’analisi condotta dagli archeologi del museo municipale di Visoko indica che i manufatti rappresentano diversi periodi: neolitico, romano e medievale. La grande quantità di frammenti di ceramica, insieme ad alcuni reperti metallici, suggeriscono diverse fasi di occupazione, anche se gli attuali livelli di umidità all'interno delle gallerie, al limite del comfort umano, e gli spazi angusti, con un'altezza del soffitto che rende difficile stare in piedi, rendono improbabile un uso permanente delle gallerie. Tuttavia, alcuni vasi medievali indicano che in epoche tarde i tunnel potrebbero essere stati utilizzati anche per la conservazione del cibo. Negli ultimi scavi sono stati individuati altri due nuovi muri a secco, che corrispondono nella forma e nel materiale utilizzato a quelli presenti nelle altre strutture sino ad oggi indagate, come se facessero parte della stessa rete sotterranea.

Sebbene i nuovi indizi dimostrino un uso continuato nel tempo dei tunnel, resta un mistero per i ricercatori il motivo per cui chi li creò originariamente, mentre avanzava, chiudeva le sezioni inutilizzate con le stesse pietre che si trovava davanti. Non è ancora chiaro, inoltre, da dove siano entrati i creatori dei "Tunnel di Ravne" e se abbiano sigillato i passaggi sotterranei da fuori o se si siano "chiusi dentro”. Tra i reperti rinvenuti negli anni precedenti, oltre alla presenza di pietre annerite dalla combustione di fuochi o candele, sul bordo della “collina” del Sole, in un area non completamente sigillata, fu rinvenuta una vecchia lampada a olio. Gli studiosi non escludono la possibilità che gli antichi corridoi siano stati esplorati, riempiti parzialmente e poi ri-svuotati anche negli ultimi 2.000-3000 anni.

Inoltre, le tracce di segni di scanalature trovate in più reperti potrebbero essere dei marcatori di punti di particolare importanza all'interno dei tunnel. Forse un modo per contare le distanze o per segnalare intersezioni. Stratigraficamente, i muri a secco sono stati trovati al di sotto degli strati contenenti i manufatti e la datazione radiometrica del materiale geologico farebbe risalire la loro creazione ad almeno 6.000 anni fa, forse anche di più. Due campioni di materiale organico, rinvenuti nel 2010 e nel 2012, in base alla datazione al C14 risultano essere ascrivibili a una data compresa tra il 22.000 e il 10.000 a.C.. Se così fosse, sarebbe confremata l’ipotesi che le colline di Visoko nascondano strutture antichissime di dimensioni monunetali. Si stima che la “Piramide del Sole”, la più grande delle "piramidi bosniache", sia alta almeno 300 metri, mentre quella della “Luna”, sebbene più piccola, abbia un’altezza di 190 metri. Utilizzando satelliti, geo-radar, rilievi sismici e analisi topografica, sono stati identificati un totale di cinque siti principali, che comprendono anche un tempio dedicato alla Madre Terra

Il Prof. Dr Khavroshkin e il Prof. Dr Tsyplakov dell'Istituto Schmidt dell'Accademia Russa di Scienze Naturali di Mosca, hanno condotto indagini sismiche sulla “Piramide bosniaca del Sole" e hanno registrato una corrispondenza con le misurazioni effettuate presso la Grande Piramide della Piana di Giza, in EgittoPer alcuni studiosi, come Riccardo Brett, ricercatore formatosi a Ca’ Foscari, supervisore di una delle stagioni di scavi a Visoko, intervistato nel 2013 da Enrico Rizzato e segnalato dal Corriere della Sera, non si dovrebbe sottovalutare l'importanza di questo bacino balcanico per quello che fu la diffusione della cultura neolitica mediterranea in Europa. La mitologia, il simbolismo presente nelle ceramiche e in alcuni reperti in rame offrono spunti interessanti, che possiamo collegare agli Stećak, i monumenti in pietra presenti in molti siti nell'ex-Jugoslavia e non solo. L’origine architettonica di alcuni di questi artefatti, almeno i più antichi, nonché il significato religioso della simbologia sacra che è possibile riscontrare su di essi, sembra provenire da radici molto più lontane che probabilmente li retrodatano al neolitico. Inoltre la similitudine con molti aspetti della cultura Induista, suggerita in particolare dai lavori del ricercatore indipendente Nenad M. Djurdjevic, ci porta a porci la domanda se non furono proprio i Balcani il ponte fra l'Oriente e la cultura Norrena. Certamente siamo ancora nell'ambito delle teorie, le certezze sono poche, ma a quanto pare solide: RICHIEDI ARRETRATO«Innanzitutto - spiega Brett - la chiesa Bogumila nel XII secolo ritenne particolarmente importante far sopravvivere le tradizioni pagane nascondendole sotto nomi di santi e rivisitazioni di miti paleo-cristiani: questo ci ha aiutato a procedere a ritroso e ad avvicinarci a quella che era la spiritualità di questa zona, elementi della quale sono così radicati da sopravvivere ancora oggi. In parole povere, possiamo affermare che molto di quel che abbiamo sotto agli occhi a Visoko può essere assimilato al culto della Madre Terra e a credenze vicine all'animismo e ad alcune forme della cultura Vedica. Secondo punto importante, date le dimensioni dei siti scavati, in particolare sulla collina Kstac (quella che viene anche definita come “Tempio della Madre Terra”), la quantità enorme di frammenti di ceramiche e le evidenti mura megalitiche ancora da dissotterrare completamente, possiamo affermare che l'occupazione di quest'area era interessata da una comunità molto ampia. Gli studiosi parlano approssimativamente di 10-15,000 abitanti divisa in villaggi in tutta l'area. Una cifra affatto esigua in tempi remoti, specialmente nel Neolitico, che indica una società estremamente organizzata e possibilmente strutturata su una centralizzazione del potere. Queste sono caratteristiche particolarmente incompatibili con l'idea generale che si ha degli insediamenti Neolitici. A Visoko, dunque, abbiamo gli elementi per prendere in considerazione la possibilità che la società come noi la conosciamo possa avere origini più complesse di quanto venga normalmente teorizzato: basti prendere Göbekli Tepe per avere un altro esempio di insediamento "anomalo". Apparizioni di gruppi più organizzati in società più numerose oltre i 7000 anni a.C. sono caso di studio da decenni».

Diversi esperti nel campo dell’archeologia, della geologia e della geofisica hanno effettuato nella zona sia scavi di superficie sia perforazioni del nucleo, con campioni sottoposti a analisi geochimiche e dei materiali da diversi dipartimenti universitari specializzati a livello internazionale. I risultati hanno suggerito che il materiale era un geopolimero di conglomerato artificiale e sebbene sembrasse pietra naturale, aveva proprietà chimiche e meccaniche diverse dal materiale geologico trovato localmente. Le misurazioni ottenute dai test di resistenza hanno stabilito che si tratta di un materiale artificiale considerevolmente più forte dei conglomerati trovati nella zona e del calcestruzzo moderno. Dalle prove raccolte serebbe risultato che queste colline non erano regolari: o erano state modificate per assomigliare a piramidi o erano completamente state costruite da zero, da una civiltà antica, che utilizzò metodi di costruzione sconosciuti alla scienza moderna.

Il primo ingresso della rete di tunnel sotterranei di cui vociferavano le leggende locali, è stato individuato da Osmanagich non molto tempo dopo l'inizio della fase iniziale delle indagini, circa 2,5 chilometri a nord-ovest della “Piramide del Sole”. Al momento della scoperta l’ingresso era già noto localmente, ma si pensava fosse semplicemente una piccola grotta, senza importanza significativa. A un esame più attento, Osmanagich si rese conto che sul retro della grotta c’era un passaggio pieno. Un altro ingresso alla rete sotterranea sarebbe stato trovato anche più vicino alla "Piramide del Sole", in prossimità del centro della città di Visoko. Questa sezione di passaggi fu chiamata “Tunnel KTK”, dal nome di una vicina fabbrica che aveva utilizzato i passaggi per lo scarico dei suoi materiali di scarto. 

Per esplorare i passaggi, Osmanagich iniziò a scavare proprio dalla piccola grotta. Scoprì un’intera rete di cunicoli, che sembrava propagarsi per migliaia di metri, riempita inspiegabilmennte da macerie. Un processo che non poteva essere passato inosservato alle popolazioni locali se si fosse verificato negli ultimi periodi storici. Dopo poche decine di metri di scavo, Osmanagich scoprì diversi passaggi che si dirigevano in direzioni diverse, i cui incroci erano contrassegnati da costruzioni a secco che indicavano il percorso e il blocco successivo, come se si trattasse di un’opera intenzionale e studiata.

A soli 5 chilometri dal sito della piramide è stata individuata anche una collina conica artificiale, costruita utilizzando una combinazione di blocchi megalitici a due strati, argilla e cemento. La sua altezza è di 32 metri sopra il livello della strada. I blocchi megalitici raggiungono una massa superiore a 10 tonnellate. Dallo screening geo-radar effettuato da geofisici tedeschi nel 2007, sono stati individuati altri tunnel sotterranei. Sul sito della Fondazione si legge che la perforazione del nucleo geologico, effettuata nel 2009, ha prodotto i seguenti risultati: 54-56 metri di cemento sotterraneo, 56-59 metri di spazio vuoto, 59-61 metri di cemento e 61-70 metri strati di arenaria. L'analisi di un campione di calcestruzzo effettuato in Francia, nel 2009, ha mostrato la presenza di cemento geopolimero usato come legante.

Mentre i lavori continuavano e una parte sempre maggiore della rete di corridoi sotterranei veniva svuotata dalle macerie, consentendo l’esplorazione di centinaia di metri di tunnel, sono state fatte ulteriori scoperte. Furono identificate una serie di camere con più passaggi, pietre sagomate con un linguaggio proto-runico inciso su di esse e grandi blocchi megalitici chiaramente fuori contesto rispetto al materiale geologico circostante, ora noto come blocchi Megaceramici K1, K2 e K3, oltre a uno strano monolite ovoidale. Scoperte che hanno indotto Osmanagich a sostenere un’ipotesi preistorica delle “Piramide bosniache".

L’Associazione europea degli archeologi ha definito il progetto un “imbroglio” e persino Zahi Hawass, ex ministro delle Antichità Egizie, avrebbe dichiarato che Osmanagich soffriva di allucinazioni. Fortunatamente la Valle della Piramide bosniaca è aperta a tutti: ogni anno sempre più ricercatori, volontari e visitatori indipendenti, non convinti di ciò che la “voce dell’autorità” ha da dire sulle “Piramidi bosniache", vengono a vedere di persona e aiutano la ricerca in corso.

Un team di fisici croati ha rilevato (2010) un particolare fenomeno elettromagnetico: un raggio di energia di 28 kHz nella parte superiore del tumuloDal 2010, ricercatori indipendenti sono venuti a Visoko per studiare le proprietà elettromagnetiche e archeoacustiche delle piramidi bosniache. Esperti del Regno Unito, Finlandia, Italia, Croazia e Serbia, ciascuno con attrezzature e metodologie diverse, sono stati tutti in grado di rilevare e misurare ripetutamente le emissioni generate dalle piramidi. Le loro ricerche hanno dimostrato che la “Piramide del Sole” produce un raggio focalizzato e stabile di energia elettromagnetica risonante che emana dal suo picco ed emette un suono diffusivo di accompagnamento a frequenze ultrasoniche.

La fotografia a poli-interferenza comunemente usata per fotografare i campi di energia biologica è stata utilizzata anche nella valle circostante. La telecamera PIP è stata in grado di mostrare come le “piramidi” siano in risonanza con il campo EM naturale della Terra. Le immagini prese dalle colline vicine usando la stessa tecnica hanno mostrato un modello di campo nettamente diverso, differenziando chiaramente le proprietà energetiche delle “piramidi" da quelle delle forme di terra locali naturali.

La Bosnian Pyramid of the Sun Foundation gestisce da anni anche un programma di volontariato estivo annuale. Un’iniziativa che consente a persone di ogni estrazione, professionisti e no, accademici, scienziati, appassionati, spiritualisti, etc., addestrati o non addestrati nel lavoro sul campo, di partecipare agli scavi archeologici e alla ricerca delle piramidi bosniache. Sino ad oggi sono stati coinvolti più di 3.000 volontari. Per chi volesse partecipare basta informarsi sul sito piramidasunca.ba. Per il 2020 sono in programma anche una serie di conferenze-seminario in tutto il mondo sulle ultime scoperte. In Italia ne è prevista una in Sardegna nella settimana compresa tra il 1 e l'8 novembre prossimo.

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