SCOPERTO UN LEGAME TRA I FULMINI E I CROMLECH


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Heritage Daily, 17 Marzo

Utilizzando immagini satellitari la geofisica rivela prove di cerchi megalitici perduti ancora sepolti dalla torba scozzese, in corrispondenza dei quali è stata riscontrata una forte anomalia magnetica a forma di stella, risultato del singolo grande impatto di una folgore nel passato...

ACQUISTA ORAGrazie all'indagine geofisica del Calanais Virtual Reconstruction Project, progetto congiunto dell’Università di St Andrews e dell’Università di Bradford, con il finanziamento della Highlands and Islands Enterprise, gli scienziati hanno scoperto un legame tra gli antichi cerchi di pietra megalitici più iconici nel Regno Unito e le forze della natura. Mentre studiavano il cromlech preistorico di Tursachan, il principale cerchio di pietre a Calanais sull’Isola di Lewis, nelle Ebridi scozzesi, il team di ricercatori ha usato le immagini satellitari per rivelare prove di cerchi “satelliti” perduti e ancora sepolti dalla torba. Uno di questi, noto come Sito XI o Airigh na Beinne Bige, è oggi costituito da un’unica pietra in piedi su una collina esposta che domina il cerchio principale. La geofisica ha rivelato che, non solo, la pietra era originariamente parte di un cerchio di pietre erette, ma anche che al centro di questo sito era riscontrabile un’enorme anomalia magnetica a forma di stella, risultato di un singolo, grande impatto di una folgore nel passato o di molti piccoli fulmini che hanno agito su quell’area. 

I ricercatori sono stati anche in grado di ricreare virtualmente un altro cerchio nei pressi, grazie all’aiuto del Smart History della School of Computer Science della Università di St Andrews. Un cromlech andato perduto con le sue pietre sepolte o abbattute. Conosciuto come Na Dromannan, l’attenta scansione delle pietre ha permesso di ricostruire un modello 3D completo che consente di tracciare il passaggio del Sole e della Luna attorno a questo cerchio per la prima volta in quattro millenni. 

Il capo del progetto, il dott. Richard Bates, della School of Earth and Environmental Sciences, dell’Università di St Andrews, ha dichiarato: «Tali prove sono estremamente rare nel Regno Unito ed è improbabile che l’associazione tra i fulmini e questo cerchio di pietre sia una coincidenza. Non è chiaro se i fulmini del sito XI si siano concentrati su un albero o su una roccia non più in sito, o se il monumento stesso abbia attirato delle folgori. Tuttavia, questa straordinaria evidenza suggerisce che le forze della natura avrebbero potuto essere intimamente legate alla vita di tutti i giorni e alle credenze delle prime comunità agricole dell’isola». 

Il dott. Chris Gaffney, della School of Archaeological and Forensic Sciences dell’Università di Bradford, ha detto: «Il nostro lavoro presso il sito XI dimostra che senza un’indagine scientifica dettagliata non saremmo mai in grado di identificare tali eventi di impatto da folgori». Il dott. Tim Raub, della School of Earth and Environmental Sciences dell’Università di St Andrews, ha aggiunto: «Questa prova è rara perché i fulmini risultano veicolati a stella lungo la parte superiore della superficie. La chiarezza dellaì “folgorazione” suggerisce che stiamo osservando eventi accaduti prima che la torba coprisse il sito, più di 3000 anni fa». 

Parole che trovano eco nel professor Vincent Gaffney, della School Archaeological Sciences dell’Università di Bradford: «I fantastici risultati del sondaggio dimostrano che dobbiamo comprendere meglio il paesaggio che circonda questi monumenti rituali e il ruolo che la natura e gli eventi naturali, tra cui i fulmini, ebbero nel generare i rituali e credenze delle persone molte migliaia di anni fa». La dott.ssa Alison Sheridan, che ha collaborato a questa ricerca, su questo punto ha precisato: «È una scoperta emozionante, che ci aiuta a entrare nelle menti delle persone che hanno costruito i cerchi di pietra a Calanais e nei dintorni. C’è ancora molto da scoprire sui cosiddetti cerchi “satelliti” di Calanais e ciò fornisce un primo passo importante». 

Il dott. Bates ha poi spiegato che «per la prima volta in oltre 4000 anni le pietre possono ora essere viste e “virtualmente” visitate. Tutti saranno in grado di farlo e avere un’idea reale di com’era dopo che fu eretto. Abbiamo appena graffiato la superficie di questo paesaggio e già possiamo avere un’idea di ciò che potrebbe esservi sepolto in attesa di essere scoperto». Il team spera di tornare a Lewis il prossimo anno per intraprendere ulteriori sondaggi, sia sulla terraferma che nelle acque intorno al Tursachan a Calanais, dove l’antico paesaggio fu inondato in seguito dall’innalzamento del livello del mare.

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