TRACCE DI YETI IN NEPAL?


Hindustan Time, 30 Aprile 

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L’esercito indiano avrebbe avvistato le impronte di uno “Yeti”, leggendaria creatura che abiterebbe sulle cime dell’Himalaya, e ne ha pubblicato le foto su Twitter il 29 aprile scorso. Il ritrovamento sarebbe avvenuto da parte di una squadra di militari in campeggio vicino al Monte Makalu, in Nepal, la quinta montagna più alta del mondo. “Per la prima volta- si legge - una nostra spedizione ha trovato misteriose tracce, che misurano 81 per 38 centimetri, vicino al campo base”. Le tre immagini non lasciano dubbi a detta dell’Esercito: sarebbero i passi dell’Abominevole Uomo delle Nevi.

Il modo un po’ beffardo con cui i media mainstream gestiscono la recente scoperta dell’Esercito Indiano mette in evidenza le molte idee sbagliate che circondano lo Yeti, la cui leggenda è stata distorta e manipolata dagli esploratori occidentali sin dall’inizio, e della cui immagine si è appropriata la cultura POP. Loren Coleman, che gestisce l’International Cryptozoology Museumdi Portland nel Maine, ha spiegato, però, che ci sono tre tipi di “Yeti”: “uno piccolo, uno di dimensioni umane e uno gigante, il Dzu-teh, che è il più grande e candidato ad essere comprato con un orso”. Un altro equivoco è che l’Himalaya sia completamente innevato, quando in realtà nella zona orientale troviamo la giungla, dove vivono i gibboni, quindi forse c’è  speranza di trovare un primate sconosciuto in quelle regioni remote del mondo, anche se non di dimensioni giganti e sicuramente non bianco.

Il criptozoologo Loren Coleman, ritiene comunque che la dimensione delle impronte sia in contrasto con la lunghezza relativamente breve dei passi, “il che potrebbe essere il risultato dello scioglimento della neve, che avrebbe causato l’allargamento dei segni lasciati dal passaggio di uno dei tanti animali che vivono in quella particolare regione dell’Himalaya, o di una delle diverse specie di orso native del Nepal". Un’ipotesi utilizzata per spiegare le impronte trovate in altre spedizioni degli alpinisti in passato. La controversia "Yeti-Orso" ha guadagnato terreno qualche anno fa grazie al genetista britannico Bryan Sykes, che, dopo aver testato diversi presunti campioni di "peli Yeti", è giunto alla conclusione che il responsabile della leggenda dell'Abominevole Uomo delle Nevi sia una specie di orso ancora non scoperta, "un ibrido tra l’orso bruno himalayano e i lontani cugini polari". Sfortunatamente per Sykes i risultati della sua ricerca furono confutati da molti colleghi, e l’ultima volta che si è sentito parlare di lui fu quando si interessò ai casi di incontri con i “Bigfoot" in Nord America, segnalando di aver avuto personalmente delle esperienze impressionanti, anche se non insistette, forse per paura di danneggiare la sua reputazione scientifica.

Di fatto, dal 1921 ad oggi, il mistero dello Yeti si è tramandato nella cultura nepalese fino a diventare leggenda, con schiere di scalatori che hanno tentato di trovarne le tracce. Nel 2007 un gruppo di esploratori nepalesi e statunitensi sostenne di aver individuato le impronte del leggendario “uomo-scimmia”, durante una spedizione sull’Everest. Per il ricercatore americano Daniel C. Taylor, che ha esplorato per anni l’area di Makalu-Barun “si tratta di un orso e non di un primate gigante sconosciuto”. Una dichiarazione che è in linea con la tesi espressa nel suo libro “Yeti: The Ecology of a Mistery”, un memoriale personale della sua “ossessione” per la leggenda himalayana. “Se questa è l'impronta di un animale o di un singolo animale, ha le dimensioni di un dinosauro”, ha precisato comunque lo studioso, aggiungendo che occorre ripetere le misurazioni per accertarne l’origine, “perché sappiamo per certo che non ci sono dinosauri che vivono nella valle del Barun”.