TESCHIO DI UN ELFO A NAPOLI?


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Vesuvio Online, 5 Aprile

Uno misterioso cranio, oggetto di devozione, custodito nella cripta dI una delle chiese fino a ieri abbandonate della città partenopea, mostra insolite cartilagini mummificate...

ACQUISTA ORALa Chiesa di Santa Luciella ai Librai è un gioiello architettonico nel centro di Napoli, che l’Associazione Respiriamo Arte ha permesso di riaprire al pubblico dopo 35 anni, il 5 aprile scorso. È situata nell’omonimo vicolo, chiamato dai romani  “vicus Cornelianus”, che collega San Biagio dei Librai a San Gregorio Armeno. Fondata poco prima del 1327 per volere di Bartolomeo di Capua, consigliere di Carlo II d’Angiò, à indicata come Cappella dell’Arte dei Molinari (mugnai) dalla “Veduta”, la scenografia urbana disegnata da Alessandro Baratta nel 1628. Fu anche un luogo di culto della Corporazione dei Pipernieri dei Fabbricatori e dei Tagliamonti, nata nel 1508, che intitolò questo luogo di culto del centro storico napoletano a Santa Lucia, protettrice della vista, bene assai prezioso per una corporazione che metteva a rischio gli occhi nel corso della propria attività.

Nel 1748 la chiesa divenne sede dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione SS. Gioacchino e Carlo Borromeo, abbandonata nell’ultimo secolo per decenni, fino alla recente riapertura. La particolarità del luogo, oltre agli stemmi mariani settecenteschi, ai dipinti e allo splendido pavimento maiolicato, sta anche nella leggenda che aleggia tra queste mura. Nell’ipogeo, infatti, è custodito il celebre “teschio con le orecchie”, un raro esemplare di cranio con cartilagini mummificate, al quale i fedeli rivolgevano le proprie preghiere, sperando che udendole potesse inviarle nell’aldilà “a chi di dovere”. L’identità del cranio è ad oggi sconosciuta e avvolta nel mistero, mentre l’unico dato certo sono le origini, che vengono fatte risalite al Seicento. 

La leggenda è legata al culto delle anime pezzentelle, quelle anonime, abbandonate e senza degna sepoltura, i cui scheletri venivano dimenticati nelle fosse comuni. Tramite l’adozione di un teschio, il fedele poteva alleviare la pena dell’anima pezzentella (dal latino “petere”, ovvero “chiedere per ottenere”) e ricevere in cambio grazie.

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