TOMBA DI TUTANKHAMON: INDIVIDUATE STANZE SEGRETE, POSSIBILE CI SIA NEFERTITI?


3 min letti

The Guardian, 27 Novembre

La teoria che gli oggetti e il luogo di sepoltura del faraone bambino fossero destinati a una regina non è nuova. A quanto pare però sarebbero stati individuati spazi vuoti nascosti, notizia che le autorità non hanno fatto trapelare...

L'ipotesi che gli arredi e la tomba di Tutankhamon fossero destinati a una regina circola da qualche anno. L’egittologo britannico Nicholas Reeves, autore, tra i tanti libri che ha scritto, di “The Complete Tutankhamun”, lo sostiene dal 2015. Ma a quanto pare ora Adam Lowe, fondatore della Factum Fondation che ha effettuato la scansione 3D della tomba, ha rivelato che l’assenza di stanze segrete dichiarata dall’Autorità delle Antichità Egizie sarebbe un falso. Lo studio pubblicato lo scorso anno dal team italiano incaricato di scandagliare i vuoti presenti dietro le pareti del sepolcro sarebbe stato manipolato: «In realtà ci sono stati quattro test radar e tre suggeriscono che Reeves ha ragione», spiega Lowe, che oltre ad essere uno stimato esperto lavora con il British Museum e il Grand Egyptian Museum. Forse dietro al “cover up” da parte delle autorità egiziane ci sono interessi più grandi, quelli delle potenze imperiali che gravitano attorno al campo dell’Egittologia, compresa la Cina oggi, e quelli delle politiche sull’affermazione del prioprio passato del govreno egiziano. «Credo che le autorità vogliano mettere a tacere la notizia per il momento, per gestirla meglio - dichiara Lowe - perché siamo a soli tre anni dal centenario della scoperta di Carter. Il mio sospetto è che il 2022 sarà il momento gisto per annunciarla». Sicuramente sarebbe la scoperta del secolo! L’ipotesi era stata paventata nello studio che Reeves pubblicò su "Journal of Ancient Egyptian Interconnections” (vol. 7 n°4). Tra i geroglifici del praenomen di Tutankhamon, Neb-Kheperu-Ra (“Ra è signore delle manifestazioni”), incisi sul cartiglio reale della sua maschera funeraria (restaurata nel 2015), Reeves dimostrò che si intravedono segni leggeri riconducibili a una precedente iscrizione, mantenuta solo in minima parte. In collaborazione con Ray Johnson, dell’Oriental Institute dell’Università di Chicago, e Marc Gabolde, dell’Università Paul Valéry (Montpellier), ricostruì la titolatura cancellata per arrivare al nome del vero proprietario. Dal cartiglio ricostruito sembrerebbe che Il predecessore di Tutankhamon, fosse Ankhkheperura Neferneferuaten: «anx-xprw-ra mr(.t) nfr-xprw-ra», ovvero“Ankhkheperura amata da Neferkheperura” (nome d’intronizzazione di Amenofi IV, il faraone monoteista che rovesciò il pantheon delle divinità zoomorfe e lo sostituì con un unico dio del Sole, Aton, ribattezzandosi Akhenaton, che significa “rappresentante di Aton sulla terra”). Sembra dunque che il cartiglio si riferisca alla co-reggente di Akhenaton, meglio conosciuta come Nefertiti. Solo successivamente sarebbe stato accorciato creando spazio per la formula mAa-xrw, il “giusto di voce”. Un indizio importante che si aggiunge agli altri denunciati nel tempo da Reeves, come la maschera funeraria d’oro e diversi oggetti della tomba KV62, di chiare fattezze femminili. Secondo l’egittologo britannico, infatti, la maschera non sarebbe stata realizzata originariamente per Tutankhamon, ma per una donna. Solo in un secondo momento, a causa della morte improvvisa del faraone, l’oggetto sarebbe stato utilizzato cambiandone in parte i connotati. La stessa cosa sarebbe successa anche con il sarcofago aureo: la diversa composizione dell’oro del nemes (22,5 carati) rispetto a quella del volto (18,4 carati) dimostrerebbe, infatti la teoria del “riciclo”. Un ulteriore indizio si troverebbe, inoltre, nella presenza di fori in prossimità dei lobi delle orecchie, caratteristica molto rara nelle rappresentazioni dei sovrani maschi. Quello che sappiamo per certo è che la scoperta di Howard Carter della tomba di Tutankhamon nel 1922 è ancora oggi il momento più celebrato dall’archeologia. Ha anche scatenato la leggenda di una maledizione, le cui presunte vittime includono Archibald Douglas Reid, misteriosamemte morto dopo aver radiografato la mummia. La tomba si trovava nella Valle dei Re nascosta dietro un’antica porta. Nel suo studio Reeves menziona anche una parte della parete Nord della camera funeraria che, in base alle fotografie sembrerebbe essere stata intonacata per coprire le tracce di qualcosa nascosto dietro di essa in tempi assai recenti. Da chi? Forse proprio da Carter. Secondo Reeves, il giovane sarebbe stato sepolto in una parte della tomba costruita per Nefertiti, dove la regina rimarrebbe ancora oggi celata, in uno spazio volutamente non scavato. Nel suo ultimo studio Reeves afferma, infine, che non solo gli oggetti ma anche i dipinti nella camera funeraria di Tutankhamon, si riferirebbero a Nefertiti o lo sarebbero stati inizialmente, prima di essere adattati. Il suo punto di riferimento è il famoso busto di Nefertiti scoperto quasi un secolo fa, noto per il suo incredibile realismo. «È certamente sorprendente quanto sia ambiguo il genere di Tutankhamon per com’è stato rappresentato in alcuni dei tesori rinvenuti. O era un giovane dall’aspetto eccezionalmente grazioso o si tratta di rielaborazioni dal tesoro destinato a Nefertiti: almeno una statua gli regala un seno prominente», ribadisce. Ma la sua teoria non si ferma qui. C’è un particolare dipinto, riprodotto nella mostra “Tutankhamon: Treasures of the Golden Pharaoh”, che sarà alla Saatchi Gallery di Londra fino al 3 maggio, che mostra un rituale «che solo un faraone poteva eseguire per un altro». È l’apertura della bocca, che comportava il toccare la mummia sulle labbra con un brucia profumi per consentire al morto di rivivere. Questo dipinto è stato tradizionalmente identificato come l’apertura della bocca di Ay. «Ma Ay era un vecchio - dice Reeves - e questo lavoro raffigura chiaramente un giovane». Il ricercatore pensa che colui che compiva il gesto rituale fosse Tutankhamon, mentre il faraone mummificato avrebbe l’aspetto di «una donna con caratteristiche che corrispondono a Nefertiti». A conferma di tale ipotesi, lo studioso sottolinea che la pianta del suolo della tomba mostra che è ubicata girando a destra dall’ingresso, «che era il modello egizio per la sepoltura di una regina, mentre per un re avrebbe dovuto girato a sinistra. Probabilmente Carter non lo sapeva. Se avesse scavato l’altra estremità di quel muro avrebbe potuto trovare il sarcofago di Nefertiti».