SACERDOTESSA SEPOLTA CON “SEI VASI CANOPI” A SAQQARA


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a cura della redazione, 5 maggio

Fonti: ©Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, ©Eberhard Karls Universität Tübingen©National Geographic, ©Arham online ©Smithsonianmag©Egypt Today

Dopo anni di scavo e documentazione di un imponente laboratorio per l’imbalsamazione, scoperto nel 2018 sotto l’antica necropoli vicino al Cairo, e di un cimitero sotterraneo di sacerdoti legati a un misterioso culto, gli archeologi hanno individuato una nuova camera funeraria nascosta, che cela un inusuale metodo di sepoltura…

ACQUISTA ORALa necropoli di Saqqara continua a rivelare incredibili reperti, che la rendono un luogo chiave nella comprensione degli antichi culti egizi. Domenica scorsa, il Ministero delle Antichità Egizie ha annunciato la scoperta di una nuova camera funeraria durante la terza stagione di scavi condotta a Saqqara da una missione egiziano-tedesca. La stanza, individuata a fine aprile, era nascosta dietro un muro di pietra di almeno 2600 anni fa, sotto un pozzo profondo 30 metri collegato a un laboratorio di mummificazione. Il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, Mostafa Waziri, ha spiegato che «la camera conteneva quattro bare di legno in cattivo stato di conservazione. Una di queste si ritiene appartenesse a una donna chiamata Didibastett, che fu sepolta con sei canopi, non quattro come era consuetudine».

Nell’Antico Egitto durante l’imbalsamazione, si estraevano polmoni, stomaco, intestino e fegato del defunto per conservarli in quattro vasi, raffiguranti i cosiddetti Figli di Horus, deputati a proteggerne le viscere durante il viaggio nell’oUno dei due vasi canopi “extra”©Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità
ltretomba e collegati ad altrettante dèe preposte alla custodia dei quattro angoli del sarcofago. Le coppie erano: Duamutef, con la testa di sciacallo, proteggeva lo stomaco ed era connesso alla dea Neith e all’Est; Hapi, con la testa di babbuino, proteggeva i polmoni ed era connesso con la dea Neftis e con il Nord; Imset, con la testa umana, proteggeva il fegato, ed era connesso con la dea Iside e con il Sud; Qebehsenuf, con la testa di falco, proteggeva gli intestini ed era connesso alla dea Selkis e con l'Ovest. Perchè Didibastet fu sepolta con sei vasi? Quali organi contenevano gli altri due? Dall’esame tomografico computerizzato (TC) e in base all’analisi preliminare delle immagini, i ricercatori hanno sabilito che i due misteriosi contenitori di pietra racchiudono tessuto umano. «Sulla scorta di tale risultati, c’è la possibilità che Didibastet abbia ricevuto una forma speciale di mummificazione che ha preservato sei organi del suo corpo», ha sottolineato Ramadan Badri Hussein, direttore della missione dell’Università di Tubinga a Saqqara. Sono ancora in corso gli esami radiologici per identificare di quali resti si tratti. 

© National Geographic

Quella individuata ultimamente è la sesta stanza funeraria di un cimitero sotterraneo per sacerdoti e sacerdotesse, collegato a un grande laboratorio di mummificazione scoperto più di due anni fa a ridosso della piramide di Unas, edificata durante la V dinastia. Interno della piramide di UnasNonostante le sue piccole dimensioni, è considerata una delle più importanti piramidi egizie in quanto è la prima struttura in cui sono stati iscritti i Testi delle Piramidi, formule di carattere funerario e religioso che avrebbero permesso la resurrezione del defunto tra le stelle imperiture. Nel suo complesso lo stabilimento, il primo nel suo genere, ha rivelato nuovi indizi sul processo di mummificazione durante il periodo saita-persiano della metà de3D laser scan delle camere sepolcrali della XXVI dinastia e il pozzo principale del laboratorio per la mummificazione ©Eberhard Karls Universität Tübingen
l primo millennio a.C.. Gli scavi per indagare i profondi pozzi presenti nella zona erano iniziati nel 2016. Per più di un secolo gli egittologi non avevano dato importanza a questi tunnel, che percorrono tutta la zona sotterranea di Saqqara. Eppure, dopo aver rimosso 42 tonnellate di materiale di riempimento, nel 2018 gli archeologi hanno scoperto questo importante tassello per far luce sulle pratiche funerarie degli Antichi Egizi. Alla fine di un primo pozzo profondo circa 11 metri, è stata individuata una camera spaziosa e dal soffitto moto alto. Non era una tomba: la stanza aveva una zona rialzata e canali poco profondi intagliati nella roccia fresca lungo la base di una parete. In un angolo, una ciotola delle dimensioni di una botte era piena di carbone, cenere e sabbia scura. Indizi che suggeriscono fosse un’officina di mummificazione, completa di un bruciatore per l’incenso, canali di drenaggio per il sangue dei corpi e un sistema di ventilazione naturale.

© Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

L’edificio rettangolare, composto di mattoni di fango e blocchi di pietra calcarea, conteneva grandi vasche in cui i corpi e le bende venivano preparati per la conservazione. Al centro del laboratorio, un tunnel lungo quasi 30 metri conduceva a un complesso di camere funerarie, che fiancheggiavano due corridoi. Durante l’esplorazione di queste camere, sono state rinvenute diverse mummie, sarcofagi e bare di legno. Il complesso funerario era in comune, ma c’erano chiare differenze di classe tra i morti che erano stati sepolti lì. Alcuni avevano camere private, altri condividevano il loro ultimo luogo di riposo.

© Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Dallo studio sui testi presenti sui sarcofagi e nelle camere funerarie, sono stati individuati un gruppo di sacerdoti e sacerdotesse, per un totale di 17 mummie, legati al culto di una misteriosa dea serpente, nota come Niut-Shaes, che si presume abbia avuto un grande tempio a Memphis, capitale amministrativa dell’Antico Egitto. Un culto sconosciuto, che gli studiosi pensano possa essere stato importato dalla Libia, dai nomi di una sacerdotessa e un sacerdote, sepolti nella stessa camera funeraria, Ayput e Tjanimit, alquanto comuni tra la comunità libica che si stabilì in Egitto dalla XX dinastia in poi (circa 943-716 a.C.). Anche se non sono state effettuate ulteriori analisi, dalle iscrizioni le mummie risulterebbero essere prevalentemente femminili.

© Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità
maschera d’argento trovata a Saqqara

Sopra la testa della mummia del "secondo sacerdote della dea madre Mut" e della dea Niut-Shaes, gli archeologi hanno trovato una rara maschera con occhi intarsiati di calcite, ossidiana e onice. Test non invasivi (fluorescenza ai raggi X), hanno determinato la purezza dell’argento di cui era costituita pari al 99,07%. «Le maschere d’argento dorate avevano un profondo significato religioso - afferma Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project, intervistato da Arham online - infatti, gli antichi testi egizi indicano che le ossa degli dei sono fatte d’argento e la loro carne è fatta d’oro. Una maschera da mummia d’argento e d’oro è un passo verso la trasformazione del defunto in un dio». Esistono solo altre due maschere simili rinvenute in Egitto, l’ultima nel 1939.© Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Tra le macerie del laboratorio, negli anni, sono stati rinvenuti migliaia di frammenti di ceramica: centinaia di piccole ciotole e vasetti, ognuno con un’etichetta che riportava il nome della sostanza che conteneva e la procedura d’imbalsamazione per cui era stata utilizzata. Ora, dopo oltre due anni il team internazionale di archeologi e chimici dell’Università di Tubinga, dell’Università di Monaco e del Centro di ricerca nazionale egiziano del Cairo ha rivelato anche i primi risultati degli studi sul sito e dei test sugli oli e le resine rinvenute, fornendo un elenco di sostanze mummificanti, tra cui bitume (catrame), olio di cedro, resina di cedro, resina di pistacchio, cera d’api, grasso animale, olio d’oliva e olio di ginepro. Il team sta finalizzando un rapporto per la pubblicazione scientifica.

In una delle nicchie sono stai scoperti anche geroglifici scritti in pigmenti gialli. Tra gli altri oggetti 365 figurine ushabti, alcune delle quali recano testi di geroglifici, e un piccolo obelisco di legno alto circa 40 centimetri, con scene dipinte su tutti e quattro i lati raffiguranti le dee Iside e Nefti e il dio Horus, oltre ad alcune statue lignee del dio Ptah-Sokar-Osiride.

© Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

L’analisi approfondita dei reperti e delle nuove scoperte nel pozzo ha prodotto una moltitudine di informazioni sulle pratiche funerarie nell’antico Egitto. Mentre esiste un’ampia documentazione dell’elaborato processo nelle fonti antiche e persino raffigurazioni artistiche sulle pareti delle tombe degli Antichi Egizi, è difficile trovare prove archeologiche. «Pochissimi luoghi dedicati al processo sono stati adeguatamente scavati - afferma Dietrich Raue, curatore del Museo Egizio dell'Università di Lipsia - il che ha causato, sino ad oggi, un grande divario nelle nostre conoscenze». Le recenti scoperte di Saqqara stanno aiutando a colmare quel vuoto. Per secoli, infatti, l’archeologia nella terra dei faraoni si è concentrata esclusivamente sulle iscrizioni e  sui manufatti delle tombe reali. Il laboratorio della tentacolare necropoli vicino al Cairo ci indica che esistevano gerarchie distinte anche tra le classi privilegiate che potevano permettersi la mummificazione e che potrebbero esisterne altri sparsi in tutto l’Egitto.

© Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Molti dei reperti appena scoperti saranno esposti al Grand Egyptian Museum, un'istituzione tentacolare che dovrebbe essere aperta entro la fine dell’anno. Gli archeologi continueranno a scavare nel sito, facendosi strada nelle camere di sepoltura ancora sigillate. La missione dell’Università di Tubinga riprenderà la sua indagine completa sul cimitero della XXVI dinastia il prossimo inverno. Il lavoro svolto sino ad ora sarà documentato da una nuova serie in quattro puntate del National Geographic, “Kingdom of the Mummies”, che verrà presentata in anteprima mondiale negli Stati Uniti martedì 12 maggio. In Italia la serie, intitolata "Mummie: Misteri nelle Piramidi”, sarà trasmessa sulla stessa rete il prossimo 4 giugno.

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