UNA METEORA INCISA SU ANTICHI PETROGLIFI IN MAROCCO


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a cura della redazione, 7 gennaio

I ricercatori hanno finalmente reso pubblica l’eccezionale scoperta nella provincia di Essaouira di tre pietre incise con un soggetto “originale" nell’arte rupestre marocchina: figure astronomiche, antropomorfe, zoomorfe e iscrizioni Tifinagh…

Tre petroglifi trovati vicino al comune rurale di Ida Ou Kazzou, in Marocco, suggeriscono che gli antichi abitanti di queste terre potrebbero aver assistito a una pioggia di meteoriti. La scoperta è stata condotta nel 2018 dal ricercatore Abderrahmane Ibhi, membro dell’IMO, insieme ai suoi colleghi Fouad Khiri, Lahcen Ouknine, Abdelkhalek Lemjidi e El Mahfoud Asmahri. Gli studiosi marocchini sono concordi sul fatto che si tratti di disegni antichissimi, anche se non sono ancora stati in grado di stabilirne la datazione esatta. Il Marocco è ricco d’incisioni rupestri che ne testimoniano una preistoria millenaria. I petroglifi studiati sono stati trovati nella regione di Tiwrare, circa 100 km a nord di Agadir. Il comune Ida Ou kazou è situato sulla collina occidentale dell’Alto Atlante nella provincia di Essaouira, su un terreno montuoso frastagliato, con altezze che variano da 800 a 1.500 metri.

Ibhi e il suo team sono giunti alla conclusione che si tratti «della raffigurazione dell’impatto di un asteroide: un evento spettacolare vissuto in prima persona registrato sulla roccia». Nello studio, pubblicato su Research Gate lo scorso anno, risulta che «la distribuzione e la natura dei soggetti incisi sono la testimonianza documentale di un disastro naturale causato molto probabilmente dalla caduta di un grande meteorite che contribuisce alla comprensione della storia antica delle catastrofi naturali in Marocco».

L’analisi tecnica, condotta con una lente d’ingrandimento binoculare, dotata di una fotocamera digitale integrata, ha rivelato la tecnica dell’incisione, la direzione del movimento dell’utensile e i materiali geologici scelti. «Si tratta, comunque, di reperti tecnicamente e artisticamente diversi, per cui non siamo in grado di stabilire se appartengano allo stesso “artista”. Occorre verificare la presenza d’ideogrammi simili nella regione», spiegano. I tre ciottoli, etichettati dai ricercatori IDA1, IDA2 e IDA3, sono di arenaria e quarzite criptocristallina di forma subcircolare molto piatta. «Mostrano tracce di corrosione e calcificazione superficiale, coerente con la geochimica di superficie del luogo e con una prolungata esposizione agli agenti atmosferici: sono infatti ricoperte di forfora costituita da sottili placche di carbonato, che formano un rivestimento bianco o beige più o meno continuo sulla superficie della roccia e che copre totalmente le figure incise, mostrandone lo stato d’invecchiamento».

Il primo petroglifo (IDA1) è lungo 20 centimetri, largo 17 e ha uno spessore di 5 centimetri. Offre una scena che rappresenta una sfera che sembra precipitare sulla testa di due individui in movimeto, forse in fuga, che la osservano “increduli”: «Dopo aver accuratamente pulito con spazzolatura e aceto la pietra, l’unico lato inciso di questo pezzo presenta un uomo e una donna apparentemente presi dal panico dalla caduta di un oggetto dal cielo», sostengono i ricercatori. Le linee ondulate tratteggiate sulla sommità dell’oggetto gli conferiscono non solo il senso di movimento ma anche la direzione verso il basso, come se stesse lasciando una scia. L’oggetto celeste, qui, sembra essere distante dai due individui rappresentati.

Di contro, sul secondo petroglifo ( IDA2 - lunghezza 18 centimetri, larghezza 15 centimetri, spessore 5 centimetri), è rappresentata una sola figura antropomorfa, anch’essa in movimento, che sembra essere stata quasi raggiunta da questa enorme palla di fuoco, incisa questa volta nei dettagli: il suo centro è vorticoso e rotante, oltre alla scia emana raggi verso il basso. Forse chi l’ha disegnata voleva rappresentare il terribele calore che emanava.

Infine, sul terzo petroglifo (IDA3 - lunghezza 35 centimetri, larghezza 27 centimetri e spessore 12 centimetri), la sfera viene raffigurata come se fosse inserita al centro di un contesto di vita quotidiana, o comunque sullo stesso piano, vicino a una figura antropomorfa e a due bovini di diverse dimensioni. Di particolare rilievo la presenza, oltre al presunto meteorite, di una rappresentazione figurativa del Sole con cerchi concentrici al centro. «Si tratta di un ciottolo di arenaria piuttosto piatto e di forma più o meno quadrata. L’analisi mesoscopica rivela che tutte le caratteristiche incise su questo ciottolo sono opera dello stesso incisore. Per completare il suo ideogramma, l’artista ha disposto due linee d’iscrizioni Tifinagh (la scrittura dei tuareg, popolazione berbera del Sahara) con linee incise smussate sui lati di dubbia interpretazione e molto antiche».

Toca do Cosmos (Brasile). Al centro, la possibile rappresentazione di una cometa. A destra, dettaglio dell'Atlante della cometa di Mawangdui (Foto, Claudia Cunha; disegno, adattato da Xi, 1984)

Ibhi e il suo team hanno notato che la tipologia di questi oggetti è simile all’incisione meteorica di Toca do Cosmos (Bahia, Brasile) e a quella della pittura rupestre nel distretto di Fouriesburg (Sudafrica), manufatti che si sospetta rappresentino cadute di meteoriti. Si noti che, come suggerito da J.F. Thackeray in “Comets, Meteors and Trance, Were these conceptually associated in Southern African pre-history?”  (Transvaal Museum, Pretoria) nel 1988, comete e meteore sono state spesso concettualmente associate a stati di trance in diversi gruppi dell’Africa meridionale. La rappresentazione di un oggetto simile a una striscia (cometa o meteora) in alcune pitture e incisioni preistoriche, giustapposte a figure umane, potrebbe riflettere di fatto associazioni concettuali con l’esperienza di viaggio sciamanico in altre dimensioni, piuttosto che un evento astronomico specifico.

A sinistra pittura rupestre di Fouriesburg descritta da J.F. Thackeray ("Monthly Notes of the Astron. Soc. Southern Africa", Vol. 47, p. 49 - 1988)

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