TRACCE D'INCHIOSTRO “INVISIBILE” SU FRAMMENTI DI PERGAMENA DEL MAR MORTO


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a cura della redazione, 20 Maggio

Lettere in ebraico antico, non visibili a occhio nudo, sono state rilevate su quattro frammenti autentici, che si pensava fossero  ancora “vergini”, rinvenuti il secolo scorso a Qumran. Subito dopo il loro ritrovamento, i pezzi di pergamena erano stati donati a un ricercatore britannico negli anni ’50…

ACQUISTA ORAUna delle più importanti scoperte del XX secolo sono i Rotoli del Mar Morto, antiche pergamene e papiri che risalgono a un periodo compreso tra il III secolo a.C. e iI I d.C.. Quasi 900 reperti che racchiudono preziose informazioni sulla legge, sui rituali del tempo e sulla venuta messianica prima della nascita del cristianesimo e dell’ebraismo rabbinico. Testi antichissimi di 2.000 anni fa, che riportano quasi tutta la Bibbia ebraica, ma anche scritti apocrifi degli Esseni, i così detti mistici dell’ebraismo. Oltre a diversi contenitori vuoti, da quando furono scoperti negli anni ’50, gli scavi hanno portato alla luce anche molte pergamene “bianche”, pezzi di stoffa usati per avvolgerle e cinghie di cuoio per legarle. Inaspettatamente ora, dopo 70 anni, quattro frammenti apparentemente “senza testo” hanno svelato un nuovo tesoro.

Durante un’attenta analisi fotografica con le più moderne tecnologie, è stata scoperta su di essi la presenza di lettere in ebraico antico prima invisibili a occhio nudo. Ospitati presso la John Rylands Library dell’Università di Manchester, in Inghilterra, tali frammenti erano stati considerati inutili dagli studiosi biblici perché apparentemente privi di testo, ma perfetti per essere sottoposti ai test della datazione, essendo reperti autentici. Consegnata dal governo giordano a un ricercatore britannico dell’Università di Leed negli anni ’50, la collezione fu donata direttamente all’Università di Manchester nel 1997, senza circolare nel mercato delle antichità, che negli scorsi anni ha smerciato diversi falsi©DQCAAS

Dopo averli tagliati in campioni molto sottili per sottoporli a test utili a stabilirne la corretta cronologia, i ricercatori hanno scoperto sui frammenti l’esistenza di segni simili a lettere. Esaminando un frammento della raccolta, «apparentemente senza testo», la ricercatrice Joan Taylor, del King's College di Londra, notò deboli tracce di quella che poteva essere identificata come la lettera ebraica “Lamed”. A seguito di questo suggerimento, i 51 frammenti sono stati sottoposti alla fotografia multispettrale, una tecnica che cattura diverse lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico, tra cui alcune non visibili a occhio nudo. Di questi solo sei sono stati selezionati per successive indagini e su quattro di essi è stato trovato un testo in ebraico antico scritto con inchiostro a base di carbonio.

©DQCAAS

Lo studio ha rivelato linee rette e piccole tracce di lettere su diversi frammenti. Il reperto più significativo riporta tra le 15 e le 16 lettere, la maggior parte delle quali conservate solo parzialmente, «ma la parola “Shabbat” (Sabbath) può essere letta chiaramente. - spiega l’Università di Manchester in una nota - Il pezzo con testo si trova sul bordo di una sezione di pergamena, cucito con il filo. Le prime lettere compongono due righe di testo e si intravedono a sinistra della rilegatura».  La ricerca è stata effettuata grazie alla collaborazione tra Taylor, il professor Marcello Fidanzio, della Facoltà di Teologia di Lugano, e Dennis Mizzi, docente di giudaismo dell’Università di Malta.

©DQCAASNegli anni diversi manufatti provenienti dalle grotte di Qumran sono stati dispersi in musei e collezioni in tutto il mondo, e svariate prove potrebbero essere state perse o trascurate quando tali reperti furono separati dal loro contesto originale. Nessuno però poteva immaginare che le pergamene della John Rylands Library, apparentemente senza testo, celassero antiche lettere scritte con inchiostro che a tutti gli effetti sembra essere “invisibile”.  Gli studiosi non avrebbero mai pensato potessero emergere nuove e autentiche parti di testo legate ai Rotoli del Mar Morto da pergamene “bianche”. Potrebbero essercene altre simili tra i papiri decomposti, che in precedenza si pensava fossero sterco di pipistrello sul coperchio interno di alcuni rotoli, tra le trame e i tessuti conservati anche in scatole di sigarette dagli scopritori? Quante delle pergamene autentiche senza testo in circolazione potrebbero custodire un simile tesoro? 

I Rotoli di Qumran sono stati scoperti in 11 grotte lungo la sponda nord-occidentale del Mar Morto tra il 1946/47 e il 1956. Ci sono circa 981 testi diversi in totale. Riportano quasi tutta la Bibbia ebraica, includendo frammenti di ogni libro dell'Antico Testamento ad eccezione del libro di Ester. La maggior parte dei rotoli sono in ebraico, con alcuni frammenti scritti nell'antico alfabeto paleo-ebraico, che si pensa sia stato abbandonato nel V secolo a.C. Altri ancora sono in aramaico, la lingua parlata da molti ebrei tra il VI secolo a.C. e l'assedio di Gerusalemme del 70 d.C. 

©The Sun (UK)

I manoscritti del Mar Morto furono scritti dagli Esseni, un'antica comunità di uomini sacerdotali celibi che visse vicino alle grotte, insediatosi in palestina tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C.. Lo confermerebbe l'analisi di 33 scheletri sepolti a Qumran, scoperti nel 2016: molto probabilmente maschi, di età compresa tra 20 e 50 anni. I frammenti della John Rylands Library sono stati rinvenuti negli scavi ufficiali delle grotte di Qumran e hanno una storia ben documentata: sono stati scavati nella grotta numero due, dove sono stati trovati la maggior parte dei Rotoli originali insieme a migliaia di frammenti di circa 900 testi. Nulla a che vedere con altri frammenti di pergamene di provenienza sconosciuta che hanno iniziato a circolare negli ultimi due decenni, sulla quale autenticità molti studiosi biblici mostrano ancora il loro scetticismo.

Casey L. Olson e Oren Gutfeld

Negli anni ‘50 i frammenti furono donati dal governo giordano a Ronald Reed, esperto di pergamene all’Università di Leeds, in modo che potesse studiare la loro composizione fisica e chimica. Nel 1997 la “Reed Collection” fu donata all’Università di Manchester per iniziativa di George Brooke, professore di critica biblica ed esegesi di Rylands. I frammenti furono così conservati nelle scatole etichettate da Reed nella Biblioteca John Rylands e da allora non erano stati più esaminati. La recente scoperta ha indotto i ricercatori ad avviare uno studio più approfondito, ma hanno solo inizianto a interpretare i frammenti ed è sicuramente troppo presto per speculare sul loro significato. Solo nuovi test potranno chiarire gli aspetti fisici dei manufatti, tra cui la composizione dell’inchiostro e la produzione della pergamena..

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