SCOPERTO FOSSILE DENISOVIANO ANCHE IN TIBET


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The Wall Street Journal, 1 Maggio

FOTO: Dongju Zhang, Università di Lanzhou

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Nel 1980, un monaco buddista entrò in una grotta sacra del Tibet per pregare. Sul pavimento, trovò parte di una mascella umana, sulla quale ancora erano presenti dei denti. Dopo quasi 40 anni, un team di scienziati ha sottoposto il reperto a test di verifica per comprenderne le generalità. Sorprendentemente ha scoperto che il fossile apparteneva a un Denisoviano di 160.000 anni, membro di una stirpe di misteriosi esseri umani scomparsi circa 50.000 anni fa. Il fossile conferma l’esistenza di tale specie e rappresenta la prima prova della sua presenza al di fuori della Grotta di Denisova, in Siberia. Un tassello importante, in quanto dimostra che questi lontani parenti dell’essere umano moderno, tempo fa, vivevano nella maggior parte dell’Asia centrale e orientale. “Sono molto emozionato, sapevamo dell’esistenza dei Denisoviani da 10 anni, ma non li avevamo mai trovati da nessun’altra parte”, ha commentato Bence Viola, paleoantropologo dell’Università di Toronto, che non ha partecipato al progetto.

Nel 2010, Dongju Zhang, un archeologo dell’Università di Lanzhou in Cina, ha iniziato a studiare la mascella tibetana, custodita da anni presso il suo Istituto. “Subito, capii che era un umano-non umano. Tutti abbiamo il mento, ma questo non ne ha uno”, ha spiegato. Zhang incurtiosita, ha localizzato la grotta in Tibet dove era stata scoperta la mascella. I monaci di un tempio vicino le hanno detto che regolarmente trovavano resti umani durante le loro visite. Un’affermazione confermata dagli scavi che il suo team ha successivamente eseguito sul posto, rinvenendo in una grotta strumenti antichi, segno evidente di occupazione umana.

Le foto della mascella sono state inviate a Jean-Jacques Hublin, un paleoantropologo del Max Planck Institute. Dopo aver esaminato il fossile di persona, andando in Cina, il ricercatore ha inizato una collaborazione con Zhang e con altri esperti per saperne di più. Chuan-Chou Shen e Tsai-Luen Yu della National Taiwan University hanno eseguito i test per capire quanti anni avesse la mandibola: "aveva ancora pezzi di roccia attaccata ad essa, e questi contenevano uranio, il che ci ha permesso di misurare la decomposizione dell’uranio al torio”, spiegano. Le analisi hanno rilevato che il fossile risale ad almeno 160.000 anni fa ed è la più antica prova di presenza umana sull’altopiano tibetano. Un indizio che ha portato gli scienziati a studiarne il DNA, per rivelarne l'identità.

In un primo momento, Qiaomei Fu, genetista dell’Istituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia di Pechino, ha constatato che nessun materiale genetico era sopravvissuto. Fortunatamente, altre molecole biologiche possono essere individuate nei fossili. Al Max Planck, l'antropologo molecolare Frido Welker, ha trovato antiche proteine tra i denti della mandibola, che non provenivano da un DNA noto, né “moderno”, bensì avevano una stretta corrispondenza con il DNA dei Denisoviani scoperti in Siberia. Il nuovo reperto fossile ci dice che i Denisovani erano notevolmente resistenti, in grado di sopportare le difficili condizioni climatiche dell’altopiano tibetano, a un’altitudine di 3.261 metri. Inoltre, la scoperta suggerisce che possono aver subito adattamenti genetici alle alte quote, e che i tibetani di oggi potrebbero aver ereditato quei geni, grazie a incroci avvenuti in epoca preistorica.

Una teoria che gli scienziati inseguono da cinquant’anni. Erano gli anni ‘70, quando i ricercatori russi iniziarono a scavare la grotta di Denisova in Siberia, trovando, nel tempo, una grande quantità di ossa. Gli archeologi ne inviarono alcune al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, i cui esperti eccellono nel recupero del DNA dai fossili. Solo nel 2010, però scoprirono che non tutte le ossa contenevano il DNA dei Neanderthal: l'osso di un dito, tra quelli rinvenuti in Siberia, conteneva geni diversi da una discendenza umana sconosciuta. Una scoperta che ha portato, negli ultimi dieci anni, i ricercatori a selezionare scrupolosamente tutti i frammenti ossei rinvenuti, tra cui un pezzo di cranio che è risultato essere di un ominide vissuto nelle caverne tra i 287.000 e i 50.000 anni fa. Sulla base del DNA fino ad oggi identificato, i Denisoviani avrebbero condiviso un antenato comune con i Neanderthal circa 400.000 anni fa, dopo essersi incrociati tra loro.

La nuova scoperta e altri ritrovamenti recenti, scattano una foto sempre più nitida dei Denisoviani: “le loro teste sembra essere erano enormi, i loro molari erano giganteschi, le loro mascelle erano spesse, e le loro casse cerebrali erano massicce”, spiega Viola, ipotizzando che gli adulti avrebbero potuto pesare ben oltre 200 chili. La diffusione del DNA denisoviano riscontrata attraverso alcuni test eseguiti negli ultimi anni, su un campione variegato di esseri umani moderni sparsi per il mondo, "suggeriva che i Denisoviani potessero aver vissuto in tutta l’Asia orientale e sud-orientale, e non solo, ma non erano state trovate prove che lo confutassero”, aggiunge. "È solo di pochi giorni fa, infatti, la notizia di uno studio che sostiene che un gruppo di Denisoviani raggiunse la Nuova Guinea creando possibili ibridi, anche se mancava il riscontro genetico. Nessuno riusciva a trovare un fossile Denisoviano fuori dalla grotta siberiana.Ora lo abbiamo”, ribadisce.

La scoperta che vivevano ad alta quota è intrigante per un’altra ragione: i tibetani oggi condividono uno speciale legame genetico con Denisoviani. La grotta in cui è stata trovata la mascella si trova in una valle aspra. Quando la maggior parte delle persone viaggia ad altitudini elevate, risponde al basso livello di ossigeno producendo emoglobina extra nei globuli rossi. “Questo rende il sangue più denso - sottolinea Emilia Huerta-Sanchez, genetista della Brown University- ma questo non accade nella maggior parte dei tibetani grazie a una versione insolita del gene EPAS1”. Nel 2014, Huerta-Sanchez e i suoi colleghi hanno scoperto che questo gene insolito proveniva da Denisoviani.

In che modo i Denisovani hanno prodotto un gene per sopportare l'alta quota? E come è divenuto così comune nei tibetani, ma così raro in altre persone? Negli ultimi decenni, i paleontologi cinesi hanno trovato diverse ossa misteriose che sono quasi umane e hanno decine o centinaia di migliaia di anni. I ricercatori ora possono paragonarli alla mandibola tibetana e cercare un riscontro fossile alle proteine individuate. “I Denisovani sono già da qualche parte in un cassetto dei musei - dice Welker - non siamo stati in grado di collegarli ancora insieme. Ora possiamo farlo”.