POSSIBILI MESSAGGI ALIENI CRIPTATI NEI GENOMI DEI BATTERI


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Forbes, 5 maggio

FOTO: NASA Marshall Space Flight Center

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E se i microbi che ci circondano fossero codificati con messaggi interstellari di qualche razza aliena? È una domanda che è stata posta per decenni da alcuni membri della “Search for Extraterrestrial Intelligence” (SETI), e che Robert Zubrin, ingegnere aerospaziale e presidente della “Mars Society”, da lui fondata, ha affrontato durante la “Breakthrough Discuss 2019”, conferenza tenutasi lo scorso mese presso la sede di Berkeley dell’Università della California. Per Zubrin, se ormai siamo ora in grado di sequenziare l’intero genoma umano, “non è così assurdo cercare schemi nei filamenti di DNA batterico, né lo è ipotizzare che tali microbi possano costituire il mezzo perfetto per divulgare un’Enciclopedia Galattica Interstellare”. L’idea di partenza è che una volta lanciati nello Spazio, intenzionalmente o no, i batteri possano percorrere distanze interstellari e potenzialmente seminare l’Universo. D’altronde, un singolo batterio, che tipicamente ha una dimensione compresa tra uno e dieci milionesimi di metro, può facilmente replicarsi.


Come potrebbero questi piccoli microbi superare la gravità della loro stella per fare un viaggio interstellare? Secondo Zubrin, “molto probabilmente attraverso la leggera pressione del deflusso di fotoni della loro stella madre”. Questo metodo di trasmissione dei batteri funzionerebbe meglio per le stelle più luminose come quelle di tipo spettrale, F-, G- e K-, mentre “le nane rosse (M) potrebbero avere difficoltà a spingereli fuori dai rispettivi sistemi solari”. Tuttavia, se una colonia di batteri fosse fortemente magnetizzata, come ha notato lo stesso ingegnere in un suo articolo del 2017, pubblicato da “Centauri Dreams”, potrebbe essere in grado di agire “come una vela magnetica in miniatura: in tal caso, in teoria, prenderebbe un vento solare di 500 chilometri al secondo. Questo sarebbe più che sufficiente per spingerlo fuori dal proprio sistema solare”.

Al contrario, se una vela solare microbica venisse colpita dalla gravità terrestre con un razzo e liberata nello spazio vicino alla Terra, sarebbe spinta via dal sistema solare all’incirca alla velocità di 30 chilometri per secondo. Quindi, viaggerebbe un anno luce ogni 10.000 anni, e sarebbe in grado di raggiungere le stelle vicine in meno di 50.000 anni. Per Zubrin “alcuni di questi batteri sopravvivrebbero a un simile viaggio”, anche se sarebbero soggetti ad alte dosi di raggi cosmici e di radiazioni ultraviolette, al limite della sopravvivenza anche per specie microbiche resistenti come il Deinococcus radiodurans. Eppure lo studioso è fermamente convinto che dai miliardi iniziali di cellule di batteri inviati, almeno alcuni resisterebbero preservando ed innescando il processo codificato nel messaggio.

D’altronde, i ricercatori hanno già dimostrato di poter codificare con successo le informazioni nel DNA batterico: “i microbiologi della Columbia University e del “New York Genome Project” hanno codificato informazioni genetiche con una densità di 215.000 terabyte per grammo di DNA”, spiega Zubrin. Secondo le stime attuali, dunque, “un grammo di batteri può essere codificato con circa 900 terabyte di dati, abbastanza per riempire circa due miliardi di libri di 200 pagine - dice -  e se una civiltà aliena dovesse inviare una così vasta biblioteca di DNA codificato in un presunto messaggio interstellare, potrebbe fondamentalmente fornirci un’Enciclopedia Galattica di tutto ciò che ha sempre saputo”. Nello specifico, lo scienziato ritiene che “sepolto da qualche parte nel cosiddetto DNA spazzatura di un batterio, potrebbe esserci un codice alieno di aminoacidi che aspetta solo di essere decifrato da un criptologo superiore”.

Un’ipotesi inquietante, che spinge a indagare su possibili messaggi criptati nei genomi degli organismi pluricellulari, che trasportano informazioni: “sarebbe interessante effettuare un sequenziamento dei genomi terrestri per identificare la presenza al loro interno di numeri magici come il π(Pi) greco o altri numeri codice. Per stabilire poi quali di questi abbia una matrice extraterrestre, basterebbe sottoporli a condizioni spaziali, per capire quali sono adattati a compiere un simile viaggio”. Zubrin non si ferma qui e propone anche un campionamento di aerogel, per cercare microbi nello Spazio, sondando la stratosfera terrestre, la Luna, gli altri pianeti del sistema solare e non solo.

La sua teoria è che la vita sulla Terra è stata originata da microrganismi o precursori chimici presenti nello Spazio, ma non siamo in grado di dire se la loro evoluzione sia dovuta a una panspermia naturale o artificiale. Zubrin sembra convinto che la vita sia apparsa sul nostro pianeta non appena è stato fisicamente possibile. “In effetti, la vita è apparsa sulla Terra 3,8 miliardi di anni fa, immediatamente dopo la fine di una pesante fase di “bombardamento” di asteroidi e comete nel sistema solare interno che si pensa abbia precluso la vita sul nostro pianeta prima di allora”, sottolinea. Quindi, ne deduce che “o la vita si evolve rapidamente e facilmente per reazioni chimiche non appena ha una possibilità, o stava già fluttuando dallo Spazio, pronta a moltiplicarsi non appena le condizioni sulla Terra lo avessero permesso”.

Poiché non troviamo alcuna evidenza di pre-batteri nella documentazione fossile della Terra, Zubrin pensa che sia molto probabile che la vita batterica debba essere arrivata qui dallo Spazio interstellare in un colpo solo. "Non conosco alcun organismo vivente sulla Terra dotato di sistemi di informazione DNA/RNA completamente funzionali che siano più semplici dei batteri”, afferma. La teoria della Panspermia, prevede lo stesso tipo di vita ovunque, senza prove di una precedente storia evolutiva di forme più semplici. “Potrebbe aver avuto luogo naturalmente e per caso anche altrove - aggiunge - sarebbe interessante verificare se anche su Marte, ad esempio, esistono microbi con lo stesso sistema di informazione della Terra. Ma per dimostrare che si tratti di una panspermia artificiale occorrono altre indagini”, conclude. E per quanto riguarda la civiltà che ha inviato il messaggio del DNA? Zubrin sostiene che potrebbero essere molto antichi e forse anche molto distanti da noi.