SULLE TRACCE DI MU, ONLINE LE MAPPE DI UN CONTINENTE SCOMPARSO NEL PACIFICO


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Gli scienziati neozelandesi hanno finalmente mappato il grande continente sommerso nell'oceano Pacifico sud occidentale, Zealandia. Potrebbe essere una parte del continente sommerso Lemuria trattato nelle letture di Cayce? Nuove prove lasciano intendere che potrebbe essere così...

ACQUISTA ORAUn nuovo sito messo in rete a fine giugno da GNS Science mostra incredibili mappe interattive di un continente sommerso nell’Oceano Pacifico e porta nuovamente alla ribalta la scoperta avvenuta nel 2017,  resa nota da uno studio pubblicato nella rivista della Società Geologica dell’America, di quello che potrebbe essere il leggendario contiene sommerso di MU, la culla di un’antica civiltà avanzata. Nato da ciò che rimase di Lemuria,  fu descritto dall’angloamericano James Churchward (1851-1936), sulla base di una traduzione del XIX secolo dell’abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg di un manoscritto Maya. Nella loro ricerca, gli scienziati avevano confermato come una regione comprendente varie isole oceaniche, tra cui la Nuova Zelanda, componessero un’unica piastra di crosta continentale, oggi per il 94% sott’acqua. Il misterioso continente “perduto” denominato Zealandia, grande 5 milioni di chilometri quadrati e attualmente sommerso a migliaia di metri sotto l’oceano Pacifico, è stato mappato con un livello di precisione senza precedenti. Manoscritti di Diego de Landa, pubblicati da Brasseur de Bourbourg, che nel 1864  ritenne di essere riuscito a decifrare il cosiddetto Codice Troano, un manoscritto maya, applicando il metodo inventato nel Cinquecento da  de Landa, un monaco spagnolo che divenne vescovo dello Yucatán.La tentacolare massa sottomarina che compone questo continente perduto, denominato “l’ottavo continente” era stata scoperta nei primi anni ‘90 a largo dell’Australia dell’Est, letteralmente sotto la Nuova Zelanda che ne sarrebbe l’unica regione emersa rimasta. Attraverso la piattaforma interattiva, il team di esperti consente l’accesso alle mappe e ai dati geoscientifici della Zealandia, sia per l’area emersa che per quella sommersa dall’oceano. Un quadro accurato, completo e aggiornato della geologia dell'area. «Queste mappe sono un punto di riferimento scientifico e forniscono un nuovo contesto in cui spiegare e comprendere l’attività vulcanica della Nuova Zelanda, i confini delle placche e i bacini sedimentari», afferma il geologo Nick Mortimer in un comunicato ufficiale sul sito TEZ.  Attraverso la mappa tettonica è possibile notare le varie età della crosta, le scarpate e i vulcani antichi e moderni. La mappa batimetrica, invece, riflette la forma della terra solida e del fondo del mare, in una combinazione di colori trasparente con uno sfondo ombreggiato. Grazie a questa mappa, spiegano su Science Direct, è possibile notare le coste, i limiti territoriali e i nomi delle principali aree sottomarine. Si tratta del primo risultato del Seabed 2030, un'iniziativa internazionale per mappare il fondo oceanico di tutto il mondo entro 10 anni, che utilizza la griglia GEBCO 2019 (la Carta Batimetrica Generale del Oceani). Il progetto è una collaborazione tra la Fondazione Nippon in Giappone, GEBCO, NIWA, GNS Science and Land Information, coordinati dal centro oceanico neozelandese, con sede a Wellington.

Sono state fatte diverse ipotesi sull’esistenza di Zealandia dagli anni ’60, quando furono condotti rilevamenti subacquei su vasta scala da società petrolifere che stava costruendo una piattaforme di perforazione offshore. Ma solo nell’ultimo decennio i dati forniti dagli ingegneri minerari subacquei, che cercavano metalli preziosi, hanno evidenziato sufficienti prove per indicare che la terra emersa di Zealandia era un autentico continente e non un gruppo di frammenti di isole. «Se potessimo togliere gli oceani, sarebbe chiaro per tutti che abbiamo delle catene montuose e un grande continente elevato sopra la crosta oceanica: un continente perduto», spiega il geologo Nick Mortimer, l’autore principale dello studio, su Phys.org. Secondo Mortimer e i suoi colleghi, Zealandia si sarebbe staccata dall’Australia circa 80 milioni di anni fa, sprofondando milioni di anni dopo sotto il mare come parte della disgregazione del supercontinente Gondwana, che una volta comprendeva l’Australia e gran parte del restante emisfero meridionale. In parallelo a questa scoperta alcuni scienziati sudafricani nel 2017, in un articolo pubblicato su Nature, hanno dichiarato che un altro grosso pezzo del continente di Gondwana, soprannominato Mauritia, si trova sotto l’isola di Mauritius nell’oceano Indiano

Ciò che rende queste scoperte parallele così emozionanti per gli studiosi delle letture di Cayce è che ora sta prendendo forma il quadro di una terra emersa gigantesca nell’oceano Pacifico che, prima di sprofondare sotto le acque potrebbe aver subito fortissimi cataclismi per milioni di anni, esattamente ciò che secondo il ricercatore avvenne con Lemuria, il continente descritto nelle opere teosofiche di Helena Blavatsky, e da cui successivamente sarebbe derivato Mu. Una teoria soppiantata dalla tettonica delle placche, che comunque non spiega l’esistenza dei genomi recentemente identificati dalle indagini sul DNA di popolazioni distanti tra loro, né la loro apparente comune matrice culturale. 

Ipotetica mappa di Lemuria sovrimpressa ai moderni continenti, da “The Story of Atlantis and Lost Lemuria” di William Scott-Elliot (1896, 1904)

Il nome Lemuria fu coniato nel 1864 sulla base di ricerche zoologiche da Philip Sclater nell'articolo "The Mammals of Madagascar" uscito sul The Quarterly Journal of Science. Generalmente si ritiene che Lemuria sia antecedente ad Atlantide e che sia stata sede di una civiltà avanzata di giganti (stando alle teorie di Elliot Scott). Questo continente partiva dal Madagascar per giungere fino all’Australia. Lemuria sarebbe poi sprofondata, ma una parte di essa si salvò e questa parte contribuì alla formazione di Mu. Il “mito” di questo continente, per molti sconosciuto, nacque a fine ‘800 con James Churchward, un colonnello di origine britannica. Nel 1870, grazie all’amicizia con un sacerdote indiano tradusse alcune tavolette scritte dai Naacal, i “Sacri fratelli” che si narra provenissero da un continente madre in Asia sudorientale. Le tavolette parlavRICHIEDILO AL NOSTRO BOOKSTORE
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ano della creazione del mondo e dell’origine dell’uomo, il quale sarebbe comparso per la prima volta su Mu. Compresa l’importanza della scoperta, Churchward iniziò la sua ricerca in tutto il mondo. Di grande importanza per avere conferma di quanto tradotto dalle tavolette indiane, furono le scoperte di William Niven in Messico: antiche città sepolte, di decine di migliaia di anni, distrutte da immensi cataclismi vulcanici. Non solo tutto ciò, secondo Churchward, avrebbe dimostrato l’esistenza di civiltà “preistoriche” avanzate, ma Niven, durante i suoi scavi, aveva scoperto anche 2.600 tavolette, che facevano riferimento proprio a Mu. Elementi più che validi ad avallare l'ipotesi dell’esistenza di questo continente, che furono confermati da altre fonti quali il Manoscritto troano, il Codex cortesianus, il Manoscritto di Lhasa, le iscrizioni del tempio di Uxmal nello Yucatàn, le iscrizioni del tempio di Xochicalo 96 Km a sud – ovest di Città del Messico, il Ramayana, etc.. Fu così che Churchward, tracciò la storia di Mu. Il continente scomparso si trovava nell’Oceano Pacifico ed era abitato da diverse tribù governate da un re detto Ra-Mu. In "Terre perdute" (1999) si legge che il nome Mu deriva da Moo, annone associato anche alla regina di Atlantide, ma potrebbe avere altreIl "Libro di Dzyan” viene menzionato in antiche tradizioni. Se ne ha testimonianza attraverso gli scritti di Helena Blavatsky. La teosofa russa sosteneva che era scritto in una lingua pre-ariana ora completamente dimenticata, il "senzar"; e che sarebbe stato dettato dagli Atlantidei, membri della quarta razza "creata" dagli dèi "costruttori", e poi distrutta da una immensa catastrofe e sommersa dalle acque di un Diluvio. Fondatrice della Società Teosofica, Blavatsky ebbe la possibilità di visionarlo nel 1868 in un monastero del Tibet origini. Nella ricostruzione di Churchward, il regno di Mu veniva chiamato “Impero del Sole” e i suoi abitanti (i “muani”) adoravano una divinità che venne denominata “Ra” il Sole, in quanto non ci si poteva riferire ad essa con il suo vero nome. Mu era popolata prevalentemente da una razza bianca (e ciò spiegherebbe perché in America Latina vi sono molte raffigurazioni di gente bianca, già da prima della scoperta del Nuovo Continente). I muani portarono scienza, religione e commercio in tutto il mondo. Anche Mu aveva delle colonie tra cui l’impero di Mayax in America, l’impero Uighur in Asia centrale e nell’Est europeo, e il regno dei Naga in Asia meridionale. Dopo una prima catastrofe causata da vulcani e maremoti, durante il periodo di massimo splendore, che interessò la parte meridionale del continente, Mu si inabissò definitivamente 13.0RICHIEDILO AL NOSTRO BOOKSTORE
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00 anni fa, prima di Atlantide. Sopravvissero solo poche persone. Sembra, dunque, che Mu sia stato “il continente madre” di un’antica tradizione coevo di Atlantide, che nello stesso periodo regnava nell’Atlantico. Entrambe le civiltà erano avanzatissime e comunicavano tra loro. Tuttavia Mu non è nota come lo è Atlantide, forse perché non vi sono stati filosofi (come Platone) a tramandarne l’esistenza e, stranamente, non ve ne è menzione neanche ne "Le Stanze dal Libro di Dzyan” della Blavatsky. Tuttavia nel 1997 nei pressi dell’isola di Yonaguni (area di Okinawa) nel mar della Cina, tra Formosa e il Giappone, sono stati scoperti resti archeologici molto importanti tra cui monumenti a terrazze, appartenente ad una civiltà sprofondata nel Pacifico di cui non si ha traccia nei libri di storia ufficiali. Il resoconto di questa scoperta lo troviamo in "Civiltà Sommerse” (“Underworld, the Misterious Origins of Civilization”, 2002) di Graham Hancock. Anche se le fonti al riguardo non sono numerose come quelle su Atlantide, sono sufficienti per stimolare la ricerca di quella che un tempo deve essere stata una vasta terra emersa nell’oceano Pacifico, che esistette molto prima del suo corrispettivo atlantideo. Dai racconti leggendari si dice che anche Lemuria fu patria di una civiltà di gran lunga più avanzata di quelle che esistono oggi, tecnicamente superiore. Secondo Cayce, però, i lemuriani divennero sempre più egoisti, cosa che portò con sé la distruzione di questa razza.

Oltre alle recenti testimonianze geofisiche, esistono, dunque, prove antropologiche che indicherebbero l’esistenza di tale continente perduto. Di fatto, se per molti resta solo una teoria, le antiche civiltà del Pacifico sembrano essere profondamente collegate tra loro nelle credenze e nell’architettura, indice che devono avere in comune una civiltà di origine più antica. Inoltre gli studi sul DNA indicano collegamenti genetici con una razza di origine primordiale e, benché altamente controverse e generalmente respinte dalla scienza convenzionale, le teorie collegano l’origine del tipo sanguigno "0 negativo" a regioni che, nelle letture di Cayce, corrispondono proprio a Lemuria e ad Atlantide. Tutto questo significa che la cronologia di Cayce delle migrazioni da Atlantide e Lemuria potrebbe essere attendibile? I dati oggi alla mano non sono ancora sufficienti perché la teoria acquisisca un valore di ipotesi accademicamente riconosciuta, e chissà se mai lo sarà. Non vi è dubbio, però, che i cambiamenti terrestri che sono stati registrati negli ultimi quattro anni, dimostrerebbero che questi continenti potrebbero nuovamente tornare in superficie, proprio come profetizzato. Non dobbiamo dimenticare che il 2016 è stato un anno record per i terremoti registrati in Nuova Zelanda, ben 32.828, due dei quali hanno superato la magnitudo di 7,5 e causato 80.000 frane, due tsunami e un’eruzione vulcanica. Forse Lemuria sta davvero risorgendo?

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