ANTICAMENTE GLI EBREI MANGIAVANO MAIALE?


19 Jul
19Jul

Foto di copertina ©Joe Uziel, per gentile concessione dell'Autorità per le Antichità Israeliane 

Se è vero che i denti di squalo, sepolti sotto le macerie in un'antica casa di 2.900 anni fa, erano fossili e facevano parte di una collezione proveniente dal tardo Cretaceo, la recente scoperta di ossa di un piccolo suino dello stesso periodo rinvenute nella Città di David supporta la teoria che gli antichi israeliti mangiassero carne di maiale, e che il tabù biblico su questo animale fu introdotto per la prima volta solo nell’era del Secondo Tempio… 


a cura della redazione, 19 Luglio

Quando è nato il giudaismo come lo conosciamo? Nella Bibbia si legge che «il maiale, poiché ha l’unghia bipartita, ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse; li considererete immondi» (Levitico 11:7-8). Eppure gli archeologi israeliani hanno trovato lo scheletro completo di un maialino in un luogo e in un tempo in cui non ci si aspetterebbe di trovarene i resti: una casa di Gerusalemme risalente al periodo del Primo Tempio. L’animale, di 2.700 anni fa, è stato trovato schiacciato da grandi vasi di ceramica e da un muro, durante gli scavi nella cosiddetta Città di David, il nucleo originario dell’antica Gerusalemme. Lo studio che annuncia questo singolare ritrovamento è stato pubblicato nell’edizione di giugno della rivista Near Eastern Archaeology (pp. 110–119). Una scoperta che si aggiunge a ricerche precedenti, che mostrano come la carne di maiale era presente sulle mense degli antichi israeliti e che i tabù biblici su questo e altri cibi proibiti vennero osservati solo secoli dopo, nel periodo del Secondo Tempio. 

Nella foto: le ossa di maiale trovate a Gerusalemme - ©Sasha Flit, per gentile concessione del Sonia and Marco Nadler Institute of Archaeology, Università di Tel Aviv

«Il cranio dell’animale lo identifica chiaramente come un maiale domestico, al contrario di un suino selvatico, e la sua presenza indica che i maiali venivano allevati nella capitale dell'antico regno di Giuda», spiega Lidar Sapir-Hen, archeozoologo dell’Università di Tel Aviv e al Museo di Storia Naturale Steinhardt su Haaretz. Il fatto che lo scheletro sia stato trovato intatto suggerisce che questo specifico maialino, di meno di sette mesi, non sia stato mangiato, ma sia morto accidentalmente quando l’edificio fu distrutto, forse da un terrrmoto, nell’VIII secolo a.C.. «Ma non ci possono essere dubbi su quale sarebbe stato il suo destino finale se la casa non fosse crollata», aggiunge Joe Uziel, archeologo dell’Autorità per le Antichità Israeliane che ha guidato lo scavo. «In ogni caso, la struttura fu ricostruita e continuò a essere utilizzata fino al 586 a.C. circa, quando i babilonesi conquistarono Gerusalemme e distrussero il Primo Tempio», dice Uziel.

Nella foto: struttura del periodo del Primo Tempio vicino alla sorgente di Gihon nella città di David a Gerusalemme - ©Joe Uziel, per gentile concessione dell'Autorità per le Antichità Israeliane.

Oltre a grandi vasi per la conservazione e recipienti di cottura più piccoli, la stanza in cui è stato trovato il maiale ospitava anche dozzine di ossa di altri animali: pecore, capre, bovini, gazzelle, oltre a pesci e uccelli. La maggior parte di questi resti erano carbonizzati e mostravano segni di macellazione, il che suggerisce che questa stanza fosse il luogo in cui venivano preparati o consumati i pasti. Quindi, per gli studiosi, il maialino stava solo aspettando il suo turno. L’edificio aveva almeno quattro stanze ed era situato in una zona abbastanza centrale nei pressi della sorgente di Gihon, la principale fonte d’acqua per la città dell’epoca. Costruito con grezze pietre da campo, era probabilmente una casa privata, anche se le bullae, o impronte di sigilli, dissotterrate in unaltra stanza suggeriscono che potrebbe aver avuto una funzione amministrativa. Dallo scavo sono emersi, però, un pendente in osso elegantemente intagliato e una figurina umana con fattezze insolite. 

Nella foto: sullo sfondo figurine dell’antica Giuda, alcune con teste modellate e alcune con teste "pizzicate” - ©Chamberi; nel riquadro nero figurina e ciondolo in osso trovati nell’edificio dove sono stati trovati i resti del maialino - ©Clara Amit, per gentile concessione dell’Isra

CHI SI NASCONDE DIETRO QUEL VISO? Anche se azzardato (per quanto nuda la figurina a noi sembra più simile a una statuina egizia con braccia lungo i fianchi e un ventre prominente), secondo i ricercatori il candidato più plausibile per la statuetta rinvenuta vicino all’anfora contente i resti del maiale, sarebbe Asherah, una divinità che le iscrizioni trovate a Kuntillet Ajrud, un santuario israelita nel Sinai, identificano come la moglie o la divina compagna di Yahweh, il Dio della Bibbia. Di fatto, da quando gli archeologi hanno iniziato a dissotterrare i resti di Gerusalemme e del circostante Regno di Giuda del periodo del Primo Tempio, sono emerse migliaia di statuette di argilla, raffiguranti una donna apparentemente nuda che usa le mani per tenere su il seno. Scoperte per la prima volta in una tomba vicino a Betlemme nel 1880, furono “battezzate” come le Figurine a Pilastro della Giudea. Cosa rappresentassero e come fossero usate dagli antichi ebrei è stato oggetto di accese controversie, eppure lo stesso motivo fu utilizzato anche per rappresentare alcuni guardiani di culto sia in modelli di santuari israeliani antichi sia della Filistea, così come sui sigilli personali di uomini e sull’armatura da battaglia della Fenicia e della Siria. Questi usi suggeriscono che tali immagini avessero un valore apotropaico, legato alla valenza rigeneratrice del latte, come tradito dagli antichi Egizi, e generativa della donna in tutto il Levante.

Elementi che, insieme alla grande varietà di animali trovati accanto al maiale, indicano che la casa era occupata da una famiglia dell’alta borghesia. L’importanza e la posizione centrale della casa suggeriscono che l’allevamento di maiali e il consumo della loro carne potrebbero essere stati ancora parte integrante delle abitudini alimentari dell’epoca. In altre parole, non sembra che questo sia stato fatto di nascosto da una famiglia più povera che potrebbe aver avuto un disperato bisogno di un pasto veloce. Come far “quadrare” allora l’idea che i maiali fossero allevati apertamente a Gerusalemme con il divieto biblico? Mentre gli studiosi ritengono che parti della Bibbia fossero già state compilate alla fine di quest’era, è generalmente accettato che il testo sacro che conosciamo oggi abbia raggiunto la sua forma finale solo dopo l’esilio babilonese, nel periodo del Secondo Tempio. In pratica, i reperti archeologici dimostrerebbero che l’ebraismo del periodo del Primo Tempio era molto diverso dalla religione che sarebbe diventata in seguito. 

Nella foto: un dente di Squalicorax fossilizzato dal sito di Gerusalemme - ©Omri Lernau

Uno studio pubblicato lo scorso maggio sulla rivista di archeologia Tel Aviv esaminando i resti ittici provenienti da 30 siti in tutto il Levante meridionale dalla tarda età del bronzo fino alla fine del periodo bizantino (ca. 1550 a.C. a 640 d.C.), ha rilevato la presenza di ossa di pesci senza squame e senza pinne, anch’esse proibite dalle regole della Bibbia (Lev 11:9-12; Dt 14:9-10). La ricerca ha mostrato che il pesce gatto e altri pesci non kosher erano comunemente consumati a Gerusalemme e in Giudea durante il periodo del Primo Tempio, e solo per il tardo periodo del Secondo Tempio ci sono prove evidenti che gli ebrei evitassero tali frutti di mare. In altre parole, i divieti biblici che oggi sono considerati indicatori della fede ebraica erano sconosciuti, inascoltati o inesistenti nel periodo del Primo Tempio. Anche se, a quanto pare, i 29 denti di squalo, che giacevano nel riempitivo di una casa di 2.900 anni fa nella città di Davide, erano fossili e facevano parte di una collezione, proveniente dal tardo Cretaceo. Secondo quanto riferito durante la recente conferenza Goldschmidt sulla geochimica dal ricercatore Thomas Tuetken (Università di Mainz, Institute of Geosciences), qualcuno nellantica Gerusalemme, poco dopo il leggendario regno di Salomone, raccolse denti mineralizzati di squali estinti da almeno 66 milioni di anni, forse provenienti dal Negev dove sono stati trovati fossili simili.


RIPRODUZIONE RISERVATA ©XPublishing2021

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346

Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.