TROVATI AD AMARNA I PRIMI DUE ENIGMATICI COPRICAPO A FORMA DI CONO, LEGATI AL CULTO SOLARE?


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a cura della redazione, 20 gennaio

FOTO: Amarna Project

Gli strani ornamenti a forma conica raffigurati sulle teste degli antichi egizi esistevano realmente. Gli egittologi ne ipotizzano uno scopo rituale...

ACQUISTA ORAIn mancanza di reperti, per lungo tempo si è pensato che i misteriosi oggetti a forma di cono rappresentati per oltre 1500 anni, fino all’epoca tolemaica, su affreschi e reperti dell’Antico Egitto, avessero solo una funzione simbolica, assimilabile all’uso dell’aureola nell'iconografia cristiana. Da un recente studio, pubblicato sulla rivista accademica Antiquity, dell’Università di Cambridge (UK), scopriamo che nell’ultimo decennio, non solo gli archeologi ne hanno rinvenuto due esemplari ad Amarna, ma li hanno studiati con interessanti risvolti. Il ritrovamento è avvennuto in due cimiteri comuni nella necropoli dell’antica Akhetaten, voluta dal faraone “monoteista” Akhenaton come casa di culto del dio Aton, tra il 1347 e il 1332 a.C.. Una città insolita, a causa dell’assenza di templi e celebrazioni ufficiali per divinità diverse da quella Solare. In questi anni gli archeologi avrebbero riscontarto, nei quattro cimiteri della necropoli, che comprende circa 700 tombe, «la prevalenza nella pratica mortuaria del culto del Risveglio del “BA” che si nutre della luce divina, anche se le bare e le steli presenti nelle sepolture non d'élite suggeriscono la sistemazione di una gamma più ampia di risposte alla morte, che ha attinto nel tempo sia al culto solare sia a vecchi elementi di Osiride», spiegano nello studio.

I coni di Amarna sono stati scoperti in frammenti, ma gli archeologi sono stati in grado di ricostruirne la forma generale. Il primo è stato rinvenuto nel 2010, in una tomba del cimitero meridionale a corredo di una donna tra i 20-29 anni, con lunghe trecce spesse con molte estensioni e riccioli. Non è chiaro se questo stile sia stato eseguito ante o post mortem

«La stima dell’età e del sesso si basano sulla morfologia cranica e pelvica. Il cono fu trovato in situ, posto sulla testa, sopra i capelli ben conservati. La forma ricostruita attraverso i frammenti sembra essere quella di una cupola bassa, che originariamente misurava circa 80 millimetri di altezza e 100 millimetri di larghezza. Il materiale del cono è color crema con occasionali macchie scure, in particolare all’esterno. È fragile con una caratteristica sensazione setosa. Non forma una massa solida, sopravvivendo come un guscio con pareti che ora hanno uno spessore irregolare tra circa 2,5-17 millimetri a causa di perforazione da insetto», scrivono i ricercatori dell’Amarna Project, condotto dall’Università di Cambridge con i finanziamenti della National Geographic Society e altre istituzioni. 

Il secondo cono è stato trovato nel 2015, nel cimitero settentrionale, all’interno della tomba di un individuo di 15-20 anni. La sepoltura era stata saccheggiata dai ladri, e il corpo è stato rinvenuto in posizione disarticolata, con il cranio e gran parte del busto sparpagliati verso il basso. Le gambe e il bacino erano ancora nelle loro posizioni originali. Sotto il cranio c’era una massa di capelli, all’interno della quale fu trovato il secondo cono. «Nel complesso, questo frammento ha una lunghezza di 80 millimetri, e una larghezza di 68, con uno spessore di 27–38 millimetri, fatto della stessa sostanza cerosa che si assottiglia. Il bordo inferiore è abbastanza uniforme, come se fosse posto contro la testa. In questo caso però sembra che vi sia materia organica stratificata avvolta nella cera, che comprenderebbe fluidi corporei induriti e tessuti molli», continuano gli studiosi. I capelli del secondo individuo, di cui non è ancora stato stabilito il sesso, finivano in riccioli aperti, probabilmente non stirati. Che nessuna treccia sia stata inserita nei capelli è insolito per il cimitero delle tombe settentrionali, ma è difficile accertarne il significato in relazione al cono.

Gli specialisti hanno anche utilizzato apparecchiature portatili ai raggi X per eseguire diversi tipi di spettroscopia. Le analisi rivelano che il costituente primario dei coni era una cera biologica, probabilmente c’era d’api, ma non grasso o incenso come ipotizzato. Tuttavia, contrariamente alle aspettative, ci sono poche prove che contenessero unguento. È difficile capire perché i coni fossero inclusi in queste due sepolture. «Potrebbero essere stati pensati per purificare chi li indossava, migliorando i loro poteri spirituali durante i rituali o per consentire una protezione nell’Aldilà», suggeriscono gli archeologi. Un’altra possibilità è che fossero collegati alla resurrezione e al concetto di rinascita del culto Solare, o a rituali di “fertilità”, che ricordiamo sono comunque legati al Femminino Sacro. Secondo gli studiosi, infatti, è evidente in base alle immagini che raffigurano tali enigmatici oggetti, che venivano indossati da individui coinvolti in situazioni collegate al Sacro. Qualunque sia il loro scopo e significato, i coni di Amarna offrono la prima opportunità di indagare su un’importante antica tradizione egizia che, fino ad ora, non eravamo nemmeno sicuri esistesse.

Nell’iconografia egizia le persone ritratte con i coni sulla testa appartenevano principalmente all’élite, eppure i due coni sono stati rinvenuti in due sepolture comuni. Le tombe di Amarna contengono meno opere d’arte di altri siti di sepoltura, probabilmente a causa della ridotta gamma iconografica, dominata prevalentemente dalle scene della famiglia reale e dal culto di Aton. Tuttavia ci sono alcune immagini in cui le persone indossano i coni mentre si preparano per i riti funebri e fanno offerte. Non si tratta solo di personaggi di rilievo, generalmente maschi, raffigurati mentre sono insigniti dal Faraone o nell’atto di lodare il dio solare. Esiostono anche steli funerarie recuperate dai cimiteri non elitari, che raffigurano individui che indossano gli stessi enigmatici oggetti. I coni sul capo sono mostrati anche su una serie di supporti rinvenuti sempre nelle aree di insediamento di Akhetaten, tra cui figurine, gioielli e dipinti murali. «Fondamentalmente, i coni vengono indossati in presenza del divino» spiega Nicola Harrington, archeologa all’Università di Sydney su National Geographic.

Altrove, fino al periodo tolemaico, i coni raffigurati genericamente sono bianchi, talvolta colorati o marcati in modo decorativo. Spesso sono indossati da ospiti, sia femminili sia maschili, in scene di banchetti in onore dei defunti. Tra gli altri contesti li troviamo anche in alcune scene di adorazione delle divinità, soprattutto di Hator, in scene di pesca e caccia nell’Aldilà, o raffiguranti momenti legati al suono di una melodia o all’atto generativo (parto). Indizi che, secondo gli autori dello studio associerebbero i coni a «una rappresentazione visiva dello stato attivo del “BA”, il potere vitale, e l’interazione con il divino durante precise cerimonie o riti».

Frammento del rilievo di una tomba che mostra una scena rituale funeraria. Raffigura l'offerta durante la cerimonia dell’Apertura della Bocca. Fine del XVIII dinastia. Petrie Museum of Egyptian Archaeology, Londra

La scoperta di Amarna conferma che i coni di cera tridimensionali furono prodotti per un uso specifico nell’antico Egitto. «Gli esempi rinvenuti, tuttavia, non assumono la forma di un solido pezzo di unguento, sopravvivendo invece come un guscio di cera apparentemente non decorato, che formava una cupola abbastanza piccola. I coni erano forse modellati attorno a un batuffolo di tessuto o dotati di un rivestimento interno per conferire resistenza strutturale. Se la cera è stata impregnata di profumo, questo materiale è al di sotto delle soglie di rilevazione delle tecniche utilizzate ed è ragionevole aspettarsi che qualsiasi essenza utilizzata sia in gran parte evaporata dopo la sepoltura», aggiungono i ricercatori. È infatti possibile che una volta gli interni dei coni fossero riempiti con una sostanza separata, come un unguento più morbido. Probabilmente il profumo serviva per contrassegnare chi lo indossa come qualcuno che si trovava in uno stato purificato, protetto o “speciale”. I ricercatori, comunque, ipotizzano anche che i due coni rinvenuti fossero versioni “modello” create per un ambiente di sepoltura e che i coni destinati a essere indossati dai vivi fossero diversi.

Libro dei morti di Hunefer (XIX dinastia), papiro

Come per la maggior parte dei defunti rinvenuti ad Amarna, i corpi di due individui con il cono sul capo furono avvolti in tessuto, arrotolati in una stuoia di materiale vegetale e sepolti in una fossa scavata nella sabbia. Dalla posizione, soprattutto quella del ritrovamento del 2010, gli studiosi hanno dedotto che i coni furono collocati sulle teste del defunto prima che i corpi fossero avvolti nel tessuto. Pensano anche che le tombe potrebbero essere state sormontate da semplici tumuli di pietra, presenti in altre tombe. Non sono state al momento documentate prove del trattamento dei corpi con conservanti atti alla mummificazione, né sono state intraprese analisi pertinenti per confermarlo. Nessuna delle tombe conteneva beni di sepoltura associati, sebbene la seconda tomba fosse stata derubata. 

Pittura murale: donna con sistro (ca. 1250-1200 a.C.), The Walters Art Museum

Secondo lo studio, inoltre, «le persone con i coni sul capo, o coloro che le hanno seppellite, avrebbero potuto avere un accesso unico alle materie prime o alle abilità utilizzate per realizzare questi oggetti, o forse i coni erano collegati all’occupazione del defunto», di cui però al momento non si hanno prove documentali archeologiche. La natura e il ruolo dei coni resta comunque un enigma. Prima del ritrovamento, l'interpretazione più accreditata ipotizzava si trattasse di un grumo di unguento che, mentre si scioglieva, profumava e puliva i capelli e il corpo. Questa interpretazione era nata in parte dalle raffigurazioni dei rituali dell’unzione con oli e profumi, e in parte da osservazioni di come alcuni moderni gruppi africani applicano grasso animale ai loro capelli. D’altrone, alcune scene mostrano apparenti coni di unguento su supporti o in ciotole, non è stato possibile stabilire se nell’atto della loro produzione o durante il processo rituale di purificazione.

La scoperta di Amarna conferma, comunque, l’uso nell’Antico Egitto, di far indossare questi oggetti anche ai morti. Sebbene se ne ipotizzi una funzione rituale, al momento ci sono poche prove dirette per collegarli alle riforme religiose di Akhenaton. «Non conosciamo i nomi o le professioni di questi due individui  e non sappiamo nulla sul loro ruolo nella società. - sottolineano gli egittologi - in realtà le uniche due sepolture flesse, come quella dello scheletro più giovane, che abbiamo incontrato finora sono di donne anziane, mentre altre tombe infantili riprodurrebbero il modello di una palla di fango, come lo sterco arrotolato dallo scarabeo, che potrebbe rappresentare un residuo di riti magici». Tenendo presente la loro intrinseca fragilità, la loro rarità nel luogo e il fatto che non siano stati trovati altrove, gli studiosi suggeriscono che si tratti di due sepolture particolari. Ritengono, inoltre, che i coni siano «connessi al simbolismo dei rituali di Fertilità, Nascita e Rinascita - che a nostro avviso possano essere collegati allo stesso culto Solare e al concetto di Resurrezione - come parte di una serie di accessori personali ritenuti appropriati per l’uso in una serie di celebrazioni e riti che coinvolgevano i vivi, i morti, Aton e altre divinità (in quanto espressione di un aspetto del divino, unico, e sua manifestazione)».

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