STONEHENGE: TROVATI RESTI DI ANTICHE CREMAZIONI


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Smithsonian Channel, 1 Novembre

Stonehenge è una meraviglia dell'architettura preistorica. Per secoli, gli archeologi hanno messo insieme la sua storia e il suo significato, ma la ragione della sua posizione in un angolo remoto dell'Inghilterra rimane uno dei suoi più grandi misteri. Ora, dopo anni di indagine, un team di esperti ha scoperto un'antica fossa comune… 

Gli archeologi che lavorano a Stonehenge sono riusciti a ricostruire la storia di centinaia di frammenti di ossa scoperti per la prima volta più di un secolo fa. In un documentario andato in onda su “History Channel” è stato rivelato come gli scavi eseguiti negli anni ’20 dello scorso secolo abbiano portato alla luce centinaia di frammenti di ossa. Non essendo allora disponibile la tecnologia che abbiamo oggi per analizzarle, furono chiuse in uno dei pozzi e dimenticate lì. Erano state rinvenute quasi 60 sepolture umane, a ridosso dell’anello esterno dove si trovano 56 pozzi, conosciuti come Aubrey Holes. A quanto pare, non ci fu un singolo museo in Gran Bretagna che volesse quelle ossa, quindi nel 1935 furono stipatie nell’Aubrey Hole numero 7. Lo storico Mike Pitts, che ha partecipato ai nuovi scavi, ha rivelato perché la scoperta era problematica per il ricercatore di 100 anni fa: «Queste persone erano state cremate, quindi non si avevano teschi da studiare, né tanto meno da mostrare nelle teche dei musei. C’erano solo fasci di cenere e frammenti di ossa bruciate». In sostanza gli archeologi, all’epoca, non erano interessati a simili reperti. «A quel tempo si credeva fermamente che non si potesse imparare nulla guardando le ossa cremate», aggiunge Pitts. Quindi le prove a sostegno della teoria che Stonehenge possa essere stata uno dei luoghi di cremazione più grande dell’Europa preistorica furono nuovamente sepolte nel terreno per decenni. Nel 2017 quelle ossa sono state riscoperte da Mike Pearson che avrebbe letteralmente portato alla luce i morti di Stonehenge. L’archeologo, che è un ricercatore dell’Università di Sheffield, spiega nel dettaglio perché la scoperta è così importante invece per gli archeologi di oggi e come potrebbe dimostrare che il sito sia stato un luogo di sepoltura per un periodo: «Con un’analisi più approfondita di quei resti, anche se sono bruciati, possiamo verificare l’epoca in cui vissero quelle persone, capirne approssimativamente l’età e stabilirne anche il genere. Inotre potremmo scoprire di più sul loro standard di vita, quindi è un’opportunità unica per conoscere chi viveva a Stonehenge, o chi lo ha frequentato e perché». Per gli studiosi il sito si è evoluto in diverse fasi di costruzione, che sono durate almeno 1500 anni. Gli archeologi ritengono che Stonehenge sia stata costruita tra il 3000 a.C. al 2000 a.C.. La zona circolare e il fossato circostanti, che costituiscono la prima fase del monumento, sono datati intorno al 3100 a.C., mentre il radiocarbonio suggerirebbe che le prime pietre blu furono collocate tra il 2400 e il 2200 a.C., anche se non si può escludere che fossero lì dal 3000 a.C..