RESIDUI ALLUCINOGENI IN UNA SACCA SCIAMANICA MILLENARIA


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Indipendent, 7 Maggio

FOTO: Juan Albarracin Jordan e José Capriles

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Un contenitore rituale, ricavato dal muso di una volpe, è la prima prova archeologica al mondo del consumo dell’Ayahuasca, una preparazione vegetale psicoattiva indigena utilizzata dalle popolazioni del bacino amazzonico, che produce potenti allucinazioni. “Molto probabilmente il sacchetto, che abbiamo ritrovato in Bolivia, apparteneva a uno sciamano”, spiega José Capriles, antropologo della Penn State University e autore di un articolo pubblicato sulla rivista PNAS. Capriles trovò il sacchetto, e le prove dei suoi contenuti “che inducono al viaggio”, durante uno scavo archeologico nel 2010 a Cueva del Chileno, un rifugio roccioso che mostra segni di attività umana che risalgono a 4000 anni fa.

Una volta la grotta era usata come tomba e, sebbene i saccheggiatori l'abbiano spogliata, hanno lasciato dietro di sé quelli che consideravano reperti di scarto, tra i quali trecce di capelli umani e uno strano sacchetto, che Capriles pensò inizialmente fosse una scarpa. Quella “scarpa” risultò essere un tesoro archeologico: una borsa rituale in pelle che custodiva un recipiente ricavato dal muso di una volpe, una fascia decorata, minuscole spatole di lama d’osso, un tubo intagliato e due piccole tavolette di legno cesellate a mano per inalare sostanze. La datazione al radiocarbonio della superficie del sacchetto di pelle indica che fu utilizzato tra il 900 e il 1170 a.C. Lo stesso fagotto, conteneva sostanze psicoattive, resti di piante secche, che i ricercatori hanno fatto fatica a riconoscere. Tuttavia, i residui presenti sul fondo del sacchetto sottoposti a test avevano una precisa firma chimica. Le analisi hanno rilevato tracce di bufotenina, benzoilecgonina (BZE), cocaina (probabilmente dalla foglia di coca), dimetiltriptamina (DMT), harmina e psilocina, una componente chimica propria dei funghi alluciniogeni.

Il proprietario del sacco era sicuramente collegato a una vasta rete commerciale, poiché non tutte le piante presenti nella borsa sono originarie della Bolivia sudoccidentale. L’harmina è abbondante nella Yagè, una pianta che proviene da zone tropicali del Sud America settentrionale, a centinaia di chilometri di distanza. Il team internazionale, che sta analizzando i contenuti del sacchetto, pensa che il DMT potrebbe essere stato estratto dalla Chacruna, una pianta dalle pianure amazzoniche. Indizi utili a ipotizzare che “l’individuo che utilizzava le piante, i cui residui sono presenti nel fagotto, si muoveva su grandi distanze o aveva accesso a persone che lo facevano”, spiega Capriles.

La Yage è l’ingrediente principale nell’Ayahuasca moderna ed è spesso combinato con la Chacruna. Insieme, le sostanze interagiscono per provocare potenti allucinazioni, causando spesso nausea e vomito. Il presunto sciamano praticava esperienze allucinogene, probabilmente grazie alla combinazione delle diverse sostanze con il DMT. La scoperta di Capriles può essere considerata la prima prova archeologica del mondo del consumo di Ayahuasca, anche se non è possibile dimostrare che lo sciamano della Cueva del Chileno la producesse o somministrasse. Le preparazioni moderne di Ayahuasca “sono idiosincratiche”, afferma Dennis McKenna, un etnofarmacologo specializzato in allucinogeni, che conduce riti moderni. “Ogni sciamano ha il proprio infuso - sottolinea - ma alcune piante sono fondamentali. I residui delle sostanze trovate nella sacca di Cueva del Chileno sono frammenti di foglie essiccate, quasi sicuramente usate per preparare rituali sciamanici”, conclude.

Molti pensano che l’Ayahuasca sia una bevanda recente - aggiunge Scott Fitzpatrick, un archeologo dell’Università dell’Oregon che non è stato coinvolto nella ricerca - ma si tratta di un rituale che ha una prospettiva temporale antica, che oggi gode semplicemente di una nuova popolarità”. I suoi effetti psichedelici e i suoi potenziali benefici psichiatrici per le persone con disturbi dell’umore e altre malattie, ne hanno alimentato l’uso in Sud America e negli Stati Uniti, dove gli sciamani offrono cerimonie soprattutto per i curiosi. “Gli utenti moderni non necessariamente provano il farmaco per motivi spirituali - afferma McKenna, che ha passato anni a studiare e campionare l’Ayahuasca per rilevare la matrice che accomuna gli antichi con noi - ma lo usano in modo molto diverso”. Capriles ammette che la scoperta potrebbe essere usata per pubblicizzare rituali moderni destinati ai turisti, ma sottolinea la natura sacra dell’opera dello sciamano: “questo sacco rituale è stato lasciato intenzionalmente nella caverna, che era un luogo sacralizzato”.