YUCATÀN, SCOPERTA "STANZA” SEGRETA UTILIZZATA ALLA FINE DELL’ERA GLACIALE


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I primi coloni della penisola accesero fuochi più di 10.000 anni fa in una grotta oggi inondata dall’acqua. Un luogo misterioso, quasi inaccessibile, dotato di un sistema di ventilazione naturale e di un pozzo sorgivo, che i ricercatori ritengono sia stato usato come rifugio rituale…

a cura della redazione, 7 Maggio

FOTO ©Eugenio Acevez: Octavio del Río davanti al fuoco principale

ACQUISTA ORACirca 11.000 anni fa, molto prima dei Maya le cui reliquie monumentali costellano lo Yucatàn, i primi coloni della penisola accessero fuochi rituali nella cosìdetta “Camera degli Antenati” del cenote Aktun Ha, a Quintana Roo. Collegata a una vasta rete di doline naturali la caverna, oggi sommersa, era accessibile attraverso un piccolo tunnel alto circa 80 centimetri, nascosto dietro un tumulo di rocce, riccamente ornato di stalattiti e stalagmiti, che potevano servire da marcatori per indicarne l’accesso. Un luogo segreto, ben protetto da occhi indiscreti: per accedervi i primi coloni avrebbero dovuto strisciare brancolando nel buio. Le prove del suo uso da parte dell’uomo in epoca antichissima vengono da 14 falò preistorici, i cui campioni (ottenuti tra il 2017 e il 2018) sono stati sottoposti a studi di laboratorio: riscaldamento controllato, petrografia, spettroscopia di risonanza magnetica nucleare e Carbonio 14. I risultati della nuova indagine, sostenuta dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), nell’ambito della campagna “Contigo en la Distancia” del Ministero di Cultura dello Yucatàn, sono stati pubblicati sull’ultimo numero della rivista Geoarchaeology.

FOTO ©Krzysztof Starnawski: Octavio del Rio registra uno degli incensieri nella “Camera degli Antenati”

I resti di carbone analizzati dagli scienziati dell’Università Nazionale Autonoma (UNAM) sono i più antichi mai scoperti all’interno del sistema rupestre della penisola. Due i punti chiave dimostrati: Il primo, relativo alla datazione che oscilla tra 10.750 e 10.250 anni a.C.. Questo è il periodo più antico riscontrato dalle analisi scientifiche che associa la presenza umana a un cenote dello stato messicano, in coincidenza con la fine dell’ultima glaciazione, verificatasi durante il periodo a cavallo tra il Pleistocene e l’Olocene. Il secondo è ancora più importante, in quanto conferma che questi incendi, alcuni dei quali hanno raggiunto temperature di 600° C, avevano un’origine antropogenica in situ, scartando l’ipotesi che i resti di carbone fossero dovuti all’erosione dell’acqua dopo l'innalzamento del livello del mare sulla Terra.

FOTO ©Octavio del Río: sezione trasversale del percorso verso la “Camera degli Antenati” e immagini di modelli 3D

Come spiega l'archeologo Luis Alberto Martos López, del Dipartimento di Studi Archeologici (DEA) dell’INAH, su Mexico News Dailyla grotta dove erano stati trovati i resti di carbone era accessibile in epoca preistorica da uno stretto tunnel lungo cinque metri il cui ingresso era nascosto da un tumulo di rocce. «È uno spazio di circa 20 metri quadrati per 5 o 6 metri di altezza - sottolinea il ricercatore - e si trova a 150 metri dall’ingresso del cenote, a una profondità di 26 metri. La sua morfologia, registrata nei piani e in una ricostruzione 3D, era propizia alla ventilazione del fumo generato dal fuoco intenzionalmente acceso dall’uomo, favorendo l’uscita dell’aria calda dalla caverna. Nella parte inferiore è stato individutao anche un pozzo naturale, la cui esistenza è stata verificata analizzando i resti di minerali di zeolite». La conformazione del luogo, simile a una stanza a detta degli studiosi, lascia supporre fosse un riparo a scopi rituali, anche se non è stata esclusa l’ipotesi di un’occupazione preistorica temporanea. I cacciatori-raccoglitori che vivevano nella penisola dello Yucatán più di 10 millenni fa potrebbero anche aver usato la “Camera degli Antenati” come rifugio. I subacquei hanno trovato anche alcuni manufatti in pietra nella grotta che sembrano essere stati utilizzati come strumenti, ma non è stato ancora possibile definirne lo scopo.

FOTO ©Octavio del Río: possibile deposito di strumenti di pietra

La “Camera degli Antenati” era stata indagata tre volte (nel 1990, nel 1998 e di nuovo nel 2002) senza esiti rilevanti. Il nuovo progetto di studi è stato autorizzato dal Consiglio di Archeologia dell'INAH e realizzato sotto il coordinamento dei ricercatori Octavio del Río Lara e Rafael López Martínez, con la partecipazione di Adriana Velázquez Morlet, che nel 2018 è stata direttrice del Centro INAH di Quintana Roo. Altre scoperte degne di nota verificate dall'INAH in contesti simili sono quelle di Naharon, Las Palmas e Hoyo Negro, con antichi resti umani, anch'essi situati nel sottosuolo labirintico che circonda Tulum. Il cenote Aktun Ha, di cui una parte è aperta al turismo, è oggi tutelato dalle autorità locali che vietano qualsiasi accesso alle aree che conducono alla “Camera degli Antenati”.

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