UNA RETE SINCRONIZZATA COLLEGA L'UNIVERSO


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a cura della redazione, 5 Novembre

 Alcune galassie si muovono insieme in schemi dispari e spesso inspiegabili, come se fossero collegate da una forza invisibile, contro ogni previsione dei modelli cosmologici di base, influenzate da strutture su larga scala a vaste distanze, fino all’universo primordiale

Gli scienziati hanno scoperto che le galassie ruotano in sincronia tra loro anche se sono a decine di milioni di anni luce di distanza. Un comportamento spiegabile per quelle relativamente vicine, che possono influenzarsi gravitazionalmente a vicenda in modi prevedibili, anomalo, invece, per quelle più distanti, in quanto prevede l’esistenza di collegamenti dinamici su intervalli troppo grandi per essere dovuti all’interazione dei loro singoli campi gravitazionali. «Un simile fenomeno suggerisce l’influenza enigmatica delle cosiddette “strutture su larga scala”, fatte d’idrogeno gassoso e materia oscura: filamenti, fogli e nodi che collegano le galassie in una vasta rete cosmica», spiega Joon Hyeop Lee, astronomo del Korea Astronomy and Space Science Institute, autore principale dello studio recentemente pubblicato il 15 ottobre su “The Astrophysical Journal”. Lee e i suoi colleghi hanno studiato 445 galassie entro 400 milioni di anni luce dalla Terra e hanno notato che la rotazione oraria o antioraria di quelle più lontane sembra essere collegata al movimento di altre galassie più prossime al nostro pianeta cui sono “accoppiate”, che le influenzano attraverso il loro allontanamento o avvicinamneto alla Terra. Gli scienziati avevano già osservato strane coerenze tra le galassie a distanze ancora più sbalorditive nel 2014. Allora furono registrati curiosi allineamenti tra supermassicci buchi neri e i nuclei dei quasar, le antiche galassie ultra-luminose che si estendono per miliardi di anni luce. Guidati da Damien Hutsemékers, un astronomo dell’Università di Liegi in Belgio, i ricercatori sono stati in grado di osservare questa inquietante sincronicità studiando l’universo quando aveva solo pochi miliardi di anni, usando il Very Large Telescope (VLT) in Cile. I risultati, pubblicati su "Astronomy & Astrophysics”, hanno mostrato che gli assi di rotazione di 19 quasar presi a campione lavoravano in parallelo, nonostante fossero separati da diversi miliardi di anni luce. I futuri radiotelescopi, come Square Kilometer Array, potrebbero essere in grado di sondare questi misteriosi allineamenti in modo più dettagliato. ll segreto di queste galassie sincronizzate può rappresentare una minaccia per il principio cosmologico in base al quale l’universo sarebbe sostanzialmente uniforme e omogeneo su scale estremamente grandi. In effetti, uno dei dibattiti più controversi in cosmologia in questi giorni è proprio incentrato sul modo inaspettato in cui le galassie nane sembrano allinearsi perfettamente con le galassie ospiti più grandi come la Via Lattea. Queste galassie satellitari sono attualmente una spina nel fianco di quello che è noto come il modello modello Lambda-CDM o ΛCDM (CDM sta per "Cold Dark Matter", ossia Materia Oscura Fredda), che è una linea temporale teorica dell’universo dal Big Bang. Le simulazioni dell’universo secondo tale modello prevedono che piccole galassie satellitari finiranno in uno sciame di orbite casuali attorno a galassie ospiti più grandi. Nell’ultimo decennio, però, nuove osservazioni hanno rivelato che un’enorme fetta delle galassie satellitari intorno alla Via Lattea sono sincronizzate in un piano orbitale ordinato. Inizialmente, gli scienziati si chiedevano se ciò significasse semplicemente qualcosa di strano nella nostra galassia, ma un simile piano di satelliti fu poi osservato intorno ad Andromeda. Le campane di allarme sono iniziate a suonare nel 2015, quando gli astronomi hanno pubblicato osservazioni dello stesso fenomeno una terza volta attorno al Centaurus A, una galassia ellittica a circa 10 milioni di anni luce dalla Via Lattea. Questa scoperta "suggerisce che qualcosa non va nelle simulazioni cosmologiche standard. «Al momento sono state osservate solo le tre galassie più vicine - spiega Oliver Müller, un astronomo dell’Università di Strasburgo in Francia, autore di uno studio successivo del 2018 - ma questo non esclude che il fenomeno non possa essere confermato, anzi le statistiche direbbero il contrario». Tuttavia, non esiste ancora una risposta definitiva a questo dilemma «una crepa che deve essere sigillata o rischia di abbattere l’intera impalcatura cosmologica», teme Libeskind.