SCIMMIE DELLA VALLE DELL’INDO UTILIZZATE NELLA SIMBOLOGIA RITUALE MINOICA


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Gli affreschi dell’età del bronzo sull’isola di Thera, nel Mar Egeo, mostrano primati asiatici in pose rituali, suggerendo un legame con la civiltà della valle dell’Indo che potrebbe cambiare radicalmente ciò che sappiamo sui minoici…

Nel tentativo di comprendere meglio le relazioni tra le scimmie raffigurate nei dipinti murali e le specie che sono state incontrate dai popoli dell’Egeo, della Mesopotamia e dell’Egitto, un teaminterdisciplinare di primatologi, in collaborazione con un illustratore tassonomico e uno storico dell’arte-archeologo, ha identificato le specie di primati presenti sulle pitture murali dell’Egeo dell’Età del Bronzo (3500-1100 a.C.) attraverso precise caratteristiche visive. 

Le immagini, sebbene stilisticamente egee, sono state sempre considerate strettamente correlate alle rappresentazioni dell’Antico Egitto, del Medio Oriente e della Mesopotamia, e discendenti da esse. Mentre le raffigurazioni delle scimmie in queste ultime regioni raffigurano specifiche specie locali, importate per ragioni di culto, nella maggior parte delle rappresentazioni murali dell'Egeo le scimmie mancano dei dettagli necessari per la loro identificazione. Marie Nicole Pareja, dell’Università della Pennsylvania (Filadelfia), ha lavorato i questi anni, in collaborazione con diversi primatologi, per riesaminare uno dei dipinti murali presenti in un edificio minoico sepolto nella cenere vulcanica intorno al 1600 a.C. nel sito di Akrotiri, che si trova sull’isola greca di Thera (Santorini), nel Mar Egeo. Secondo il rapporto pubblicato sulla rivista internazionale “Primates”, la pittura parietale suggerisce che i greci dell’età del bronzo ebbero contatti diretti con i popoli della valle dell’Indo. «In quel periodo non ci sono tracce di scimmie in Grecia e quelle raffigurate in altri dipinti sono state identificate sino ad oggi come babbuini olivastri (facce nere, pelliccia verde oliva e quarti posteriori scuri) originari dell’Egitto (associati allo dio Thoth, l’animale veniva santificato e adorato in molti siti egizi, come le necropoli tolemaiche di Touna el-Gebel e Saqqara)», spiega Pareja. Osservando i dettagli dei dipinti di Thera, i ricercatori hanno scoperto che i primati di Akrotiri sono raffigurati con la pelliccia e la coda a forma di S, caratteristiche distintive del langur grigio (Semnopithecus), una specie che vive in Nepal, Bhutan e in India. Un indizio che ha condotto gli studiosi a dentificare una nuova "regione fonte" per l’iconografia dei primati, indicando un contatto più o meno diretto dei minoici con la civiltà della valle dell’Indo. Questa società urbana altamente sofisticata è considerata la prima civiltà nel subcontinente indiano (2700-1400 a.C.). Ponendo l’enfasi sul crescente corpus di possibili raffronti con l’Indo e delle specie presenti nell’Egeo, in epoca più tarda, è emersa una più ampia sfera d’interazione iconografica e socio-religiosa. 

Gli affreschi presenti sulle isole di Creta e Thera raffigurano scimmie in una varietà di ruoli: alcune in pose che riproducono le loro abitudini in natura, altre sembrano addestrate o si atteggiano a movenze umane, altre ancora sono raffigurate nell’atto di partecipare ad attività sacre. «Non sarei sorpresa se un giorno in futuro travassimo prove di un contatto diretto», afferma Pareja. In questo sistema espanso, la Mesopotamia fu certamente un intermediario che consentì la circolazione di merci, materie prime, persone e iconografia tra Est e Ovest. Alcune scene, però, rappresentano le scimmie come se si muovessero nel loro habitat e resta difficile credere siano frutto dell’immaginazione dell’artista, ispirato da un oggetto che le riproduceva o da un solo animale in cattività. Oltre al numero crescente di prove che indicano un forte scambio sulle lunghe distanze tra questi popoli, per Pareja la pittura di un langur dell’Asia meridionale su un murales di un’isola greca ha diverse implicazioni. Se, negli affreschi Greci dell’età del bronzo, il motivo della scimmia, apparentemente marginalizzato e iconograficamente incorente (corpi, posture, gesti, dimensioni e livelli di dettaglio differiscono all’interno di ogni immagine), è comunque importante per l’evidente influenza dell’arte orientale ed egizia, lo è altrettanto per  la contaminazione di significati e funzioni che altrove hanno precise sfumature religiose. Già nella sua tesi di laurea, “L’iconografia della scimmia nell’Egeo dell’età del bronzo”, del 2015, Pareja aveva sottolineato come le rappresentazioni minoiche dei primati, siano essi scimmie o babbuini, hanno precise connotazioni religiose, completamente diverse rispetto al ruolo emarginato conferito ai primati i Grecia nel periodo geometrico, arcaico e classico: «Sebbene esista una vasta gamma di animali per la rappresentazione, gli artisti minoici hanno accuratamente selezionato ogni soggetto per svolgere ruoli specifici. Le scimmie sembrano funzionare in modo diverso rispetto ad altre creature raffigurate, tanto da partecipare attivamente acnhe a forme rituale». Questo indicherebbe una trasfusione di conoscenza e di culto da altri popoli. Identificando gli elementi specifici che appaiono più volte nell’arte minoica, per Pareja è dunque possibile ricostruire alcune pratiche cerimoniali. Un esempio è fornito proprio dagli affereschi di Akrtiri, dove le scimmie sono raffigurate in più stanze, all’interno dell’edificio, come se facessero parte di un narrato più ampio. «Gli affreschi di di Akrtiri presentano scimmie dinamiche, in una varietà di pose, diverse l’una dall’altra per le caratteristiche e i segni facciali». Di particiolare rilevanza è la scena che mostra almeno quattro scimmie che brandiscono oggetti creati dall’uomo in un paesaggio roccioso ricoperti da ciuffi di croco (un fiore a forma di coppa). «Queste scimmie sembrano imitare il comportamento umano mentre si impegnano con un’ arpa, una spada, un fodero, un orecchino d’oro e una collana, una cintura o un’imbracatura», sottolinea la studiosa. In un secondo affresco, poco distante, una scimmia (blu) che si erge sulle zampe posteriori e estende le zampe anteriori verso una Dea seduta porgendogli gli stemmi dei fiori mentre un magico grifone dalle grandi ali bianche è al suo fianco e assiste la sua opera. 

«Qui la scimmia funge da intermediario tra una giovane donna, dietro l’animale, e la Dea seduta di fronte. In termini di composizione, sia in senso orizzontale che in senso verticale, la creatura è posizionata in linea diretta di comunicazione tra il mortale e la divinità». Se è vero, come dimostra l’ultimo studio della ricercatrice, che i minoici furono ispirati all’arte da regioni di un’area geografica molto più ampia di quanto si credesse in precedenza, è giusto chiedersi quale parallelismo possa esistere tra la Dea raffigurata ad Akrtiri e la Dea Madre dei sigilli e delle figurine di terracotta della civiltà della valle dell’Indo. È forse questa contaminazione che, connessa al culto Solare egizio, ha dato vita alla Dea Solare Minoica che connetteva i tre mondi: quello celeste, quello terreno e quello sotterraneo, quale psicopompo legato alla Rinascita?

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