STONEHENGE, NUCLEO SVELA NUOVA ORIGINE DELLE SARSEN


The Guardian, 8 Maggio

FOTO: English Heritage

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Un frammento originale del nucleo più profondo delle pietre di sarsen di Stonehenge, scomparso dall’antico sito britannico più di 60 anni fa durante i lavori di restauro, sta dando nuovi e preziosi indizi sul luogo di provenienza delle imponenti rocce di arenaria. Ha viaggiato attraverso l’Atlantico con l’uomo che lo aveva preso come souvenir e ora è stato finalmente restituito. Fu rimosso nel 1958 e rimase in una vetrina dell’ufficio di Robert Phillips, ingegnere coinvolto nel progetto, che lo custodì portandolo con sé quando emigrò negli Stati Uniti. Avvicinatosi al suo novantesimo compleanno, Phillips decise di mettere ordine nei suoi affari assicurandosi che il souvenir fosse riportato nel Wiltshire, per entrare d’ufficio a far parte della collezione di oltre 500.000 manufatti dell’English Heritage.

Un nuovo pezzo del puzzle, che potrebbe dare una svolta alle indagini sulle origini del circolo di pietre. I ricercatori hanno da tempo stabilito che quelle di dimensioni più “piccole” sono state portate dalle colline di Preseli, nel sud-ovest del Galles, ma l’origine precisa di quelle più grandi è ancora sconosciuta. 

In questi giorni, il progetto di ricerca guidato dal professor David Nash dell’Università di Brighton, sta studiando la composizione chimica delle pietre più imponenti per individuarne la fonte. Il team di ricercatori sta utilizzando uno spettrometro portatile, che attraverso la fluorescenza a raggi X, una tecnica non invasiva, permette l’analisi dettagliata dell'interno della roccia al netto del suo rivestimento. Al team di Nash è stato consentito di utilizzare test più invasivi su un piccolo campione del nucleo restituito, i cui risultati ancora non sono stati resi noti. Nash ha comunque anticipato che, nonostante la maggior parte delle pietre blu risultino provenire dalla vicina Marlborough Downs, mettendo a confronto le campionature, le pietre più piccole e il nucleo delle rocce più grandi, “i risultati iniziali dei test suggeriscono che in realtà le sarsen potrebbero provenire da un luogo molto più lontano”.

Nel 1958, gli archeologi hanno sollevato un intero trilite caduto, una delle strutture iconiche composte da due pietre verticali con una terza appoggiata nella parte superiore. Durante i lavori sono state trovate delle crepe in una delle pietre verticali e per rinforzarla sono stati praticati dei carotaggi, tre fori da 32 millimetri ciascuno, incisi orizzontalmente attraverso la pietra di un metro di spessore, e sono state inserite delle aste di metallo. Le riparazioni furono mascherate con piccoli tappi, costituiti da frammenti delle sarsen trovati durante gli scavi, molto difficili da riconoscere a occhio nudo. Il restauro fu intrapreso da una ditta specializzata nel taglio dei diamante, la Van Moppes, che aveva un ufficio a Basingstoke, nell’Hampshire. Per penetrare la roccia fu utilizzata una perforatrice anulare, che permise di estrarre tre anime di circa 25 millimetri di diametro. Phillips, che lavorava per la Van Moppes, conservò uno dei nuclei di pietra.

Per un certo numero di anni questo frammento di Stonehenge, lungo 108 centimetri, rimase esposto nel suo ufficio a Basingstoke. Quando Phillips lasciò l’azienda nel 1976 ed emigrò negli Stati Uniti, il nucleo viaggiò con lui, prima a New York, poi a Chicago, poi in California e, infine, in Florida. I suoi figli, Robin e Lewis, ora lo hanno restituito a Heather Sebire, curatrice dell’English Heritage. “Nostro padre è sempre stato interessato all’archeologia e ha riconosciuto l’enorme importanza del pezzo del monumento a lui affidato. Era suo desiderio che fosse restituito a Stonehenge. Siamo tutti lieti che il nucleo sia tornato a casa”, ha dichiarato Lewis. “L’ultima cosa che ci saremmo aspettati è ricevere una chiamata da qualcuno in America che ci diceva di avere un pezzo di Stonehenge - commenta Sebire - studiare il DNA di questo nucleo potrebbe darci informazioni preziose per far luce su uno dei più intriganti dilemmi della Storia”.