RETRODATATO IL LIBRO DELLE DUE VIE EGIZIO


The Times, 8 Ottobre

Le incisioni scoperte su una bara egizia, sono state recentemente identificate dagli studiosi come la più antica copia di una "mappa per l'anima per raggiungere la vita eterna”. Il sepolcro che ospita la bara è stato individuato nel 2012, ma solo ora è stato scoperto che fu costruito 4000 anni fa. L'opera, una miscela di geroglifici e immagini, è dipinta all'interno di una bara di legno, che sembra ospitasse una donna di nome Ankh. Prima di questa recente identificazione, si credeva che la bara fosse la dimora di Djehutinakht I, un gran visir egizio. Oltre agli incantesimi per scongiurare i demoni che il defunto poteva aspettarsi di incontrare nel mondo dei morti, la bara comprende anche ciò che agli occhi moderni sembra una mappa, nota come “Libro delle Due Vie”. 

Raffigura due linee a zigzag, percorsi per navigare nel Duat (gli inferi) e raggiungere Osiride, il suo sovrano. "Il Libro delle Due Vie può essere descritto come il primo libro illustrato nella storia - ha detto Foy Scalf, dell'Università di Chicago - Offre la prima guida illustrata a una geografia sacra”. La bara che conteneva il libro è stata datata al regno del faraone Mentuhotep II, che governò fino al 2010 a.C. Ciò renderebbe la copia circa mezzo secolo più antica di qualsiasi altra trovata. I frammenti di bara su cui è incisa sono stati rinvenuti in un pozzo funerario a Dayr al-Barsha, un sito a metà strada tra il Cairo e Luxor, noto per le sue monumentali tombe rupestri. Il complesso risale al Medio Regno dell'antico Egitto e Ankh sembra essere stata una parente di un ufficiale provinciale d’élite. 

La cripta fu esplorata per la prima volta da un gruppo di archeologi occidentali guidati dall'egittologo americano George Reisner. ma il”Libro” è emerso solo grazie al lavoro di Harco Willems, un ricercatore di archeologia egizia dell'Università di Lovanio (Belgio), il cui studio è stato pubblicato sul Journal of Egyptian Archaeology. Willems ritiene che il tesso avesse un valore sacro:”I suoi incantesimi sembrano essere stati raccolti dai membri del culto di Osiride e gli incantesimi potrebbero essere stati inclusi nei rituali progettati per risvegliarlo". Una sorta di insegnamento segreto "per salvare l’anima da una seconda morte”. Un lavoro ermetico, come lo descrive l'egittologo Edmund Hermsen, una guida per raggiungere il "Rostau”, il regno di Osiride. Tale scoperta dimostra come il corpus sacro egizio, relativo alla resurrezione associata ad Osiride, sia più antico di quanto gli stessi egittologi credano. Una retrodatazione di 500 anni, infatti, presuppone che prima di inciderlo su quel sarcofago di legno, vi sia stata una codificazione culturale di elementi sacri, ad essa associati, probabilmente di migliaia di anni antecedente. E questo di mostra quanto gli egittologi, giustamente, procedano per gradi, ma anche quanto ancora poco abbiamo capito del valore iniziatico della civiltà egizia.

L'antica mappa è incisa in due pannelli di legno e sebbene siano state trovate versioni su altre bare, questa è la più antica della storia. Scritte per funzionari del Medio Regno e loro subordinati, copie del testo arcaico sono state trovate anche su pareti tombali, papiri, maschere di mummia e in altre bare. Il libro antico fa parte di un'opera più grande nota come i “Testi dei Sarcofagi", che include 1.185 incantesimi e scritti religiosi sull’aldilà, di cui fanno anche parte il “Libro delle Porte”, "Il Libro dei Morti”(o "Libro per emergere alla Luce"), un manoscritto egiziano, lungo fino a 20 metri, di incantesimi magici scritti su papiro, e “L’Amduat”, commissionati dalle famiglie alla morte di una persona cara per guidarli nel loro pericoloso viaggio nell’Aldilà. Al centro di questi testi c'era un evento chiave, chiamato "l'Unione delle Anime", l'abbraccio delle anime di due dèi, Osiride e Ra. Tali libri rimangono un enigma. Ne sono state trovate circa due dozzine, ma tra tutti quello di Ankh è ora il più antico. La nuova datazione, infatti, lo rende un chiaro precursore dei libri successivi, che costituiscono il corpus dei testi funerari egizi.