QUANDO FU SCRITTA LA BIBBIA?


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a cura della redazione, 19 Giugno

Il confronto tra i nomi teoforici presenti nel testo sacro e le iscrizioni riportate sui reperti archeologici, dimostrerebbe che il suo nucleo iniziale fu trascritto per la prima volta nel periodo del Primo Tempio, facendo luce sulle profonde differenze culturali tra gli antichi regni di Israele e di Giuda...

ACQUISTA ORAOggi il dibattito sulla storicità della Bibbia si concentra sul periodo che inizia nel X secolo a.C., con la grande monarchia di David e Salomone, la cui esistenza ed estensione sono diventate un focolaio di controversie archeologiche, fino alla fine del periodo del Primo Tempio e della conquista babilonese di Gerusalemme nel 586 a.C.. Strettamente collegata a questo dibattito è la questione di quando i vari libri biblici furono messi per la prima volta per iscritto. Se, come alcuni studiosi ritengono, i primi testi della Bibbia furono composti solo dopo l’esilio babilonese nel VI secolo a.C., ciò significherebbe che gli scribi biblici erano molto lontani dal tempo in cui avvennero i fatti, ma se alcuni testi fossero stati scritti su pergamena durante il periodo del Primo Tempio, la Bibbia potrebbe essere considerata relativamente più affidabile come fonte storica. Concentrandosi su nomi teoforici, che includono riferimenti alle divinità tutelari comunemente usati in tutto il Levante in quel periodo, una studiosa israeliana ha voluto verificare quanta parte del testo biblico riporti una storia vera. «Se i nomi di un particolare libro biblico coincidono con quelli utilizzati durante il periodo in cui è ambientata una narrazione, basata su reperti archeologici, allora possiamo essere rassicurati sul fatto che la storia è stata scritta nello stesso periodo in cui presumibilmente avvenne, o che l’autore avesse fonti chiare e dirette sugli eventi», spiega Mitka Golub, archeologa dell’Università Ebraica di Gerusalemme, che il mese scorso ha pubblicato un articolo sulla sua ricerca in Biblical Archaeology Review (BAR). 

Sigillo con impresso il nome “Immadiyawm”, che significa “YHWH è con me”, trovato nella città biblica di Dan si pensa sia appartenuto al sommo sacerdote del tempio ©Nelson Glueck School of Biblical ArchaeologyNegli ultimi due secoli, gli archeologi hanno scoperto alcune decine d’iscrizioni e sigilli che attestano la storicità del re David e di alcuni dei suoi successori, come i re Acab di Israele e Ezechia del Regno di Giuda, nonché sacerdoti e altri alti funzionari israeliti. Per questa ragione Golub ha deciso di confrontare i nomi usati nella narrazione biblica del Libro dei Re e delle Cronache, che raccontano la storia degli israeliti dalla fine del regno di re David fino all’inizio dell’esilio babilonese, con quelli trovati nelle iscrizioni rinvenute negli scavi del Levante. «Molti nomi teoforici del periodo del Primo Tempio come Giosia, Isaia o Ezechia sono considerati yahwisti, perché il suffisso IAH (o YAH) fa riferimento al nome di YHWH, la divinità principale degli antichi israeliti e unico dio adorato dagli ebrei di oggi», spiega al Jerusalem Post.

Sigillo del re Ezechia del regno di Giuda (scavi di Ophel 2015) . Sono presenti un Sole alato e l’Ankh, simboli che indicano influenze di altre culture ©Ouria Tadmor su The Times of IsraelA quel tempo gli israeliti non erano ancora strettamente monoteisti e credevano ancora nell’esistenza di altre divinità. Ciò si riflette nei nomi teoforici che compaiono nelle iscrizioni del periodo, che spesso includono riferimenti a divinità cananee come Baal o El, e che Golub ha confrontato con il corpus di nomi teoforici biblici. Si tratta di scrizioni datate principalmente intorno al IX secolo a.C., perché non esistono reperti trovati nel Levante dai secoli precedenti. In base alla cronologia biblica, questo è il tempo che seguì la morte di Salomone e la divisione della sua grande monarchia nel regno di Giuda a sud e di Israele a nord. 

Sigillo in paleo-ebraico del periodo del Primo Tempio, trovata a Gerusalemme, con la prima menzione di Betlemme ©Clara Amit/IAA

La scoperta chiave di Golub è che esiste una netta differenza tra l’accuratezza storica dei nomi ebraici e israeliti nei due Libri della Bibbia presi in considerazione. Mentre i nomi giudaici sono in linea con quelli usati all’epoca a Gerusalemme e nei suoi dintorni, non si può dire lo stesso dei nomi israeliti settentrionali. I risultati suggeriscono che chiunque abbia scritto il Libro dei Re e il Libro delle Cronache conosceva bene i nomi di Giuda ma non aveva idea delle tradizioni onomastiche del vicino nord. «Nella Bibbia, i nomi yahwisti sia nel regno d'Israele che in quello di Giuda sono quasi sempre resi con il suffisso o il prefisso "Yahu" (con le lettere ebraiche yod-hey-vav). Gli archeologi hanno scoperto che era tipico del dialetto ebraico. Le prove trovate negli scavi nel regno di Israele mostrano, però, che hanno scritto l’elemento yahwista nei loro nomi come "Yau" (yod-vav)», sottolinea lo studio. Questa differenza può sembrare accademica, ma le conclusioni sono interessanti. Secondo Glab, infatti, gli autori biblici o cambiarono i nomi israeliti per farli apparire più yahwisti, o non avevano fonti particolarmente buone quando si trattava di nomi del nord o presumevano semplicemente che le loro tradizioni fossero simili a quelle del regno di Giuda.

Sigillo del periodo del Primo Tempio, trovata a Gerusalemme ©Olivier FitoussiTutto ciò suggerisce che la Bibbia, o almeno le storie del Libro dei Re e del Libro delle Cronache, furono messe per la prima volta per iscritto negli ultimi giorni del periodo del Primo Tempio, molto tempo dopo che gli Assiri avevano già distrutto il Regno Unito di Israele alla fine del VIII secolo a.C. «Forse parte di questo materiale è stato scritto durante la fine del periodo del Primo Tempio, quando il regno israelita era scomparso da tempo, basandosi probabilmente su fonti orali», dice Golub, che esita però a fissare un periodo specifico. Le sue scoperte coincidono con quella che oggi è una delle teorie prevalenti tra gli studiosi biblici sulla datazione del testo sacro. Secondo questo punto di vista, la stesura dei primi testi biblici avvenne a Gerusalemme alla fine del VII secolo a.C. al tempo del re Giosia, cioè circa un secolo dopo la distruzione del regno settentrionale e qualche decennio prima della caduta di Giuda.

Sigillo che riporta il nome “Achiav ben Menachem” trovato nello scavo della città di David a Beit Shalem ©Eliyahu Yanai/ Archivi della città di David
da un ritrovamento riportato dal The Times of Israel nel 2017

L’idea che un nucleo iniziale della Bibbia sia stato scritto nel periodo del Primo Tempio o subito dopo è supportata anche dallo studio che l’archeologa ha eseguito sui nomi trovati nel libro di Geremia. «È chiaro che la persona che ha scritto o raccolto il materiale per questi libri non sapeva come fossero i nomi israeliti. Se lo avesse saputo avrebbe usato più l’elemento Baal e l’elemento Yau», conclude Gloub, ricordando che alcuni studiosi sottolineano che il nome stesso “Israele” suggerisce che queste persone, almeno inizialmente, erano adoratori di El, il dio principale del pantheon cananeo, piuttosto che di YHWH. Lo studio spiega che nel Libro di Geremia, che racconta la storia del profeta che ha prefigurato la distruzione di Gerusalemme e del Tempio da parte dei babilonesi, circa il 63 percento di tutti i nomi giudaiti (non solo quelli teoforici) sono yahwisti, rispetto al 50 percento dei reperti archeologici provenienti stesso periodo. Questo è seguito dal 10 percento dei nomi con El  e dall’8 percento nelle antiche iscrizioni. Sebbene queste percentuali abbastanza vicine non ci dicano quanto della narrativa di Geremia sia vera, secondo Golub suggeriscono che la storia deve essere stata scritta da qualcuno che era intimamente familiare con i nomi e le tradizioni di Giuda alla fine del periodo del Primo Tempio.

Maniglia di un vaso che apparteneva al re su cui è inciso “LMLK”, Hebron ©Oded Lipschits TAUSecondo Yosef Garfinkel, capo dell’Istituto di Archeologia della Hebrew University e uno dei maggiori sostenitori della storicità della monarchia unita sotto David e Salomone, per quanto l’analisi quantitativa dei nomi biblici e il loro confronto con la documentazione archeologica possa essere un nuovo strumento sofisticato per datare la composizione della Bibbia, il fatto che i primi testi potrebbero essere stati scritti nel VII secolo a.C. dopo la scissione in due regni, non significa che la Bibbia non contenga ricordi precedenti. «Chiaramente gli autori biblici avevano una conoscenza molto più intima della storia di Giuda. Ciò non significa che non disponessero di informazioni su ciò che accadde nel X o IX secolo a.C. in entrambe le aree», conlcude su Haaretz. Nel 2019, Golub ha lanciato “Onomasticon”, un database open source online che include nomi e caratteristiche emersi da reperti epigrafici scavati nella regione, con la collaborazione di Itay Zandbank. Ogni anno nel database vengono aggiunti nuovi elementi emersi dagli scavi, dalle pubblicazioni o dall'uso di tecnologie più avanzate che consentono di decifrare iscrizioni precedentemente incomprensibili.

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