POSSIBILE CULTO ANDROGINO NELLA PREISTORIA TURCA


Arkeolojik Haber, 7 Maggio

FOTO: J. Notroff

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Il significato storico della “Scultura di Kilisik", scoperta nella Turchia sud-orientale, ad Adıyaman, nel 1965, può essere finalmente compreso se si confrontata la statua  con gli obelischi a forma di “T" rinvenuti negli scavi archeologici di Nevali Çori, negli anni ’80, con alcuni di quelli presenti nel tempio di Göbekli Tepe e altri reperti sparsi sul territorio. Un interessante studio, recentemente pubblicato su “Dainst” da Jens Notroff, suggerisce che l’aspetto apparentemente antropomorfo di questi pilastri, come quello di oggetti simili presenti nella zona, mostra caratteristiche comuni, se non identiche. Dettagli che includono segmenti di braccia abbozzate, mani, indumenti simili a stole e, nel caso dei Pilastri di Göbekli Tepe, il 18 e il 31 del recinto D, anche cinture e perizomi. La regione del Fırat, in Turchia, è costellata di manufatti simili. Ne sono stati ritrovati a Urfa-Yeni Yol, Taşlı Tepe, Gusir Höyük, Cayonü, Qermez Dere e in altri siti a recinto circolare, che si concentrano a corto raggio nella regione del Tigri.

FOTO: DAI - Attuale distribuzione dei siti dove sono stati localizzati pilastri a forma di T e steli calcaree semplici caratterizzate da elementi similiLa scoperta di questi particolari tipi di pilastri a forma di "T”, oggi assimilati dagli studiosi a "riproduzioni in diversa scala di una figura che ricorda sembianze umane”, rinvenuti per la prima volta nell’insediamento neolitico pre-ceramico di Nevali Çori, sul medio Eufrate in provincia di Şanlıurfa come Göbekli Tepe, ha gettato nuova luce sulla scultura a pezzo unico di Kilisik, dimenticata in un magazzino per molti anni e fino a d oggi considerata una stranezza archeologica.

La statua, in pietra calcarea, misura circa 80 centimetri di altezza. Fu scoperta, per caso, da un contadino locale, poi acquistata da due studenti di archeologia che lavoravano agli scavi di Arsameia, a circa un’ora a cavallo a nord-ovest del ponte romano nel villaggio di Kilisik, e in seguito trasferita al Museo Archeologico di Adiyaman. La testa ha un'evidente forma a “T". Il viso è allungato e poco delineato: sono visibili solo un naso molto pronunciato e due occhi appena abbozzati. Il dorso della statuetta è ampio e liscio. Su entrambi i lati del corpo sono raffigurate le braccia, con le mani che si incontrano sopra l’addome in corrispondenza di un rigonfiamento che può essere identificato come la testa di un’altra figura più piccola. Il braccio sinistro è più o meno pendente, ma la mano destra sembra raggiungere la parte inferiore del corpo, dove un foro circolare è stato scavato nella pietra. "Nel 2000 Harry Hauptmann, in "Ein frühneolithisches Kultbild aus Kommagene” (“Un immagine del primo Neolitico di Commagene”), citato anche da M. Verhoeven nel 2002 in “Ritual and Ideology in Pre-Pottery Neolithic B of the Levant and Southeast Anatolia” pubblicato sul "Cambridge Archaeological Journal” n.12, ha suggerito la possibilità di interpretare la testa e il corpo della figura più piccola come raffigurazioni dell’ombelico e del pene. Se tale cavità fosse già parte del progetto originale della scultura o sia stata successivamente aggiunta come supporto, forse per un fallo da montare o per indicare una natura ermafrodita della figura come suggerito anche da I. Hodder e L. Meskell nel 2011, rimane poco chiaro”, spiega Notroff.

Alla luce del nuovo studio, la statua di Kilisik si rivela una straordinaria scoperta tra le raffigurazioni e le sculture di quel periodo. La sua forma specifica combina caratteristiche di elementi molto diversi di altri tipi di sculture neolitiche conosciute, fornendo una chiave fondamentale d’interpretazione suggestiva. Pur essendo significativamente più piccola condivide la forma a “T" astratta dei giganteschi montanti di Göbekli Tepe, che arrivano fino a 5,5 m di altezza, compresa la raffigurazione delle braccia sui lati e le mani sopra il ventre. 


Il volto della scultura e in particolare il naso accentuato, assomiglia anche a un gruppo di sculture umane a grandezza naturale, come quella di Urfa-Yeni Mahalle, il cosiddetto "Uomo di Urfa", che "riproduce la stessa gestualità, congiungendo nella parte inferiore del corpo entrambe le mani, che coprono o nascondono i genitali, puntando verso una piccola cavità, che potrebbe anch’essa essere stata la base d’inserimento di un fallo rimovibile”, spiega lo studioso. 

A Göbekli Tepe si contano diverse teste di pietra calcarea, “in origine probabilmente appartenenti a sculture simili, con la stessa caratteristica parte anteriore del viso”, aggiunge. Infine, la “Scultura di Kilisik”, che "combina una figura più grande afferrandone una più piccola dalla sua testa posta in basso, ricorda la grande scultura composita di Göbekli Tepe, raffigurante un gigantesco animale, presumibilmente un felino, con braccia simili a quelle umane che afferrano la testa di un’altra persona più piccola”. Una scultura simile è stata scoperta quasi 20 anni prima a Nevali Çori.

Questa combinazione di elementi molto specifici e diversi tra loro rende la “Scultura di Kilisik” unica, tra le rappresentazioni delle immagini neolitiche pre-ceramiche e costituisce un interessante collegamento tra i vari tipi di arte scultorea del periodo. Hauptmann nel 2012 suggerì anche di interpretare questa scena come “una raffigurazione gestazionale simbolica”, riprodotta, identica, nelle figurine di argilla di Nevali Çori, come ricordato da K. Schmidt in “Un Santuario dell’Età della Pietra nell'Anatolia Sud-Orientale (Berlino 2012). “Se così fosse, l’esempio di Kilisik sarebbe la prima rappresentazione del femminino associabile alle sculture a forma di T”, suggerisce il ricercatore, anche se "l’ambiguità dell’attribuzione di genere e la sua ambivalenza lascia presupporre un riferimento androgino, che richiede ulteriori ricerche”. Un importantissimo tassello per interpretare la complessità dell’arte neolitica antica alla luce del numero crescente di scoperte nella zona.