UN ENIGMATICO ANDROGINO TRA I REPERTI DI GOBEKLI TEPE


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A cura della redazione, 21 Novembre

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Esiste un reperto a Göbekli Tepe, che sembra rappresentare una variante finora sconosciuta nell’inventario scultoreo del santuario turco. Si ipotizza abbia avuto funzioni particolari. Ne parlarono in uno studio Oliver Dietrich e Klaus Schmidt (†) su "Neo-Litics” nel 2017, ma nessuno ne ha dato notizia. Lo facciamo noi ora! La piccola scultura di nefrite, fu scoperta durante gli scavi autunnali del 2012 sulla collina nord-occidentale di Göbekli Tepe. Per gli studiosi, che considerano la protuberanza pendente tra i suoi arti inferiori un “fallo eretto”, il manufatto rappresenta «una persona itifalica, seduta su un oggetto non identificabile mentre afferra le sue gambe guardando verso l’alto». 

©Neo-Litics

Osservando bene però, e qui parte la nostra valutazione simbolica del reperto, si scopre che si tratta di una figura androgina: al di sotto di quello che secondo gli studiosi potrebbe essere il glande, e che crediamo invece sia una vulva, si trova un foro e sopra di esso, sembra essere raffigurato un volto. La figura, inoltre, è accovacciata proprio come una partoriente. Se si osserva la statua nella sua interezza (specialmente dal lato posteriore) invece possiamo dire che ricorda un fallo con scroto, è ciò la collegherebbe alla forza rigenerativa e resurrettiva di tipo sacrale, come molti secoli più tardi ritroviamo nel culto egizio di Osiride. La presenza di entrambi i membri renderebbe l’essere rappresentato un “androgino nell’atto di generare la Vita”.

La presenza di un foro nella parte inferiore della statuina, secondo gli studiosi, indicherebbe che faceva parte di una struttura più grande o che comunque era incastonato in uno strumento, oppure che fosse utilizzato come ciondolo
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Senza inoltrarci troppo nella speculazione simbolica, facciamo notare che ancora più anomala è la presenza sulla sua schiena, zona ascella sinistra, di un quadrupede accovacciato, coerente con la raffigurazione di un grande felino selvatico. Esistono diversi esempi di sculture composte animale-umano a Göbekli Tepe, ma mostrano animali, in genere uccelli e quadrupedi, sulle teste delle persone, che li afferrano come per divorarli. Nella scultura androgina, invece, l’animale si aggrappa alla spalla in una posizione accovacciata, non vi è alcuna indicazione di aggressività o attacco o di una reazione della persona seduta. L’animale potrebbe quindi avere un significato completamente diverso. Qui potremmo avere a che fare con una relazione più metaforica tra uomo e animale: il richiamo alla forza felina e un’associazione alla forza solare, che rimanda enequivocabilmente al concetto di regalità e di risveglio kundalinico.©Neo-Litics

 A sostegno di questa ipotesi è d’obbligo ricordare che esiste un altro esempio di scultura simile a Göbekli Tepe, che rappresenta una persona seduta le cui mani sono unite sotto il ventre. Pur non essendo ben conservata, questa seconda statuina, alta 33 centimetri, a detta degli studiosi, «sembra avere un serpente che striscia sulla sua parte posteriore fin sopra la testa».

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Esiste, inoltre una vasta gamma di sculture in pietra e figurine di Göbekli Tepe, poco note, che confermerebbero il sito quale santuario. Tra le prove a supporto della particolarità della piccola scultura androgina, esistono figurine di calcare, più tarde, sedute in modo simile: 29 rinvenute a Mezraa-Teleilat, e un’altra, più astratta, a Çatalhöyük. A nostro parere questa statuetta potrebbe essere relazionabile alla famosa “Grande Madre su trono di felini” del più tardo sito turco di Çatalhöyük. Vi abbiamo ravvisato delle affinità che lasciano supporre una evoluzione simbolica della polarità femminile, deputata ad attivare il risveglio della Kundalini. 

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La scultura di Çatalhöyük, più voluminosa per sviluppo stilistico (siamo intorno al 6000 a.C., circa 4.000/5.000 anni dopo) è seduta su un trono di gattopardi. La postura è diversa da quella di Göbekli Tepe, non è accovacciata, ma è comunque seduta e poggia su due felini, così come la statuina androgina porta sulla schiena,  figurativamente indice di sostegno del corpo, un gattopardo. Anche la “Grande Madre” ha tra le gambe un bambino come se stesse nascendo. Indizi che lasciano supporre che le sculture naturalistiche di Göbekli Tepe siano state un prototipo per quelle rinvenute negli altri due siti turchi più recenti, come “La Signora delle Bestie” di Hacilar.

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Un’altra caratteristica da non sottovalutare è la forma fallica della statuina androgina. L’iconografia di Göbekli Tepe è quasi esclusivamente maschile, e il fallo è ben visibile in diverse raffigurazioni animali e umane. Ad esempio, un corpo itifalico senza testa è raffigurato sul Pilastro 43 tra uccelli, serpenti e un grande scorpione. Sebbene i pilastri centrali dei grandi recinti siano chiaramente contrassegnati come antropomorfi, attraverso la rappresentazione di braccia, mani e, nel caso del recinto D anche di indumenti, il loro sesso non è indicato. Il fallo eretto tuttavia è una caratteristica importante delle volpi raffigurate su diversi pilastri centrali e nel sito sono state rinvenute diverse sculture di falli. 

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L’associazione del simbolismo animale, la presena dell’elemnto fallico che rimanda alla forza rigeneratrice, la postura da partoriente e il felino solare che poggia sulla sua spalla ci conduce all’ipotesi che possa trattarsi di un oggetto mnemonico che illustra un aspetto dei rituali di questo luogo sacro, prototipo di quella scienza sacra poi universalmente diffusasi... Approfondimenti sul n.134 di FENIX in edicola dal 10 dicembre.

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