SIMBOLI TEMPLARI IN UNA TOMBA A CREMONA


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a cura della redazione, 5 marzo

si ringrazia Marco Morucci per la segnalzione su Obiettivo Enigma

Una stanza di sepoltura con simboli Templari, probabilmente risalente all’XI secolo, è emersa in un saggio di scavo lungo il muro perimetrale del cortile del Torrazzo della Cattedrale di Cremona. Scoperta oggi una seconda tomba...

ACQUISTA ORAHa suscitato grande curiosità tra gli studiosi la stanza di sepoltura con simboli Templari ritrovata nei giorni scorsi dall’équipe guidata dall’archeologo e studioso cremonese Gianluca Mete, durante i lavori di allacciamento del teleriscaldamento per la Cattedrale di Cremona. Se appartenesse a un membro dell’Ordine, sarebbe la seconda rinvenuta in Italia, l’altra si trova a Verona, a San Fermo. In quel caso, nel 2018, le analisi del DNA confermarono che era la tomba del Gran Maestro Arnoldo di Torroja. La stanza tombale di Cremona si trova proprio sotto la facciata più antica della chiesa, quella settentrionale, su cui ci sono diversi simboli Templari tra cui le croci più antiche e quelle a otto punte del secolo XIII. Come anticipato da “Cremona Oggi” gli archeologi hanno rinvenuto sulle pareti inumidite della tomba a camere tre croci rosse su fondo bianco, con incisione preparatoria che ricordano quelle dei Templari, il più importante ordine religioso cavalleresco (1100 e il 1300 d.C. circa), da sempre circondato da un’aura di mistero e di leggende. Probabilmente la stanza di sepoltura, troncata nella parte alta dalla costruzione del muro del cortile del Torrazzo, apparteneva all’antica chiesa di Santa Maria e dovrebbe risalire all’XI secolo d.C..

Il ritrovamento, avvenuto nell’area adiacente al muro perimetrale, ha una sua importanza in relazione alla secolare influenza dell’Ordine Templare proprio a Cremona. «Fare ipotesi per ora è azzardato - afferma il soprintendente Gabriele Barucca su “La Provincia di Cremona” - comunque sia si tratta di una tomba a camera riempita di materiali di riporto, per ora non sono state rinvenute ossa, la speranza è di poter trovare altri reperti, monete o simili che ci permettano una datazione certa e magari ci diano alcuni indizi».

Le quattro croci rosse su fondo bianco che ornano la tomba sono state coperte per essere pulite dai restauratori e rendere più leggibili le incisioni che riportano al loro interno. A quanto pare il sepolcro era stato già svuotato sia del corpo che dell’eventuale corredo, che avrebbero potuto dare maggiori indicazioni sulla sua appartenenza. I templari, infatti erano sepolti solitamente con la spada, un indizio che se ritrovato sarebbe stato una sorta di “firma” inequivocabile. A infittire il mistero su questo ritrovamento il fatto che sembra sia stato asportato quasi completamente anche il fondo. La tomba potrebbe essere stata manomessa quando fu realizzata la recinzione del cortiletto del Torrazzo. 

Tutto il terreno attorno al luogo dei due ritrovamenti sembra sia stato occupato, una volta, da un grande cimitero che circondava la chiesa più antica dedicata a Santa Maria, che insieme alla concattedrale di Santo Stefano occupava lo spazio poi preso dal nuovo Duomo nel 1107. A sorpresa, proprio questa mattina, è stata rinvenuta un’altra tomba con la copertura a piastra e contenente ancora i resti del defunto. Sono ancora in corso le indagini di pulitura per verificarne il contenuto. Anche se non è ancora stato possibile stabilirne la datazione, gli archeologi ritengono sia molto più recente della sepoltura a “cappuccina” rinvenuta un mese fa, usata più volte, e datata al V-VI secolo d.C.. In passato numerose tombe simili erano state ritrovate durante gli scavi proprio in largo Boccaccino e dentro il cortile del Torrazzo o nella torre stessa (gli scavi di Farries dal 1978 al 1980). 

I simboli templari rinvenuti nella camera sepolcrale testimoniano, comunque, che l’Ordine del Tempio era molto presente nella città bergamasca. In quel periodo, infatti, la città esercitava una forte influenza in tutta Europa, sul Papato e in Medio Oriente, richiamando quindi attenzioni e presenze proprio dei Templari. Non è un caso se a Cremona troviamo una via ad essi dedicata, Porta del Tempio, come ricordava nei suoi studi Gianfranco Taglietti, autore di "Le strade di Cremona. Storia e storie della città lungo le sue strade”.

Nonostante non ci siano documenti che attestino il finanziamento da parte dell’Ordine cavalleresco della costruzione della Cattedrale, l’ipotesi circola da tempo ed è stata avanzata, tra gli altri, anche da monsignor Franco Tantardini. La loro presenza è testimoniata fin dal 1164 e un documento indica una proprietà dell’ordine a Mezule (il Mezzano) nell’Oltrepò. Lo stesso San Bernardo (morto nel 1153), nei suoi viaggi tra Milano e Cremona, sembra che favorì l’insediamento dell’Ordine nella città, per il quale nel 1193 il vescovo Sicardo si dice che fece costruire un Tempio nell’attuale via Voghera a porta Venezia. Tra i misteri che avvolgono il rapporto dei Templari con la città di Cremona, troviamo un manoscritto, una copia degli inizi del XIX secolo: raccoglie una serie di documenti che descrivono un viaggio avvenuto attraverso l'Atlantico settentrionale verso il Canada e l'America nord-orientale nel 1100. Nel testo non solo vengono citati luoghi, come il porto medievale di Dunwich, scoperto solo nel XX secolo dagli archeologi dopo essere rimasto sommerso per centinaia di anni, ma si fa riferimento anche a un testo gnostico perduto del I secolo d.C. "Il Vangelo di Maria” che fu scoperto nel 1896 in Egitto. A parlarne è la scrittrice statunitense Zena Halpern nel suo best seller “The Templar Mission to Oak Island and beyond”, documentando anche una serie di mappe e disegni appartenuti all’Ordine. Nel suo libro, Halpern ricostruisce gli indizi dei vari luoghi citati, fino ad arrivare in una delle chiese della città di Cremona e precisamente a San Sigismondo, dove il preziosissimo faldone fu nascosto in una cripta segreta. I “Documenti di Cremona”, questo il nome del misterioso manoscritto, sarebbero poi stati consegnati dalla famiglia Benvenuto nelle mani di un collezionista americano nel 1971. Nella sua tesi Halpern mette in evidenza una quanto meno singolare connessione, alla fine del 1300, tra la famiglia Benvenuto di Cremona e il conte delle Orcadi Henry Sinclair, che parrebbe aver scoperto il Nord America già a fine XIV secolo. I “Documenti di Cremona” racconterebbero anche come l’Ordine Templare abbia messo piede nel XII secolo in Nuova Scozia, attualmente territorio canadese, precisamente nell'Isola di Oak. Una ricostruzione che è stata argomento di una puntata di “Legends of Oak Island” su History Channel, con la collaborazione dei fratelli Rick e Marty Lagina, impegnati a autenticarne la scoperta da parte dei Templari.

Tra le ipotesi in merito all’ammodernamento della Cattedrale di Cremona, con la realizzazione del protiro e del rosone sulla facciata orientale, il completamento del transetto settentrionale e forse il rifacimento delle volte della navata centrale, c’è chi ritiene siano stati realizzati con il tesoro scomparso dei Catari. Non è dato sapere se la comunità catara di Cremona appartenesse all’ “Ordo Bulgarie” che praticava un dualismo mitigato (dipendente dalla chiesa di Concorezzo), all’ “Ordo Drugunthiae”, che praticava un dualismo assoluto (dipendente dalla chiesa di Desenzano) oppure all’ “Ordo Sclaveniae” che praticava un dualismo mitigato (dipendente dalla chiesa di Bagnolo San Vito). A Desenzano esisteva addirittura una Chiesa con oltre cinquecento “perfecti”, tra le principali in Italia e in Europa e vi predicava il vescovo Giovanni da Lugio, autore del “Liber de duobus principiis”, massimo teologo del catarismo. Nella vicina Sirmione la situazione era differente. La penisola lacustre era diventata l'estremo rifugio per tutti i catari perseguitati, senza distinzioni liturgiche e dottrinali. 
Lì aveva trovato sede la gerarchia ecclesiastica albigese in esilio e continuava le sue predicazioni il vescovo primate di Tolosa, Bernard Marty, fuggito da Cremona, dove aveva trovato temporaneamente rifugio dopo essere scampato all’eccidio di Montsegur.

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