RISOLTO IL MISTERO DEL CODICE VOYNICH?


Romance Studies,15 Maggio

FOTO: sfoglia il Voynich Manuscript

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Il manoscritto Voynich, oggi custodito dall’Università di Yale, potrebbe non essere più un mistero. Dopo innumerevoli tentativi falliti per decodificarlo, Gerard Cheshire, un ricercatore della Bristol University, in Inghilterra, ha annunciato di averne decifrato il codice segreto. Se fosse così, Cheshire sarebbe riuscito dove hanno fallito innumerevoli crittografi, studiosi di linguistica e programmi per computer, risolvendo il rompicapo più misterioso del mondo. A detta del giovane ricercatore, sembra che non ci fosse un “codice” da decifrare in quanto tale, ma solo una lingua romanza estinta e precedentemente sconosciuta da riconoscere, oltre a molte abbreviazioni e alcuni dittonghi complicati.

Di cosa si tratta in realtà? Il manoscritto Voynich è un misterioso testo miniato, prodotto in quello che si pensava fosse un codice scritto e visivo. Datato intono alla metà del XV secolo (1404-1438 d.C.), si pensa sia stato redatto a mano nell’Italia settentrionale durante il Rinascimento. Per diversi secoli ha goduto di un’esistenza senza pretese, fino al 1912 quando fu acquistato da un mercante polacco, Wilfred M. Voynich. In quello stesso anno, il luogo di origine del manoscritto, il Castello Aragonese sull’isola di Ischia, fu venduto a un privato e si ritiene che il documento sia stato ceduto come parte della liquidazione della grande proprietà. Attualmente è ospitato presso l’Università di Yale, dove è archiviato tra i libri e i manoscritto rari della Beinecke Library.

Nel 1915, le sue illustrazioni intriganti e la sua storia sconosciuta furono rivelate al pubblico e immediatamente catturarono l’immaginazione degli studiosi di tutto il mondo. Anche Alan Turing si cimentò a suo tempo nell’impresa di decodificarlo, e persino l’FBI fu coinvolta, durante la Guerra Fredda, nell’ipotesi che si trattasse di una sorta di propaganda comunista. Le indagini hanno rivelato che, in realtà, il manoscritto è un semplice compendio di rimedi a base di erbe, bagni terapeutici e letture astrologiche, riguardanti le questioni della mente e del corpo femminile, della riproduzione, della genitorialità e del cuore, secondo le credenze religiose pagane cattoliche e romane degli europei mediterranei durante il tardo Medioevo. Una sorta di enciclopedia illustrata realizzata da un gruppo di monache domenicane per Maria di Castiglia, all'epoca regina di Aragona. Il documento contiene anche una bellissima mappa che racconta la straordinaria missione di salvataggio via nave, guidata dalla regina Maria, per salvare i sopravvissuti di un'eruzione vicino all'isola di Vulcano, nel 1444.

Molti hanno affermato di averlo decodificato in passato, ma nessuno ha mai tenuto testa alle verifiche. L’ultimo tentativo era stato alla fine del 2018, quando un ingegnere canadese propose la teoria che si trattasse di una forma di turco arcaico, utilizzando un programma di ortografia visiva. Lui e suo figlio, in realtà, riuscirono a verificare solo 300 parole, lasciando incompiuta la traduzione del 70% del manoscritto. Cheshire sostiene che “l’estrazione dei dati algoritmici utilizzati dai modelli per computer sono risultati insoddisfacenti, perché mancavano di un’informazione vitale per la loro programmazione”. Il ricercatore, che ha impiegato due settimane per risolvere l’enigma, spiega infatti cosa rende il manoscritto così inusuale: “Usa un linguaggio estinto. Il suo alfabeto è una combinazione di simboli non più familiari. Non include segni di punteggiatura, sebbene si possano notare varianti di alcune lettere che lo lascerebbero supporre”. In realtà sono tutte in minuscolo e non ci sono doppie consonanti. 

Siamo di fronte a una lingua estinta - spiega - che ha preceduto le lingue romanze moderne, delle quali fa parte l'italiano, e che era utilizzata nel linguaggio quotidiano, ma non in quello scritto: il suo alfabeto combina simboli familiari ad altri insoliti, usa le lettere come punteggiatura ed è costellato di abbreviazioni di parole latine”. Nel suo articolo “The Language and Writing System di MS408 (il numero del Manocritto di Voynich) Explained”, pubblicato sulla rivista Romance Studies, Cheshire descrive come ha decifrato con successo il codice del manoscritto, identificando l’unico esempio noto di proto-linguaggio romanzo ancestrale. Secondo il ricercatore, “il linguaggio usato nel manoscritto era onnipresente nel Mediterraneo durante il periodo medievale, ma raramente era trascritto nei documenti ufficiali, per i quali veniva utilizzato il latino, lingua ufficializzata dai regnanti e dalla Chiesa”. Se il metodo di interpretazione del ricercatore inglese sarà confermato da ulteriori verifiche, il passo successivo sarà utilizzarlo per tradurre l'intero manoscritto, sempre che non nasconda una chiave di lettura anagogica.