UNA RICERCA SUL DNA STRAVOLGE LA TEORIA DELLA POPOLAZIONE DELLE AMERICHE


Great Falls Tribune, 6 maggio

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Un nativo americano del Montana, che vive nella riserva dei Niitsítapi (Blackfeet), dopo essersi sottoposto al test del DNA, ha scoperto di possedere quello che potrebbe essere il corredo genetico più antico originario delle Americhe. Darrell “Dusty” Crawford ha così appreso che i suoi antenati erano già sul continente circa 17.000 anni fa, e che i suoi progenitori proverebbero dalle isole del Pacifico. Per quel che ne sa il suo cognome deriva da un bovaro scozzese-irlandese, che guidava una mandria in quello che divenne il Montana. Si sposò con una donna di una tribù di indiani Crow, parenti dei popoli Hidatsa, che aveva origini Blackfeet. Alcuni della famiglia Crawford vivono ancora nella riserva Crow nel Montana sud-orientale.

Il Celletics Research Institute (CRI) Genetics, che mira a fornire ai clienti una genealogia biogeografica, con una descrizione di dove i loro geni si inseriscano nella storia complessiva della specie, ha effettuato l’indagine andando indietro di 55 generazioni con un’accuratezza del 99%. Un’impresa rara, considerando quanto possano essere contorti gli alberi genealogici. Il test che ha rivelato le origini degli antenati di “Dusty”, stravolge la teoria convenzionalmente riconosciuta della migrazione dell’uomo moderno e della popolazione delle Americhe. In base al DNA di Crawford, infatti, i suoi progenitori proverebbero dalle isole del Pacifico. Il che significa che hanno viaggiato verso la costa sudamericana e poi si sono diretti verso nord. Di contro la maggior parte delle evidenze scientifiche indicherebbe che i moderni esseri umani giunsero nelle Americhe circa 15.000 anni fa dall’Asia, dopo aver attraversato il ponte di terra che si è formato tra l’Alaska e l’estrema Siberia nordorientale a causa dell'abbassamento del livello del mare durante l’ultima era glaciale.

Il CRI Genetics ha esaminato anche il DNA mitocondriale di Crawford (mtDNA), materiale genetico che viene trasmesso attraverso la madre. Le analisi hanno dimostrato che Crawford fa parte del gruppo B2 aplotipo del mtDNA. Un ceppo che ha una bassa frequenza in Alaska e in Canada e che ha avuto origine in Arizona circa 17.000 anni fa. Si tratta di uno dei quattro principali gruppi nativi americani nel Nord America, che sono fatti risalire a quattro antenati femminili: Ai, Ina, Chie e Sachi. Crawford sembra essere un discendente di Ina. Il nome di Ina deriva da una figura mitologica polinesiana, un rappresentante della “prima donna”, che era raffigurata mentre cavalca uno squalo sulle vecchie banconote delle Isole Cook.

I parenti più stretti di questo gruppo di DNA, al di fuori delle Americhe, si trovano nel sud-est asiatico - ha riferito il CRI Genetics - Il suo percorso è un po’ misterioso, in quanto non ci sono frequenze dell’aplogruppo in Alaska o in Canada. Oggi tale linea di nativi americani si trova solo nelle Americhe, con un picco di frequenza elevato sulla costa orientale del Nord America”. Shelly Eli, istruttrice di cultura Piikani al Blackfeet Community College, cita lo studio sul mastodonte di Cerutti, in California, pubblicato nel 2017, in cui alcuni ricercatori annunciavano di aver trovato segni di antichi umani in California tra 120.000 e 140.000 anni fa, e ricorda che “i Blackfeet sono sempre stati qui, da tempo immemore. Non ci sono storie orali che dicono che abbiamo attraversato un ponte o qualcos’altro”.

Un'ipotesi che, già allora, aveva lasciato sconcertati e perplessi gli accademici. Eppure nel DNA di Crawford risulta una percentuale insolitamente elevata di ascendenza dei nativi americani, l’82,7%. “Alcuni di questi sono un mix di linee native, ma stranamente il 73% proviene da un inconfondibile unico ceppo”, aggiunge il CRI Genetics. Il restante 17,3% del suo corredo genetico risulta, invece, uno straordinario crogiolo globale e proviene per il 9,8% dall’Europa, per il 5,3% dall’Asia orientale (per lo più giapponese e meridionale cinese), per il 2% dal sud asiatico (tamil srilankese, punjabi, indiano gujarati e bengalese) e per il 0,2% dall’Africa (da Mende, in Sierra Leone, e dai Caraibi africani).