UN’ANTICA ARTE RITUALE INDIANA MESCOLA LA MATEMATICA AL SACRO, DISEGNANDO CON IL RISO


Atlas Obscura, 7 maggio

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Gli informatici hanno deciso di studiare il kōlam, definito da Marcia Ascher, professore di Matematica presso l’Ithaca College, “un insolito esempio dell’espressione d’idee matematiche in un contesto culturale”. La sua ricerca etnomatematica, un campo di studio che combina la scienza dei numeri con l'antropologia, viene citata da Vijaya Nagarajan, professore nel Dipartimento di Teologia e Studi Religiosi all’Università di San Francisco nel suo libro “Feeding a Thousand Souls: Women, Ritual and Ecology in India, an Exploration of the Kōlam”. Nagarajan spiega che “si tratta dello studio di una delle tradizioni indu che hanno contribuito alla formazione della matematica occidentale”. Si tratta di incredibili disegni geometrici eseguiti ogni mattina difronte all’uscio delle case tamil, utilizzando la farina di riso, sapientemente distribuita al suolo con le dita. Tracciati che riproducono linee curve, anelli labirintici intorno a punti rossi o bianchi, frattali esagonali o motivi floreali che ricordano il loto, un simbolo della dea della prosperità, Lakshmi.

I festival di Kōlam sono una delle poche opportunità rimaste per mostrare questa tradizione che lentamente sta svanendo (Paddy/Getty Images)

La geometria insita in tali disegni è talmente complessa che è stata applicata dagli informatici per generare nuove funzioni di linguaggio dell’immagine. Molti kōlam hanno, infatti, una natura ricorsiva: iniziano in piccolo, ma possono essere costruiti continuando a ingrandire lo stesso pattern, creando un disegno più complesso. Questo ha affascinato gli scienziati, perché i loro modelli chiariscono principi matematici fondamentali. Nagarajan scrive di come la simmetria dell’arte kōlam, ad esempio i frattali ricorrenti nel disegno, siano stati paragonati a modelli matematici come quelli del triangolo di Sierpinski.

Citando Ascher, Nagarajan fa notare che “il linguaggio dei kōlam è composto da una serie ristrette di unità di base e regole formali specifiche, simili a quelli presenti nelle lingue naturali”. Il kōlam, che significa letteralmente “bellezza”, è di fatto una sorta di preghiera illustrata. “La sua realizzazione è di per sé un’esibizione di supplica: l’artista piega il suo corpo a metà, chinandosi a terra mentre riempie i suoi schemi”. Molti esecutori di quest’arte rituale lo considerano anche un’offerta alla dea della terra, Bhūdevi. Esso, infatti, non è considerato solo una preghiera, ma anche una metafora della convivenza con la natura e dell’obbligo karmico di “sfamare migliaia di anime”. Fornendo un pasto di farina di riso agli insetti, alle formiche e agli uccelli si inizia la giornata con “un rituale di generosità”, una duplice offerta alla divinità e alla natura.

Sulla base dei profondi principi matematici esibiti in questi disegni rituali, professionisti, come Godavari Krishnamurthy, che vive a Chennai e ha eseguito kōlam per più di mezzo secolo, lo descrivono come “un processo intuitivo che si muove su una precisa griglia”. Una perfetta simmetria di linee rette e curve costruite attorno o attraverso una graticola di punti, eseguiti con incredibile precisione spaziale. “Il punto nella filosofia indù rappresenta l’Origine la Creazione: è un simbolo del Cosmo”, sottolinea Nagarajan. A volte, poi, i disegni si manifestano attraverso una linea continua che scorre su se stessa, serpeggiando senza mai fermarsi. “Intersecando il numero otto, in uno stile noto come pulli kōlam, si esegue una rappresentazione del ciclo infinito di nascita e rinascita, concetto fondamentale nella mitologia indù”, aggiunge la studiosa.

Sebbene alcuni uomini si cimentino in questa arte sacra, il kōlam è storicamente il dominio delle donne. Krishnamurthy ha imparato da sua madre e le madri insegnano alle loro figlie da secoli. “Si tratta di un potente veicolo per l’autoespressione delle donne tamil, una metafora centrale e un simbolo per la creatività”, dice Nagarajan. Un grande esercizio di concentrazione che “evoca un intero modo di essere nel mondo; articola desideri, preoccupazioni, sensibilità e sofferenza, e afferma il potere delle benedizioni delle donne per creare una famiglia sana e appagata”.

Il kōlam è pensato per essere effimero: il modello di farina di riso svanisce gradualmente man mano che il giorno si trasforma al tramonto, calpestato dai passanti, dalle biciclette o dagli animali randagi. Il modello tradizionale continua ad essere prodotto con farina di riso e kavi, l’ocra rossa considerata Sacra.Tale è il kōlam disegnato all’interno del tempio, nel Sanctum Sanctorum, per gli occhi degli Dèi. Oggi, i disegni esibiti nelle competizioni moderne e disegnate per le strade del Tamil Nadu, durante il festival di Pongal, usano una varietà di polveri tinte di colori acrilici per mantenere il disegno più a lungo con grande disappunto dei tradizionalisti, che si lamentano che il kōlam sta diventando più simile ai rangoli del Nord India, arte da pavimento fatta con farina di riso colorata, polveri di pietra o petali di fiori che seguono un diverso insieme di principi di progettazione.

Una variante particolare e antica sono, invece, i padi kolam, chiamati anche kalyana o kanya kolam, realizzati utilizzando linee parallele che si incrociano ad angolo retto o diagonalmente a formare quattro porte stilizzate che si affacciano sulle direzioni cardinali. Possono iniziare da un punto o da un quadrato e formare strutture di base geometriche come un cerchio,  una croce con diagonali, una svastica o due triangoli sovrapposti. Sono utilizzati per proteggere le case dei Brahmini di Shaivite Iyer. Modelli astratti che come uno yantra o un mandala, impediscono ai poteri negativi di entrare. Il centro di un padi kolam non viene mai lasciato vuoto. Tra le linee diagonali, troviamo spesso il Sole e la Luna, un pentagono o un esagono stellato. Il quadrato centrale del padi kolam ha una somiglianza con la disposizione dei templi tamil. Le linee parallele che delimitano i contorni del kolam evocano i numerosi recinti e le porte piramidali che circondano il Sanctum e simboleggiano i gradini dello stagno del Tempio Sacro.