SEGNI DI INGEGNERIA AVANZATA TRA GLI UTENSILI PREISTORICI IN TANZANIA


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a cura della redazione, 12 Gennaio

Uno studio sulla selezione dei materiali nell’età della pietra rivela che i nostri antenati prendevano decisioni complesse sulla progettazione degli utensili già 1,8 milioni di anni fa…

ACQUISTA ORAAnticamente, quasi due milioni di anni fa, gli ominidi erano già in grado di progettare strumenti di pietra in modo complesso per garantire che fossero adatti allo scopo per cui erano costruiti. Sperimentando le materie prime impiegate nella produzione degli utensili da parte degli ominidi che vivevano nella gola di Olduvai, in Tanzania, i ricercatori hanno scoperto che i nostri antenati prendevano decisioni complesse sulla progettazione degli utensili già 1,8 milioni di anni fa. Un nuovo studio, pubblicato dalla rivista “Royal Society Interface”, indicherebbe «l’esistenza di una capacità selettiva e di una complessità decisionale in funzione progettuale degli utensili in pietra, tale da lasciar supporre conoscenze mai prese in considerazione prima d’ora». La ricerca, che si è avvalsa di metodi sperimentali più comunemente utilizzati nell’ingegneria moderna, è stata condotta dall’antropologo Alastair Key dell’Università del Kent, nel Regno Unito. 

I test effettuati sui manufatti, da scienziati britannici e spagnoli, hanno rivelato che gli ominidi paleolitici selezionavano diverse materie prime secondo gli strumenti cui erano destinate, in base alla loro affilatura, resistenza ed efficienza. Inoltre, sembra che questi ominidi prendessero tali decisioni combinandole a precise varianti, come la durata d’uso degli strumenti che fabbricavano e la forza con cui necessitavano essere utilizzati. Pur essendo disponibili svariati tipi di pietra altamente resistenti, tra cui la lava, il loro utilizzo variava in base a fattori come il potenziale di uno strumento per creare elevate forze di taglio e indipendentemente dalla distanza che gli ominidi dovevano percorrere per reperire i materiali dalle loro fonti naturali. «Lo studio suggerisce che i produttori di utensili della prima età della pietra non si accontentavano della disponibilità di pietre del luogo dove vivevano, ma prendevano in considerazione soprattutto la nitidezza del loro bordo che potevano ricavarne», afferma l’antropologo, intervistato dalla rivista “Cosmos”. 

Key e i suoi colleghi hanno anche scoperto che gli ominidi preferivano la quarzite, un tipo di pietra più affilato e meno resistente, che richiede tecnologie di taglio opportune e più complesse per essere lavorata. Gli studiosi hanno potuto stabilire che veniva utilizzata per fabbricare gli strumenti a scaglie, che si pensa servissero per precise attività, quasi chirurgiche, sebbene fosse più delicata e quindi destinata a un uso di breve durata. Gli stessi ominidi itilizzavano invece il chert, una roccia sedimentaria dura a grana fine composta da cristalli di quarzo molto piccoli,che era identificato come altamente durevole e affilato. «Veniva favorito per una varietà di tipi di utensili in pietra grazie alla sua capacità di massimizzare le prestazioni di taglio per un uso più prolungato nel tempo», aggiunge il ricercatore. Precedenti ricerche hanno dimostrato che anche le popolazioni della prima età della pietra in Kenya selezionavano i tipi di rocce da utilizzare, ma secondo Key mai così all’avanguardia. «Il motivo per cui le popolazioni Olduvai abbiano scelto preferibilmente una materia piuttosto che un’altra è stato sempre un enigma per gli archeologi, almeno negli ultimi 60 anni,- spiega - soprattutto perché avendo facilmente a disposizone la lava e la quazite non si comprendeva l’uso e la ricerca del chert. Ciò che siamo stati in grado di dimostrare è che i nostri antenati presero decisioni piuttosto complesse su quali materie prime usare e lo fecero in un modo che produceva strumenti ottimizzati per circostanze specifiche.Ed è incredibile pensare che lo facessero popolazioni che vissero da 1,8 a 1,2 milioni di anni fa», conclude.

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