RITUALE NEOLITICO SCONOSCIUTO SCOPERTO IN SPAGNA


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a cura della redazione, 29 Settembre

Due teschi umani e i resti di un bovide sono stati trovati sepolti in una grotta insieme a vari reperti e materiali che attestano un rituale funerario di 6.000 anni fa, fino ad ora ignorato dagli archeologi nella penisola iberica...

ACQUISTA ORAI ricercatori dell’Università di Siviglia, analizzando i resti umani ed animali rinvenuti nella Cueva de la Dehesilla, vicino a Cadice nel sud della Spagna, hanno evidenziato l’esistenza di un inusuale comportamento funerario e la presenza di un rituale delle popolazioni iberiche neolitiche sconosciuto. Si tratta di due teschi umani, un uomo e una donna, sepolti accanto alle ossa di una giovane capra, in una grotta che mostra una struttura archeologica e reperti legati a un culto del periodo neolitico medio (4800-4000 a.C.) fino ad ora mai riscontrato nella zona. È quanto affermano gli esperti del Dipartimento di Preistoria e Archeologia dell’Università di Siviglia, in collaborazione con il Centro di Ricerca per l’Antropologia e la Salute dell’Università di Coimbra, nel loro ultimo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista PLOS ONE. Il ritrovamento è avvenuto in seno a una più ampia campagna archeologica di scavi, iniziata nel 2017, sotto il patrocinio del Ministero della Scienza e dell’Innovazione iberico, la High-resolution chronology and cultural evolution in the South of the Iberian Peninsula (circa 7000-4000 cal BC): a multiscalar approach.

©Daniel García-Rivero Ruth Taylor, Javier Pérez-González, et al.

Gli elementi evidenziati rendono il ritrovamento archeologico eccezionale. «Il trattamento differenziale dei crani con prove traumatologiche insieme agli animali sacrificati, così come le strutture archeologiche documentate e i materiali non corrispondono alla prassi funeraria con cui ci siamo confrontati fino ad ora», si legge nello studio redatto dal team di ricerca guidato dal professor Daniel García Rivero. «Questa scoperta - continua - è di grande importanza non solo per la sua particolarità, ma anche perché costituisce un deposito rituale sigillato e intatto, che è una grande opportunità per ottenere una visione più dettagliata dei comportamenti funerari e rituali delle popolazioni neolitiche di tutta la zona, al netto delle diversità presenti sul territorio e delle progressive trasformazioni negli usi e nei costumi determinate dall’incremento demografico».

©Daniel García-Rivero Ruth Taylor, Javier Pérez-González, et al.Si aprono, dunque, nuove possibilità per la comprensione dei comportamenti sociali, simbolici e rituali delle popolazioni neolitiche delle regioni occidentali del Mediterraneo della prima metà del V millennio a.C., attualmente il periodo meno conosciuto nella penisola iberica nel suo complesso. La scarsa documentazione funeraria di quel tempo mostra fondamentalmente sepolture individuali, con rare sepolture secondarie, ubicate in aree abitative e per lo più associate a resti di ceramiche e conchiglie, nonché case, che riflettono l’importanza delle attività legate all’uso del fuoco, ma senza strutture in pietra come quelle ora documentata sulle montagne di Cadice.

©Daniel García-Rivero Ruth Taylor, Javier Pérez-González, et al.

«Si aprono nuove linee di ricerca e scenari antropologici, dove il sacrificio umano e animale potrebbe essere stato correlato a culti ancestrali, rituali propiziatori e preghiere divine nelle festività commemorative», sottolinea García Rivero. Lo studio e la revisione dell’intero registro funerario di questo periodo permetterà di offrire una sorta di mosaico culturale in relazione alle tradizioni funerarie e rituali di queste popolazioni contadine e pastorali, con una probabile divisione tra la regione andalusa e la costa orientale del penisola, le due regioni in cui oggi è disponibile la maggior parte dei dati.

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