SACERDOTE NEOLITICO SEPOLTO IN SIBERIA


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a cura della redazione

IAE, filiale siberiana della RAS, 21 Novembre

Abiti di becco di uccello, lune di pietra e “occhiali” rinvenuti nel tumulo di Ust-Tartassky, in due sepolture di un popolo misteriso vissuto circa 8.000 anni fa…

I ricercatori della divisione di Archeometallurgia dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia (IAE), filiale siberiana dell’Accademia delle Scienze Russa (SB RAS), la scorsa estate hanno scoperto un edificio del tardo neolitico, unico nel suo genre, nel distretto Vengerovsky della regione di Novosibirsk, che attesta un’arcaica forma di culto. Di particolare rilievo sono alcuni oggetti che sembrano essere appartenuti ad antichi “sacerdoti”. In una delle sepolture, sono stati trovati diversi gioielli multicolori di varie dimensioni, realizzati in pietra a forma di mezzaluna, nota nella comunità scientifica come “pendenti a forma di luna”. Il resSculture trovate in una tomba di 4.500 anni fa di una nobildonna siberiana rivelarono nel 2016 misteriose migrazioni del popolo di Okunev. nella foto i resti di un bruciatore di incenso trovato nella tomba che  mostrano i disegni del sole ponsabile della Divisione, Vyacheslav Molodin, ha affermato che i reperti ricordano quelli delle culture della prima Età del bronzo nella zona di Pribaikalye, probabilmente connessi alle culture di Krotovo e di Okunev. Manufatti simili, scoperti la prima volta in una tomba della cultura di Odnovskaya, attestano infatti la presenza di un culto “lunare” sul territorio dell’Asia settentrionale durante l’età del bronzo. Un indizio che ha indotto gli archeologi a supporre inizialmente una datazione di circa 4.500-3000 anni fa. «I pendenti a forma di luna sono fatti principalmente di ardesia e sono stati rinvenuti sui corpi sepolti, posti nell’area delle braccia e della vita. Presentano tutti un foro, che lascia presumere fossero utilizzati come pendenti, su cinture, abiti e copricapo. Ciò è confermato dalle pitture rupestri dell’età del bronzo di Gorny Altai, che raffiguravano antichi adoratori», spiega Molodin. Gli archeologi non hanno dubbi sul fatto che nella tomba principale non fosse sepolto un rappresentante ordinario, ma un ministro di culto, che aveva un ruolo speciale in seno al suo gruppo. Oltre ai pendenti nella sua tomba sono stati trovati altri oggetti insoliti. Sul suo volto sono stati rinvenuti anche due emisferi di bronzo, legati a una piastra con dei fori, che per comprensione semplificata gli archeologi hanno convenzionalmente chiamato “occhiali”. La loro descrizione ricorda oggetti legati ad alcuni culti sciamanici del Sud America. «Forse si trovavano davanti agli occhi del defunto, sebbene potrebbero benissimo essere stati un frammento del suo copricapo», aggiunge la studiosa. Nella stessa sepoltura, i ricercatori hanno notato particelle di materiale organico ancora sconosciuto, molto probabilmente tessuto o corteccia di betulla. Sono stati trovati anche una punta ossea e due oggetti il cui scopo è sconosciuto, simili a pipe. Non lontano dalla tomba “sacerdotale”, gli archeologi hanno scoperto un altro luogo di sepoltura, che si è rivelato assolutamente unico, nel quale erano custoditi capi realizzati con diverse dozzine di becchi di uccello (simili a quelli di gru o di aironi), che sono ora al vaglio dello studio dei paleo-ornitologi. Il complesso si trova sulla terrazza della riva sinistra dguarda il luogo del ritrovamentoel lago collegato con il fiume Tartas. Tra i paesaggi abbastanza uniformi della steppa della foresta di Baraba, questo posto spicca, rappresentando una lunga criniera che si eleva sopra prati soggetti a periodi di alluvione primaverile. Una volta l’anno, dunque, l’intera zona diviene un'immensa distesa di acqua che si estende fino all’orizzonte, simile al mare. «In tre anni di ricerche archeologiche, abbiamo trovato qui complessi economici e sepolture del suolo di varie epoche. Appare evidente che il primo periodo di sviluppo di questa terrazza era associato a un’antica attività spirituale», aggiunge la ricercatrice di Scienze Storiche, Liliya Kobeleva. Tra i ritrovamenti è stato individutato anche uno stretto fossato circondato da piccoli pozzi, in cui giaceva il cranio di un cane, ossa di animali e uccelli, frammenti di ceramica e strumenti di pietra. Le decorazioni e la tecnologia di fabbricazione della ceramica suggerirebbero, però, che il complesso appartiene al Neolitico antico. Una serie di date al radiocarbonio, ottenute grazie a uno spettrometro di massa con acceleratore dell’Istituto di Fisica Nucleare G.I. Budker della SB RAS, hanno confermato le ipotesi degli scienziati. Di conseguenza, il luogo è stato attribuito a una cultura neolitica della steppa di Baraba recentemente identificata, esistita tra il VII millennio a.C. e la prima metà del VI. Una scopertra importante, se si considera che fino a poco tempo fa si pensava che i tumuli di sepoltura fossero emersi in Siberia a cavallo tra la fine del neolitico e l’inizio dell’età del BNella stessa regione, nel 2015, gli archeologi e gli studenti dell’Università statale di Kemerovo, hanno rinvenuto il primo tumulo neolitico di Novosibirsk, che molto probabilmente risale alla tarda età della pietra (V-IV millennio a.C.)ronzo. Le sorprese però non finiscono qui. Gli scienziati hanno rinvenuto, nella parte superiore del fossato, anche un accumulo di strumenti e altri oggetti d’arte, in cima alla quale giaceva la figura di un uccello, ricavata dalla scapola di un grosso animale (forse un cervo) e una voluminosa scultura in corno di una testa di alce. «Prodotti simili, comuni nei monumenti neolitici del Nord Europa, sono in genere utilizzati come estremità di appoggio di bastoni o “scettri"», spiega Molodin. Sotto questi manufatti c’erano le ossa degli arti di diversi cigni e strumenti di osso e corno. Ancora più sotto sotto un accumulo di articolazioni di piccoli uccelli, che probabilmente rappresentano i resti di una collana. Sul fondo del ceppo nel quale erano custoditi gli archeologi hanno trovato scaglie di pietra, piastre di rivestimento e raschietti. Gli studiosi sottoporranno i reperti ad ulteriori analisi per comprenderne meglio l’uso e la contestualizzazione, oltre che per accertarsi non vi sia una datazione stratificata.

Secondo la nostra redazione, la presenza di oggetti di derivazione ornitologica (zampe, becchi e piume) sono l’evidente indizio di un culto sciamanico, di cui si ha già traccia nei costumi dell’uomo di Neanderthal. Tutti rimandano alla simbologia del volo dell’individuo sacro nei mondi astrali. Il fatto di decorarsi con simili strumenti era un appropriarsi del potere di accesso ai mondi ultraterreni, di cui il volo degli uccelli è metafora. Non a caso i Vigilanti dell’Eden vengono descritti nei rotoli di Qumran come adornati di piume di uccello.