“UOMO DRAGO”: ENORME CRANIO UMANO TROVATO IN CINA


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Un teschio dalle gigantesche fosse oculari e un enorme molare rinvenuti sulle rive del fiume Songhua, aprono un nuovo dibattito sull’evoluzione umana, inducendo gli scenziati a ipotizzare l’esistenza di una specie sconoscita, senza escludere la possibilità che possa trattarsi del primo cranio completo di un Denisoviano…


a cura della redazione, 28 Giugno 

Un misterioso cranio di ominide, scoperto nel nord-est della Cina nel 1933, da un uomo che lavorava alla costruzione di un ponte sotto le forze di occupazione giapponesi, sta facendo discutere gli scienziati. L’operaio che lo trovò avvolse il cranio e lo nascose in un pozzo, rivelandone la posizione ai nipoti solo in punto di morte. Una volta recuperato, il teschio è stato donato alla Hebei GEO University. Per quanto le dimensioni del cervello contenuto dal massicio cranio potrebbero essere state simili a quello degli umani moderni, il teschio non sembra essere assimilabile a quello di un Homo sapiens. «Ha orbite più grandi e squadrate e presenta spesse arcate sopracciliari, una bocca larga e un enorme molare», spiega il paleoantropologo Xijun Ni dell’Accademia Cinese delle Scienze in uno dei tre studi pubblicati su “The Innovation”. I ricercatori hanno confrontato le misurazioni del cranio con altri teschi, mascelle e denti di Homo e hanno concluso che l’esemplare potrebbe essere un Denisoviano, o forse anche una nuova specie

Il paleontologo Qiang Ji e il suo team hanno ribattezzato il cranio di Harbin, dal nome della città della Cina nordorientale che si trova nel sud della provincia dello Heilongjiang, nel margine della pianura Songnen bagnato dal fiume Songhua, come Homo longi o “Uomo Drago” (“long” in mandarino significa “drago”), sostenendo che possa trattarsi di un gruppo gemello di Homo sapiens, e quindi di un parente ancora più stretto degli umani rispetto ai Neanderthal. 

FOTO ©Xijun Ni - Il cranio di Harbin: (A) vista anteriore, (B) vista laterale, lato sinistro, (C) vista laterale, lato destro, (D) vista posteriore, (E) vista superiore, (F) vista inferiore . Scala 50 mm.

Sebbene alcuni ricercatori mettano in dubbio l’idea di una nuova specie, in molti sospettano che il gigantesco teschio abbia un’identità altrettanto eccitante: pensano possa essere il primo esemplare di cranio di un Denisoviano, un parente stretto dei Neanderthal, le cui tracce di DNA sono state registrate per la prima vota nella grotta di Denisova, in Siberia, datate tra i 280.000 a 55.000 anni fa.

Nella FOTO - Frammento di cranio e la mandibola trovati vicino a Ramla in Israele ©Avi Levin e Ilan Theiler, Facoltà di Meidcina di Sackler

Un gruppo, che ha recentemente pubblicato una ricerca su alcuni resti provenienti da Israele, appartenenti a un possibile precursore dei Neanderthal, crede che il cosiddetto “Uomo Drago” potrebbe discendere da umani che sono emersi per la prima volta nella regione del Levante. I reperti di Ramla, un cranio parziale e una mascella di un individuo vissuto tra 140.000 e 120.000 anni fa, rappresentano infatti uno degli ultimi superstiti di un antichissimo gruppo non ben identificato. Ma i ricercatori cinesi sostengono che i fossili dell’Asia orientale, difficili da classificare, rappresentano la graduale evoluzione di una nuova specie.

FOTO ©Kai Geng - I ricercatori affermano che gli antichi ominidi rappresentati dal cranio all’estrema sinistra potrebbero essersi evoluti nel relativamente moderno “Uomo Drago” all’estrema destra, nel corso di milioni di anni...

Xijun Ni, che è anche un paleontologo abituato a studiare dinosauri fossili e primati, ha utilizzato metodi statistici computazionali per ricostruire e analizzare oltre 600 tratti del nuovo cranio, confrontandoli con i tratti di ben 95 crani fossili, mascelle e denti del genere Homo di tutto il mondo. Il modello al computer ha ordinato i fossili in alberi genealogici, evidenziando quattro cluster principali presenti in diversi crani del Pleistocene medio cinese, un periodo che va dai 789.000 a 130.000 anni fa, quando coesistevano diversi lignaggi di ominidi. 

FOTO ©Richard G. Roberts - in Siberia, i ricercatori hanno disposto una griglia nella grotta di Denisova per campionare sistematicamente gli strati del suolo per il DNA.

Grazie alle analisi del geocronologo Rainer Grün, della Griffith University, è stato possibile analizzre i sedimenti incrostati nelle cavità nasali del teschio cinese, collegandone gli isotopi di stronzio a uno specifico strato di sedimenti, datato tra i 138.000 e i 309.000 anni fa, documentato tutto attorno al ponte dove fu ritrovato. 

VIDEO ©Science Mag

LO SAPEVI CHE: nella Grotta di Denisova il DNA del suolo rivela la storia dell'evoluzione umana. I ricercatori hanno studiato il DNA isolato dal suolo per più di 40 anni, incluso il sequenziamento del DNA dal permafrost, ma solo negli ultimi 4 anni qualcuno ha trovato DNA di esseri umani estinti in terreni antichi. Lavorando con un team di esperti che avevano precedentemente datato gli strati della grotta, i ricercatori hanno estratto 728 campioni di terreno. Dopo 2 anni di analisi, in cui hanno isolato e sequenziato i campioni, i ricercatori hanno trovato DNA umano in 175 di essi. I dati rivelano una storia complessa di insediamenti umani e animali, con diversi gruppi che si spostano dentro e fuori dalla grotta nel tempo, confermano che i Denisova furono i primi abitanti umani della grotta, circa 300.000 anni fa. Sono scomparsi 130.000 anni fa, solo per essere seguiti da un diverso gruppo di Denisova, che probabilmente ha realizzato molti degli strumenti di pietra, circa 30.000 anni dopo. I Neanderthal sono apparsi sulla scena circa 170.000 anni fa, con diversi gruppi che utilizzavano la grotta in vari punti nel tempo, alcuni sovrapposti ai Denisova. Gli ultimi ad arrivare furono gli umani moderni, comparsi circa 45.000 anni fa. Lo strato di terreno che corrisponde a quel periodo conteneva il DNA di tutti e tre i gruppi umani. Nello specifico le serie di uranio datate sull’osso gli danno un’età minima di 146.000 anni. In base a questi indizi, il nuovo cranio sembrerebbe strettamente correlato a una mandibola proveniente dalla grotta sacra di Xiahe sull’altopiano tibetano.

Nello specifico le serie di uranio datate sull’osso ne attestano un’età minima di 146.000 anni. Indizi che potrebbero correlare il cranio a una mandibola proveniente da Xiahe sull’altopiano tibetano, circa 2.800 chilometri a nord-ovest della grotta carsica di Baishiya ancora oggi sacra per i monaci buddisti A detta degli studiosi, la presenza di DNA mitocondriale denisoviano nei sedimenti di tale nicchia carsica testimonierebbe che fu una tappa di sosta per tali ominidi tra i 100.000 e 60.000 anni fa. Fino ad oggi, gli unici fossili di Denisoviani chiaramente identificati sono stati l’osso di un mignolo, alcuni denti e una mandibola. A quanto pare, però, l’enorme e strano molare scoperto in Cina, pur mancando la mandibola per un riscontro più diretto, si adatterebbe ai molari dei Denisoviani repertato dagli studiosi. Al momento gli scienziati non hanno ancora provato a estrarre il DNA o le proteine dal cranio o dal molare per testare questa ipotesi. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi...


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