TESCHI UTILIZZATI COME ELMETTI IN ECUADOR


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a cura della redazione, 12 novembre

Due neonati sono stati sepolti, più di 2000 anni fa, indossando strani "caschi" realizzati con teschi di altri bambini...

Un recente studio pubblicato sulla rivista "Latin American Antiquity," riporta la scoperta di alcuni studiosi che hanno rinvenuto giovani teschi umani usati come elmetti per la sepoltura di due neonati. Per Sara Juengst, coautrice dello studio e ricercatrice presso il dipartimento di Antropologia dell’Università del Nord Carolina, questo è l’unico caso noto di un simile rituale. Gli scavi sono stati effettuati a Salango, un santuario situato sulla costa centrale dell’Ecuador. Qui gli archeologi hanno individuato due tumuli, sul perimetro settentrionale del sito datato intorno al 100 a.C.. Tra le 11 sepolture recuperate, sono stati trovati due bambini che avevano ciascuno un teschio aggiuntivo depositato attorno alla testa. Si tratterebbe di «caschi ricavati dai crani di altri bambini, la faccia dei neonati che sembra guardare attraverso la volta cranica è racchiusa nello spazio che occupava una volta il cervello dell’altra testa», sottolinea Juengst. Gli scienziati riferiscono che uno degli scheletri trovati si stima avesse dai 6 ai 9 mesi al momento della sua morte, mentre l’altro aveva circa un anno e mezzo. Il bambino più giovane indossava il cranio di un bimbo tra i 2 e i 12 anni, quello di poco più grande, invece, indossava il cranio di un bambino tra i 4 e i 12 anni. Uno dei due bambini aveva una conchiglia e l’osso di una falange della mano incastrato tra la parte superiore del cranio e l’interno del casco a forma di teschio. Non è stato ancora possibile, però, stabilire a chi appartenesse il piccolo osso, se allo stesso soggetto custodito o a qualcun altro. Occoreranno le opportune analisi del DNA per verificarlo. Sono state anche individuate diverse lesioni sui resti di entrambi i bambini, suggerendo che erano stati sottoposti a stress corporeo. Gli esperti ipotizzano che siano stati sacrificati. L’area in cui sono stati trovati i due bambini, e l’intero “pacchetto“ di 11 corpi, era ricoperta di cenere vulcanica. I ricercatori suggeriscono che è possibile «si tratti di un rituale avvenuto come conseguenza di un'eruzione vulcanica», ma come spesso accade le ipotesi archeologiche hanno bisogno di ulteriori prove per essere confermate. Tutti i soggetti individuati risultano essere affetti da malnutrizione o malattie infettive. Gli archeologi ritengono, anche, che i teschi utilizzati come “elmo” non siano stati completamente ripulti dai residui organici al momento della sepoltura, perché altrimenti si sarebbero aperti. Nello studio si legge che «la testa umana era un simbolo importante per molte delle antiche culture sudamericane. Spesso, teste isolate erano incluse in contesti funerari, rappresentando nemici, persone importanti e "semi" simbolici». Nel suo lavoro la giovane ricercatrice è stata affiancata da un collega dell’UNC, insieme a scienziati dell’Università di Yale e dell’Universida Tecnica di Manabi.