STRANI OMINIDI CON LA CODA IN SIBERIA


Scientist Time, 2 Aprile

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Un team multi disciplinare di archeologi, antropologi e genetisti, provenienti da diversi nazioni del globo, avrebbe annunciato la sensazionale scoperta di una nuova specie di ominidi, che si sarebbero incrociati con l’Homo sapiens, lasciando tracce genetiche nelle popolazioni dell’Ucraina e della Russia, attraverso la Mongolia, la Corea e la Cina. L’aspetto più sconvolgente del risultato di questa ricerca è che la nuova specie avrebbe avuto una coda ben visibile, un residuo arcaico della sua evoluzione dai primati, avvenuta milioni di anni fa. Ad annunciarlo sarebbe stato il paleoantropologo inglese John Bennett, che avrebbe dichiarato: “Questa potrebbe essere la scoperta più rilevante nella ricerca delle origini umane degli ultimi 100 anni!”. Gli scienziati avrebbero trovato frammenti di ossa nelle profondità di una cava in Siberia, che comprendono: un osso pelvico, un coccige, un femore e un frammento di mandibola. Gli strani ominidi, chiamati dai ricercatori Homo apriliensis, risalirebbero a 50.000 anni fa, periodo durante il quale l’Homo sapiens viveva nella stessa zona.

ricostruzione dell’aspetto di un ominide preistorico
(Andrea Izzotti / Adobe Stock)

Dalle analisi genetiche, pubblicate a un mese dalla scoperta, la nuova specie mostrerebbe tracce di DNA sia denisoviano sia dell’Homo sapiens. Un indizio del possibile incrocio tra le tre specie avvenuta in quei luoghi. “Siamo di fronte a una struttura vestigiale che originariamente aveva una propria funzione. Il residuo doveva essere un’appendice che garantiva equilibrio nei movimenti, e conferma che gli ominidi si sono evoluti perdendo la coda”, avrebbe spiegato Bennett. “Tutti i mammiferi - avrebbe aggiunto - ne hanno una a un certo punto del loro sviluppo. Negli esseri umani, gli embrioni hanno una coda per circa quattro settimane, che misura un sesto della dimensione dell’embrione stesso, di cui il coccige è espressione. In realtà esso ha perso la sua funzione originaria nell’assistenza all’equilibrio e alla mobilità, sebbene serva ancora per alcune funzioni secondarie come punto di attacco per i muscoli”. Nel caso dell’Homo apriliensis, secondo gli studiosi, il feto in via di sviluppo avrebbe mantenuto una piccola coda che sporgeva esternamente e rimaneva visibile dopo la nascita. “Questa è la prima volta in assoluto che riscontriamo una coda esterna in una specie di ominide arcaico. Un ritrovamento senza precedenti, che cambia completamente ciò che sappiamo sull’evoluzione umana”, avrebbero ribadito.

Il ritrovamento della nuova specie confermerebbe quanto pubblicato in un articolo della rivista “Current Biology”, a firma di Lauren Sallan, nel quale si legge che "le code degli embrioni umani sono collegate ai nostri antenati evolutivi: i pesci". La ricercatrice, professore associato nel Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente presso l’Università della Pennsylvania, ha esaminato alcuni fossili di Aetheretmon, un pesce che risale a 350 milioni di anni fa. Le sue larve avevano due code: una carnosa più antica e l’altra simile a una pinna. “L’evoluzione della pinna carnosa - spiega la studiosa - ha consentito ai pesci di nuotare più velocemente, mentre la seconda coda è servita dapprima per stabilizzarne l’assetto, proprio come la pinna dorsale, e in un secondo momento si è spostata unificandosi con l’altra, assumendo una nuova funzione motrice, fino a sostituirla completamente”. 

ricostruzione di come sarebbe un essere umano con una coda
The Daily Omnivore

Per capire come sia possibile, bisogna pensare che la coda cresce come se fosse un arto, sospinta da continui segnali molecolari che provengono da uno specifico gruppo di cellule “organizzatrici”, poste sulla sua sommità. “Nei primissimi stati embrionali dell’uomo e del pesce, la coda appare ancora. Ma l’organismo la sopprime interrompendo i segnali molecolari di crescita. È questo che rende possibili certi movimenti come le manovre più complicate nei pesci e la nostra capacità di camminare eretti o di arrampicarci”, aggiunge Sallan. Per la studiosa, la storia di questi “antichi riadattamenti mostra che l’evoluzione non segue alcun piano, ma procede per così dire a vista e opera con il materiale che ha a disposizione: piuttosto che generare nuove strutture coopta strutture già esistenti e le modifica per nuovi usi e abilità”. Se l’uomo avesse avuto un supporto muscoloso del genere come sarebbe stato? Nello stesso studio, appena citato, si parla di “un’appendice contenete grassi, costituita prevalentemente da tessuto connettivo, muscoli, vasi sanguigni e nervi, ricoperta sicuramente di pelle, lunga presumibilmente 13 centimetri”.

Che sia un “pesce d’Aprile?"